Proprio ora che la scuola italiana riapre i contagi tornano a salire, giusta perciò l’osservanza dei protocolli e delle principali regole da seguire inerenti obbligo delle mascherine, distanziamento sociale di almeno un metro, percorsi diversi all’interno dei plessi scolastici in modo da evitare assembramenti, sanificazione e aerazione degli ambienti; purtroppo latitano (come spesso accade) le politiche di medio-lungo periodo in quanto si fanno, ad ogni giro di ministro, piccoli interventi di “maquillage” applicando soltanto qualche cerotto ad una scuola italiana che avrebbe invece bisogno del chirurgo.

Camposanto (MO) Ricostruzione post sisma 2012 – Polo scolastico – banco di scuola – in classe – atlante – astuccio

Anche dal fronte del corpo insegnante poche sono le buone notizie in quanto si vocifera siano 50mila le cattedre ancora “scoperte”, con Campania, Puglia e Toscana dove si dovrà più lavorare per avere i prof soprattutto di italiano e matematica, i presidi inoltre aspettano ancora di conoscere la normativa per vagliare le richieste di esonero di quei “lavoratori fragili”, ossia insegnanti e lavoratori scolastici che lamentano patologie e che hanno timore di afferrare decine di maniglie e toccare centinaia di superfici che a loro dire potrebbero portare solo guai; servirebbe a riguardo tanto l’opportuna tempistica dei nostri partner europei, quanto una volta per tutte una svolta da questi comportamenti ricorrenti e tante delle decisioni che li influenzano e fare riforme che sortiscano progressi incrementali.

La Scuola sta comunque riaprendo in sicurezza garantendo lavoratori del settore e studenti, mancano ancora banchi e insegnanti e sono evidenti i ritardi ma l’apertura conta più benefici che rischi, per gli studenti, per i docenti e anche per le famiglie perché questo significa studiare, lavorare, convivere e crescere assieme.

Sono circa in 8 milioni i bambini, i giovanissimi e gli adolescenti che si apprestano a vivere la riscossa della Scuola italiana nell’anno più anomalo di sempre, almeno a quanto dicono le fonti di informazione di chi in Europa ha già ripreso le lezioni, come ad esempio tedeschi e francesi che hanno visto un’impennata dei contagi malgrado aule pulite e disinfettate una volta al giorno e ventilate per almeno due volte. In Israele invece dopo un solo mese di scuola i contagi sono cresciuti in modo tale da segnare l’inizio di una seconda ondata che ha colpito il Paese più duramente della prima causando così la chiusura dell’attività didattica in presenza, da qui l’esigenza (alla prossima riapertura) di dividere l’attività scolastica in due momenti, con gli alunni che continuerà in presenza e l’altra che seguirà da casa in un’alternanza di alunni e docenti.

Anche per i timori che qualcosa del genere possa succedere pure a noi da più parti c’è chi spinge per il “supporto digitale” che favorirebbe ulteriore distanziamento sociale e aiuterebbe gli studenti ad essere autonomi grazie al tutoraggio nella didattica mista con un mix di lezioni a scuola e a casa, in tanti invece vorrebbero salvaguardato il buono del tempo pieno indispensabile per molte famiglie, al pari di chi ritiene fondamentale posticipare l’inizio delle lezioni sia alle medie come alle superiori dalle nove della mattina alle cinque del pomeriggio, dove i corsi si alternino alla ricreazione e dove i “bravi” aiutino quelli “meno” a fare i compiti.

Più facile a dirsi che a farsi perché la cronica arretratezza italiana vede una parte del Paese dove ancora la banda larga non arriva e che perciò non permette l’accesso di tanti alunni all’informatizzazione della didattica, perdippiù un 12% sul totale dei ragazzi iscritti è ancora sprovvisto di computer e sono oltre il 50% quelli che lo condividono con i familiari; una “diseguaglianza” questa complicata da quel milione e trecentomila studenti che sono in povertà assoluta e dai 2 milioni e trecentomila in povertà relativa, senza contare gli 860mila studenti con disabilità e bisogni educativi speciali, non dimenticando infine le problematiche (anche culturali) di quelli stranieri che sono più di 800mila.

(Giuseppe Vassura)