Il referendum costituzionale confermativo del taglio dei parlamentari, quindi senza quorum da raggiungere anche se è sempre bene recarsi al voto in particolare su argomenti così importanti, si svolgerà il 20 e 21 settembre in tutta Italia contemporaneamente con le elezioni in sette Regioni e le amministrative in circa mille Comuni fra i quali Imola e Faenza.

Chi vota Sì conferma il voto dato dalle Camere a stragrande maggioranza (ma nell’ultimo mese sono affiorati parecchi mal di pancia) per portare da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 il numero dei senatori, più al massimo 5 senatori a vita.

Chi vota No vuole mantenere l’attuale assetto istituzionale con 630 deputati e 315 senatori, per un totale di 945, più i senatori a vita.

Abbiamo raccolto alcuni pareri a favore del Sì e altri a favore del No.

Nino Villa: “Al referendum confermativo per la riduzione dei deputati e senatori voterò SI senza se e senza ma. Non seguirò nessuna direttiva, ma andrò dove mi porta la pancia. In questi casi divento lombrosiano: avete presente le panoramiche sulle facce dei ‘nostri rappresentanti’ in Parlamento, quando ci sono? Poi la vicenda dei ‘furbetti’ che hanno chiesto e ottenuto i 600 euro durante la pandemia quando ne guadagnano ognuno al mese circa 13mila e le scuse ridicole adottate. Poi la pitonessa Santanchè, senatrice e novella urologa, che ha spergiurato sulla prostatite di Briatore quasi fosse stata lei ad infilare il dito per tastare la consistenza  della ghiandola. Anche a sinistra non c’è da stare allegri col ‘pataca’ di Rignano (che non è di sinistra!) a sovrastimarsi per i suoi cavalli di Troia piazzati nel Pd e continuare con la sua politica ricattatoria. La logica diventa una sola e bando ai discorsi di ingegneria costituzionale sulla minor rappresentanza, sulla soglia di sbarramento che diventerebbe più alta o il fatto che la proposta viene dai vituperati – a volte a ragione M5S – che tagliando vorranno mettere sugli scranni solo chi restituisce parte del percepito. Meno dilettanti  allo sbaraglio, profittatori, incapaci e parvenue della politica, assertori della veridicità sulla genealogia egizia della marocchina Ruby, assenteisti alla Sgarbi, mafiosi alla Dell’Utri, voltagabbana alla Scilipoti e ridicoli alla Razzi ci sono in giro, meglio è. Toccherà al Parlamento fare una legge elettorale in base ai nuovi numeri e collegi, se ne sarà capace”.

 

Vittorio Feliciani: “Tra il SI e il NO c’è una bella differenza; la differenza è del doppio, perché si mette mano alla Costituzione ed in questo Paese lo si fa con troppa superficiale frequenza. Già la vecchia riforma del titolo V varata dal centrosinistra pasticciò le funzioni delle Regioni e degli enti locali senza risolvere i problemi che intendeva affrontare; ci provò invano anche Berlusconi; Renzi nel 2016 fece un clamoroso flop. Ora, il taglio orizzontale di parlamentari e senatori arriva al referendum dopo reiterate votazioni favorevoli a larghissima maggioranza, ma dopo alcune riflessioni, tanti sostenitori della riforma sono schierati con il NO. A fronte di un risparmio, sensibile ma non risolutivo per le finanze dello Stato, si mette a rischio l’equa rappresentanza territoriale di deputati e senatori, inoltre, non c’è una proposta di legge elettorale qualora vinca il SI e si elude la revisione dell’età per essere candidati al Senato e per votare. Con il SI resta immutato l’ asfissiante ping pong delle proposte di legge tra Camera e Senato: il riordino delle funzioni  legislative tra Camera, Senato e Regioni aspetta da tempo. In definitiva, manca un  chiaro progetto  organico di riforma della Carta Costituzionale, per cui di fatto è un voto alla cieca. Anche questa parte della Costituzione è giusto venga aggiornata sulla base delle mutate esigenze oggettive della società, va fatto non sull’onda emotiva e casuale, ma con il necessario discernimento, criterio che non è presente nello spirito e nella lettera della legge sottoposta a referendum. Per questi motivi, sono per il NO”.

Patrik Cavina: “Assistiamo ultimamente a numerosi tentennamenti e cambi di opinione sul referendum, opportunisticamente funzionali a ipotesi di rafforzamento o indebolimento del Governo, tanto che i fronti del No e del Sì sono diventati praticamente obliqui e trasversali.Già questo sarebbe aberrante, il governo non deve avere alcun ruolo in una riforma di questo genere, competenza per eccellenza del Parlamento, attraverso ampie intese che devono superare una semplice maggioranza, e in seguito popolare, con il referendum. In particolare, questa riforma costituzionale, che si muove nel rispetto dello spirito complessivo della nostra Carta fondamentale, nasce al contrario come innesco di un percorso virtuoso volto a restituire centralità proprio al Parlamento, spesso estromesso e umiliato dalle scorciatoie. L’avvio di un dibattito pubblico di questa importanza ha la funzione di razionalizzare il lavoro parlamentare, di obbligare i partiti a una seria selezione della classe politica e, attraverso un necessario e conseguente percorso di riforma della legge elettorale, di incrementare le garanzie costituzionali di rappresentanza democratica, assicurando al contempo il pluralismo politico territoriale e un più efficace raccordo fra i livelli di governo. Quando i deputati furono portati a 630 e i senatori a 315 nel 1963 durante il governo Fanfani, mancavano del tutto  gli  attuali e importanti (a volte persino imponenti) apparati regionali, che rendono oggi il numero di parlamentari e rappresentanti delle regioni particolarmente cospicuo rispetto ad altre realtà europee e internazionali. La riduzione del costo dei parlamentari non ha solo una forte valenza simbolica, ma attraverso di essa si lavora per una buona rappresentanza, per un maggior controllo del lavoro dei parlamentari (basta leggere il sito Openpolis per rendersi conto dei dati sull’assenteismo) e per creare migliori condizioni di verifica di una responsabilità politica efficace”.

