Imola. Si sono sentite differenziazioni già ascoltate in altri dibattiti fra i cinque candidati a sindaco (Ezio Roi per il Movimento 5 stelle era assente ed è stato sostituito da Claudio Frati in lista con lui) e qualche elemento nuovo nell’incontro, al quale hanno partecipato circa 120 persone, promosso da Confabitare il 15 settembre al Molino Rosso.

La prima domanda, rivolta dal delegato di zona di Confabitare avvocato Filippo Martini, verteva sul fatto che “Imola, da bella città si sta trasformando in una periferia della Città metropolitana di Bologna. Dopo tante promesse, qual è la vostra visione della città?”

In rigoroso ordine alfabetico ha cominciato Carmela Cappello, appoggiata dalla sua lista civica e da Imola riparte: “Concordo nel vedere un immobilismo totale da tre anni che ha creato disillusione e rassegnazione. All’Osservanza, stanno per partire lavori per accogliere l’Accademia ‘Incontri col maestro’ e un campus universitario, bisogna prepararsi ad accogliere gli studenti per rivitalizzare un centro storico ora abbastanza abbandonato e trascurato dove bisogna riportare gli uffici comunali dislocati altrove. Va anche aiutato chi affitta e disincentivato chi non lo fa attraverso l’Imu. Una soluzione utile è anche quella di permettere di trasformare tanti negozi sfitti in garage per i residenti”.

Per Andrea Longhi di Imola Valori Comuni “abbiamo un’Accademia conosciuta in tutto il mondo, si deve fare subito un padiglione per i tanti allievi senza dimenticare l’Università. Il nostro centro storico, con tanti negozi chiusi e abitazioni spesso esteticamente non belle, non è un buon biglietto da visita. Quest’anno arriveranno a breve due eventi come i Mondiali di ciclismo e il Gp di F1 grazie al Coronvirus meno diffuso rispetto ad altri luoghi del mondo. La sfida del nuovo sindaco sarà di mantenerli pure nei prossimi anni e riuscire ad attrarre i turisti affinché rimangano e si fermino più giorni nella nostra città e nel territorio adiacente dove abbiamo eccellenze, ad esempio nel settore culinario”.

Il rappresentante del centrodestra Daniele Marchetti gioca facile accusando le amministrazioni “rosse”: “Imola è ferma da almeno 10 anni, non da 3 e ha avuto una classe dirigente senza un’idea di città. La Bretella è rimasta monca, il nuovo ponte sul Santerno che migliorerebbe la viabilità in tutti i sensi è una promessa che non si avvera da troppo tempo. In centro storico, c’è un forte degrado urbano, serve un maggior coordinamento fra le forze dell’ordine nazionali e la Polizia Locale, ma sono necessarie pure videocamere di sorveglianza e maggiore illuminazione pubblica. Come? Con fondi europei e regionali che finora non sono stati presi per la scarsa capacità di progettare”.

Claudio Frati del Movimento 5 stelle ed ex assessore al Bilancio ricorda alcuni programmi della passata amministrazione pentastellata “che non si sono potuti portare a termine per le note vicende. Volevamo inserire il bilancio partecipativo con i cittadini che avrebbero avuto un ruolo attivo importante nel segnalarci le priorità. Palazzo Calderini era all’interno di una visione di recupero del centro storico, volevamo portare lì gli uffici di Area Blu, il problema del centro storico sono pure i troppi centri commerciali costruiti in periferia nel passato. Oggi con Ecobonus e Sismabonus, è possibile riqualificare e rigenerare in modo decisivo il patrimonio immobiliare esistente. Finalmente lo Stato sta riappropriandosi della possibilità di dare una visione di futuro con una certa generosità”.

Tocca al candidato sindaco del centrosinistra Marco Panieri: “Riconosciamo alcuni errori del passato e sicuramente è necessario tornare a investire nel centro storico. Oggi abbiamo le grandi opportunità dei Mondiali di ciclismo e del Gp di F1, dobbiamo cercare di mantenerli anche nei prossimi anni perché possono dare un forte aiuto a tutto il territorio. Con l’Amministrazione Sangiorgi, Imola è rimasta troppo isolata e deve dialogare maggiormente con Circondario, Città metropolitana e Regione per avere insieme una progettualità che attiri i finanziamenti del Recovery Found. Dobbiamo realizzare, coinvolgendo cittadini e associazioni di categoria, un piano di marketing territoriale che si basi su tre principi: rigenerazione, connessione e solidarietà”.

Si passa poi al tema dei Condomini solidali.

Secondo Longhi “attraverso il co-housing le persone anziane possono trasmettere la loro esperienza ai più giovani. Si tratta di strutture importanti in una società sempre più individualista, mamme sole con i figli, padri separati, giovani che passano gran parte del loro tempo davanti al cellulare senza comunicare fra loro”.

Per Marchetti “il co-housing è un sistema macchinoso perché servono la cooperazione sociale, le aree dove realizzare le strutture e, non ultimi, i fondi. I finanziamenti sono da reperire con un fondo sociale da attuare in ambito circondariale per riuscire a permettere una esperienza di integrazione fra giovani e anziani”.

Panieri è deciso: “Il co-housing può essere legato sia ai giovani sia agli anziani anche se penso che all’Osservanza debba essere creato uno spazio principalmente per i giovani. Non dimentichiamo le frazioni dove cercare di utilizzare immobili comunali e pure altri di proprietà di privati cittadini. Naturalmente, è fondamentale un coinvolgimento della cooperazione sociale”.

Per Frati “il co-housing non è ancora partito in modo convinto da un punto di vista sociale ed economico. Bisogna tenere conto dell’andamento demografico della popolazione e muoversi in modo conseguente”.

La Cappello fa un esempio: “A Torino ho visto un co-housing intergenerazionale fra studenti e anziani soli. I primi andavano a fare la spesa, a prendere le medicine e altro ottenendo in cambio affitti bassi. A Imola penso che il co-housing possa funzionare maggiormente per mettere servizi in comune e non è necessario costruire nuovi edifici, ma si può realizzare anche in condimini già esistenti. Poi quando ci sarà lo studentato universitario all’Osservanza, ci saranno nuove possibilità”.

(m.m.)