Imola. Al presidente di Cavim, Maurizio Baldisserri il lockdown ha, se possibile, fornito nuove energie e quando lo incontriamo per parlare del comparto lo troviamo  carico di voglia di fare e con il pensiero già alle prossime mosse.

Maurizio Baldisserri, presidente di Cavim

Che problemi ha dovuto affrontare dopo il blocco delle attività di bar e ristoranti?
“Partiamo dal fatto che la cantina lavora un prodotto vivo (come è appunto il vino) e quindi noi siamo sempre stati al lavoro come gli altri addetti del mondo agricolo. E ci tengo a sottolineare che in cantina abbiamo sempre operato nel rispetto delle norme sanitarie per evitare eventuali contagi. La filiera agroalimentare non si è mai fermata. Poi, come ha ricordato, la chiusura di bar e ristoranti ha generato un calo delle vendite e forti ritardi nei pagamenti (per ovvi motivi). Non c’erano malizie, erano crollati gli incassi.”

E adesso cosa sta succedendo?
“C’è una ripresa, ancora parziale, ma nel complesso posso dire che tutto il settore si sta muovendo, aiutato anche dall’estate e dalla nostra riviera adriatica. I numeri sono inferiori agli anni scorsi anche perché il vero boom è solo nel fine settimana e io aggiungo che le persone sono molto attente alle spese perché è forte la preoccupazione per il futuro (gli italiani sono anche dei fortissimi risparmiatori).”

Rimanendo sul tema vino c’è chi auspica una maggiore attenzione dei consumatori verso i prodotti sì di qualità e anche ecosostenibili. Lei cosa ne pensa?
“Anche un’etichetta attraente può diventare utile a patto che il vino sia di qualità.  E posso dire che il nostro consorzio (Caviro) ha vinto la battaglia della qualità perché anche in pieno lock down ha aumentato il suo fatturato. Per quanto riguarda la qualità la mia considerazione è che questa scelta è ormai patrimonio consolidato per tutti i produttori, non solo dei grandi nomi o delle cantine famose. Anche le cantine sociali la pretendono e dobbiamo fare un ragionamento diverso: un vino di qualità può arrivare da diverse località perché è figlio della lavorazione delle uve tanto è vero che recentemente il Tavernello è stato indicato come  simbolo di qualità dei vini italiani e di conseguenza il consorzio chiede alle cantine aderenti quel buon livello che ha fatto la fortuna del prodotto.”

E come Cavim che nicchia di mercato curate?
“Puntiamo prima di tutto sui vini caratteristici del nostro territorio a partire dal Sangiovese superiore (che da 20 anni è il nostro biglietto da visita) per arrivare al Pignoletto (siamo una delle cantine che ne produce maggior quantità) e abbiamo recentemente riscoperto l’Albana, I vini autoctoni avranno un ruolo importante nel prossimo futuro.”

E come pensate di agire in questo territorio?
“Vogliamo creare forme di collaborazione con altre esperienze. Proprio pochi giorni fa abbiamo fatto accordi con un paio di cantine (la Cantina di Argelato e il Cesac di Conselice) che prevedono anche collaborazioni per quel che riguarda l’e-commerce.”

Voi quindi vi muovete per avere un ruolo dinamico in quest’area fra Bologna e la Romagna?
“Si grazie anche alla nostra posizione come cantina di confine abbiamo collegamenti con le piccole esperienze alle quali possiamo garantire una produzione di qualità e maggiore competitività e di conseguenza una maggiore soddisfazione dei soci di quelle aziende.”

Lei giustamente insiste sulla qualità…
“Si, perché oggi cresce di pari passo con la tecnologia (ecco perché servono cantine strutturate); pur producendo ottime uve sono alcuni tipi di macchine che consentono di sfruttare al meglio il prodotto. E penso agli aromi da conservare e a macchine che ti permettono di verificare la qualità. Noi vendiamo maggiormente in cisterna e il prodotto va in casa degli imbottigliatori (compreso Caviro). Quindi siamo misurati con dei parametri tecnologici e se siamo in grado di offrire un prodotto con le caratteristiche di cui ho parlato siamo anche in grado di vendere nei momenti difficili e spuntare un buon prezzo.”

Possiamo sintetizzare questa riflessione con una frase del tipo: oggi la qualità è un obbligo e non è un optional.
“Direi proprio di si, se non hai qualità chiudi. Per quanto riguarda, poi, la ripresa del mercato qualche timore lo abbiamo perchè ci attendiamo una minore capacità di spesa dei consumatori, non solo in Italia, ma anche all’estero.”

(m.z.)