Imola. Molto vicina ormai la prossima conferenza di “Spazio Tempo”, che avrà luogo malgrado le restrizioni dettate dal covid-19. Sarà tenuta dal professor Corrado Corradi, matematico di lungo corso, già professore UniBo dal 1971 e direttore dell’Istituto di Matematica Generale e Finanziaria sul tema “Statistiche e abbagli”. Si occupa ad oggi di applicazioni della matematica all’Econometria, alla Statistica e alla Finanza. Nel suo curriculum anche la ricerca presso il centro di calcolo del Comitato nazionale per l’energia nucleare (Cnel).

L’appuntamento è per martedì 8 settembre, ore 20.30, nella tensostruttura esterna di Villa Torano, via Poggiolo 4 a Imola.

Il professore Corrado Corradi

A sostegno della tesi suggerita dal titolo, Il professor Corradi presenterà una rassegna di esempi notevoli presenti in letteratura in cui l’elaborazione statistica dei dati si presta ad una lettura non corretta, lettura che può addirittura condurre a equivoci e fraintendimenti. Percentuali e relazioni sembrano infatti indicare una certa cosa ma talvolta non è così. Esperti non matematici, in particolare medici o personale che si occupa di salute pubblica ma anche giuristi e giudici possono trovarsi ad interpretare non correttamente numeri rilevanti di vario genere o i dati elaborati a seguito di sperimentazioni. Un esempio ? l’aumento di una sostanza, presente a basse concentrazioni nell’ambiente. Se raddoppia la percentuale di qualcosa che era pari allo 0,1 %, l’esito del raddoppio sarà 0,2 %, valore ancora molto basso, per fortuna, specie se si tratta di sostanza tossica! ma spesso presentato da sedicenti giornalisti scientifici in termini di raddoppio e basta, lasciando l’impressione di un grosso aumento.

Gli esempi provenienti dal mondo biomedico saranno numerosi, e dimostreranno la facilità con cui si può cadere in trappola.

Perchè?
Ma perchè mai succede tutto questo? La diversa formazione dei matematici che si occupano di Statistica rispetto ad altri studiosi ne è sicuramente una delle cause.
Il problema però è considerato molto significativo, rilevante, tanto da aver coinvolto nella ricerca della risposta importanti studiosi di psicologia. La posizione tradizionale già nata negli anni 50 fu ampliata e investigata sperimentalmente dagli psicologi israeliani Daniel Kahneman (nato nel 1934, Nobel per l’‘Economia nel 2002) e Amos Tversky (1937 – 1996), a partire dagli anni 70 del secolo scorso.

Sostanzialmente essi ritengono che per sua natura la mente umana non sia portata ad eseguire calcoli statistici o probabilistici, ispirati alla razionalità, ma piuttosto sia invece propensa a utilizzare il pensiero intuitivo.

Più di recente, a fine secolo, è emersa però un’altra posizione, sostenuta da Gerd Gigerenzer (1946- ) del Max Plank Institute for Human Development, Berlino.

Psicologo cognitivo, esperto di gestione del rischio e di analisi dei processi decisionali, Gigerenzer ritiene che l’incertezza di molti di fronte alla statistica non dipenda dai limiti cognitivi o da propensione per altri tipi di risposte nell’uomo ma sia in gran parte il risultato dalla scarsa conoscenza relativa al rischio.

Cenni di Storia
La Statistica nasce collegata allo sviluppo degli stati europei nel XVIII secolo (J. Rosser Matthews – History of  biostatistics). L’etimologia comune del nome, del resto, ne mostra il legame. Nata inizialmente come attività di raccolta dei dati demografici negli stati, la Statistica poco per volta incluse serie di dati di qualsiasi genere insieme con la loro analisi.

Contemporaneamente presero avvio anche le applicazioni della Statistica al mondo biologico-medico. Ma a ben guardare un esempio rilevante si trova già nel Libro di Daniele nella Bibbia, esempio che, pur carente in varie caratteristiche di un trial clinico, ne contiene due importanti: l’attenzione rivolta al gruppo e non al singolo, e il confronto fra due gruppi , caratteri fondamentali dei trials clinici moderni e degli studi su campioni di popolazione. Brevemente, Nabucodonosor, re di Babilonia imponeva ai suoi sudditi una dieta a base di carne e vino, nell’idea che rendesse più forti. Daniele e altri nove bambini ebrei chiesero e ottennero di poter seguire invece un regime alimentare limitato a legumi e acqua per dieci giorni. Terminato il tempo concesso, il re prese atto della loro salute migliore e quindi permise ai bimbi ebrei di continuare nella loro scelta.

Molto più avanti nel tempo, nel XVIII secolo, ebbero luogo dibattiti famosi fra matematici relativi ai vantaggi sull’aspettativa di vita forniti dai primi tentativi di “vaccino” a prevenzione del vaiolo, dibattiti basati sulle statistiche di mortalità, che mostravano valori medi di età di decesso superiori nelle popolazioni vaccinate. Il dibattito più noto avvenne fra il matematico svizzero Daniel Bernoulli (1700- 1782) e il francese Jean d’Alembert (1717-1783).

Famoso e considerato il primo trial clinico della Storia, è l’esperimento di James Lind (1716-1794). Come medico di bordo nella Royal Navy si trovò a dover fronteggiare un’emergenza, rappresentata dalla ciurma gravemente ammalata di scorbuto di cui a quei tempi si ignorava la causa. Lind programmò 6 gruppi costituiti da due marinai ciascuno, che trattò con diverso regime alimentare.

A tutti ordinò la stessa dieta di base, ma prescrisse un supplemento differente ad ogni gruppo. E mise a confronto i risultati sulla malattia, dopo pochi giorni. I due marinai che avevano avuto gli agrumi come supplemento guarirono dallo scorbuto, non così accadde agli altri marinai.

Considerazioni
La conferenza potrebbe risultare particolarmente adatta a stimolare un pubblico molto più vasto, che dovrebbe essere pronto ad ascoltare più che in altre circostanze: Infatti siamo stati tutti sottoposti ed allenati a ricevere un’enorme quantità di numeri e ancora lo siamo, a causa della pandemia. Ma non tutti sono stati sempre pronti a interpretare o a capire. Alla base spesso c’è la mancanza di nozioni banali che finisce però per alterare la verità della comunicazione almeno per gli.ascoltatori più ingenui e/o con conoscenze scarse di geografia.e demografia basilari, che sembrano comuni fra i politici e i giornalisti televisivi più giovani.

A chi confonde Lecce con Lecco o non sa che gli Appennini dividono l’Emilia Romagna dalla Toscana, e che può anche ignorare l’esistenza di Montagne Rocciose e Ande, quasi fossero alla stregua del Monte Battaglia vicino casa, non si può certo chiedere di sapere che la Lombardia ha una popolazione molto più numerosa di tutte le altre regioni. Più del doppio di quasi tutte eccetto due. E che esistono semplici operazioni di matematica dette proporzioni che permettono di fare percentuali o comunque quantificare decorosamente gli infetti da Coronavirus attuali, con record alla Lombardia solo perchè il suo numero di abitanti è di gran lunga maggiore di quello delle altre regioni. Qualcosa da dire ci sarebbe anche sulla relazione fra numero di infetti trovati e numero di tamponi eseguiti.

Considerazioni analoghe le facemmo per il numero di morti nei diversi paesi del mondo. Ma tutto tace e si continua come prima.

(Carla Cardano)