Fabio Ravaglia: “Ecco Perché penso che mi orienterò a votare No al Referendum  Direi per due ordini di questioni: la prima è perché non credo che la riforma che è stata messa in piedi sia una buona riforma. Il risparmio economico è poca cosa, la rappresentatività dei territori rischia d’essere compromessa come anche il rapporto numerico tra eletti ed elettori e potrebbero risultare più precari anche i lavori delle Camere nelle Commissioni. La seconda è perché ogni volta che vedo andare attorno alla nostra Costituzione (che è ancora una delle migliori del mondo) mi preoccupo molto. Perché non sopporto il cancro dell’antipolitica, del populismo becero, perché credo che sia ancora importante la rappresentanza democratica e la mediazione della politica intesa nel suo senso alto e penso che questa modifica costituzionale vada proprio nel senso opposto. Tutto questo non vuol dire  che non sia possibile mettere mano a qualche aspetto della Costituzione ma se si decide e si ritiene importante intervenire devono essere ben chiari i principi e gli equilibri che hanno ispirato i ‘Padri Costituenti’”.

Rita Soccorsi: “Voterò Si convintamente. Mi sento confermata dalle opinioni di figure come costituzionalisti come Valerio Onida e Lorenza Carlassarr, o dalle dichiarazioni di Pierluigi Bersani, Stefano Bonaccini, Gad Lerner e altri, ma confesso che, al solito, ho fatto di testa mia. È una questione di coerenza. Il Parlamento ha approvato a maggioranza schiacciante la riduzione di deputati e senatori e solo un cavillo procedurale, cavalcato da 71esponenti della peggior destra, ha portato a questa consultazione. Francamente non capisco coloro che giustificano il loro no come risposta ad presunto ricatto dei5Stelle. La verità credo sia che al momento  del voto l’opinione pubblica si sarebbe rivoltata contro. Inoltre trovo populista questo scaricare su una presunta volontà popolare, una precisa responsabilità in carico ai rappresentanti del popolo stesso. Secondo motivo, questa legge, considerata abbastanza inutile e ‘veterogrillina’, non sfregia né scardina la Costituzione o la Rappresentatività. Deputati e Senatori rappresentano la Nazione, sono rappresentanti della Repubblica intera. Questa idea di una rappresentanza ‘territoriale’ è quanto di più ‘sovranista’ ci sia,e, in certi elementi, cela persino una idea di Stato corporativo. Naturalmente, parlo a stretto titolo personale”.

Edoardo Pederzoli: “Voto no perché penso che per contrastare e regolare i cosiddetti ‘poteri forti’, legali e illegali, serva una Politica ed una gestione della Cosa Pubblica (Res Publica) il più possibile indipendente, competente, partecipata e rappresentativa di ideali e comunità territoriali. Vorrei fossero tagliati i privilegi, eliminata la corruzione, incentivata l’etica e la responsabilità sociale. Non solo nella Politica ovviamente anche nell’economia, nell’industria, nella medicina ecc. ma chi fa Politica è l’esempio, il primo riferimento delle società democratiche e quindi ha un’importanza e una visibilità (a mio parere giustamente) maggiore. Tagliare il numero dei parlamentari però non taglia i privilegi, non elimina la corruzione, non cancella i nominati dai capipartito (o capipopolo) e non migliora la qualità della politica, anzi a mio parere rischia di peggiorarla e renderla ancora più succube e dominata dai “poteri forti”, che possono continuare a ricercare il massimo profitto facendo poi ricadere colpe, errori e costi sullo Stato e su tutta la società. Un altro mondo è possibile e si possono fare altre scelte e proporre altre politiche. Certo, questo attuale è un “mondo di Destra” e per la Sinistra è molto più complesso modificare e contrastare strapoteri globalizzati, concentrati, grandi monopoli che possono speculare indisturbati ma anche danneggiare economie e imprese con estrema velocità. La Sinistra deve recuperare idealità, coraggio, partecipazione e sviluppare proposte concrete e coerenti per un cambiamento. Per questo, penso sia importante favorire la partecipazione politica, diffondere conoscenze, sostenere l’informazione critica e al tempo stesso saper indicare proposte alternative per realizzare un mondo più giusto, più ‘ecologico’, con più istruzione e sanità pubblica e dove conti di più l’interesse dei cittadini che quello dei grandi patrimoni. Per fare questo però non mi sembra che ridurre il numero dei parlamentari sia una buona idea. Anzi, mi sembra continui nella logica di voler ridimensionare la politica e i nostri rappresentanti, perché costano troppo, hanno privilegi, sono corrotti ecc., considerarli sempre di più ‘inutili’ e referenti del leader o capopopolo di turno e lasciare poi però che le regole del nostro vivere vengano dettate dagli altri poteri in ombra ma proprio per questo molto più pericolosi. Preferirei una revisione del sistema bicamerale, una limitazione del doppio lavoro per i parlamentari (ma vi pare giusto che un avvocato, un commercialista, un medico o un imprenditore possano continuare a fare il loro mestiere?), una percentuale obbligatoria di presenze (90% ?) ai lavori parlamentari o di commissione o di incarichi speciali. Naturalmente vorrei anche che il mio voto non venisse usato da Giorgetti o Forza Italia per i loro fini politici e rispetto comunque chi voterà Si (molti miei amici lo faranno) e il mio non è un voto antigoverno”.