In una città dove tutti si prendono troppo sul serio, vista dall’esterno, l’attuale situazione ricorda molto la trama del film Animal House.

Nel film due gruppi rivali di studenti, nel combattersi duramente, riescono a distruggere una città: i nerds, simpatiche canaglie, vincono la battaglia contro una sorta di radical chic. Facile vedere una raffigurazione del M5S contro il Pd nell’anno di grazia 2018.

La città, allora come oggi contendibile, veniva da 10 anni di Manca, anni che l’hanno impoverita culturalmente, politicamente ed economicamente. Anni nei quali i comitati civici hanno surrogato l’assenza della politica (discarica ed autodromo su tutti), anni dove i problemi locali sono stati dipanati nei Tribunali, anni di chiusura di grandi aziende (Ex Benati, Cesi, 3Elle e, nella sostanza, Cognetex), anni di esternalizzazioni (Area Blu), anni di perdita della nostra autonomia (Città Metropolitana).

In questa “Animal House” de’ noialtri il partito egemone, gli avversari dei nerds, si distinse per la disattenzione verso i cittadini e la massima attenzione nel mostrare fedeltà ai poteri mutevoli a Roma: tutti dalemiani, tutti bersaniani, tutti lettiani, tutti renziani attualmente, almeno fino a questa mattina, tutti zingarettiani.

Nel 2020 stiamo vedendo il “sequel” del film, con attori nuovi, quasi nuovi e pure usati sicuri!

Longhi Andrea: come ultimo vicesindaco dell’era Sangiorgi è una sorta di “campione uscente”. Con coraggio ha costruito una lista civica centrata sul gruppo dirigente della Sangiorgi e con il supporto di tante new entries. Il programma è interessante e presenta particolarità come il cimitero degli animali da affezione. In generale ricorda molto gli impegni presi dal M5S nel 2018. Un forte pragmatismo ed equilibrio è l’impronta forte in questa prospettiva offerta alla città. L’avere inserito in lista giovani con curriculum vitae importanti denota una sensibilità nei confronti delle nuove generazioni. Bene anche, parlando di autodromo, il richiamo al rispetto delle Leggi ed alla trasparenza amministrativa. Se l’avessero fatto durante la gestione Sangiorgi sarebbe la continuazione di una linea politica richiesta dalla città. Spero, non tanto Longhi, ma le colonne portanti della vecchia giunta, questa volta siano conseguenti alle parole spese in campagna elettorale.

Marchetti Daniele: a lui il guanto di principale sfidante alla corona. Non è un nerd, ma un politico di professione che viene da una lunga “gavetta”. Consigliere regionale molto presente sulle tematiche sanitarie, persona equilibrata a capo di una coalizione che presenta punti molto interessanti, intervallati da momenti troppo lontani dal tema locale. Tra i punti di debolezza la presenza di molti candidati che confondono i temi locali con quelli nazionali ed europei. Questo allontanamento dalle sensibilità cittadine mostra una coalizione dai tratti antieuropeisti e, questo è abbastanza sconcertante, la presenza di una zona di “clericalismo radicale” che, in contrasto con la nostra Costituzione, pone scuola pubblica e privata sullo stesso piano.

Questi due punti impediranno al candidato delle destre di diventare Sindaco perché Imola è profondamente europeista e laica. Questo arretramento programmatico svilisce i punti positivi, in particolare quello sulle famiglie (hanno compreso l’importanza della demografia e quanto la natalità zero sia un macigno che pesa, e peserà, sul futuro della città) e sul combinato Autodromo – Parco Acque Minerali (in assoluto il miglior richiamo tra tutte le coalizioni).

Penso che se Marchetti non avesse “imbarcato” ambienti culturali in contrasto alla vocazione europeista di Imola e interiorizzato la cultura del Popolo della famiglia, probabilmente sarebbe diventato Sindaco. Altro punto debole il continuo richiamo a Salvini nelle parole e nelle foto. In una città “aperta culturalmente” che fonda la sua prosperità anche nell’accoglienza data negli anni 50 e 60 a famiglie di lavoratori meridionali, associare un movimento ad una persona che ha subito una condanna per razzismo, non è il massimo. Imola è una città di lavoratori, se avessero portato Zaia, avrebbero aumentato il consenso. Per non parlare dei “problemi” (chiamiamoli così) finanziari. Insomma, per l’alternanza un’occasione persa.

Roi Ezio: sarebbe stato il miglior Sindaco possibile nel 2018, invece venne allontanato alle prime curve dalla Giunta Sangiorgi. Penso che il suo compito sia di una difficoltà estrema. Deve ricostruire, ed attualizzare, un partito/movimento che, causa scarsa attenzione nella selezione dei candidati, si è trovato scalato dalla destra e ha “tradito” il mandato elettorale. Il nuovo Movimento si è ripulito, non ancora completamente, e propone, in particolare tra le donne, persone assolutamente degne di fiducia, oltre a ex Consiglieri che hanno onorato lo scorso mandato. Il programma è valido, ma credo che il compito di Roi, e collaboratori, sarà di costruire una nuova area progressista, ponendosi come uomo di garanzia nel percorso che Pd e M5S hanno deciso di compiere. (P. S. facile essere nel Movimento nel 2018, molto più difficile nel 2020). Anche solo per questo motivo il gruppo merita il plauso e la simpatia della città.

Aggiungo una piccola considerazione: per Imola 2020 si sono presentati tanti personaggi di rilievo, ma solo in due momenti si è respirata l’aria della storia. La prima sicuramente con l’iniziativa del gruppo Cappello (con una unica stonatura legata ad una relatrice esterna alla lista) in piazza, la seconda con la presenza del ministro Costa, persona che invece di prendere la “penna rossa” per sottolineare dove sbagliano gli altri, ha raccontato cosa ha fatto, sta facendo e farà il suo ministero. Se non è la prima volta… quasi… complimenti! Aggiungo che, come ha sottolineato il ministro, Roi è una persona dello Stato, che ha dedicato tutta la sua vita professionale allo Stato. La sua decisione di candidarsi a Sindaco di questa città, vista da questa prospettiva, assume una luce decisamente diversa.

Cappello Carmen: accusata, nel 2018, di essere una persona “teleguidata” da viale Zappi ha mostrato un’autonomia inaspettata e, in ambito Consiglio comunale, portato tanto “valore aggiunto”. A torto venne indicata come causa della sconfitta epocale del Pd, quando, nella realtà, le cause reali furono i dieci anni di Manca e la fuga del Pd locale dalla realtà quotidiana della cittadinanza. Dal mio punto di vista fu “mandata allo sbaraglio” ed abbandonata al suo destino. Oggi è la vera “mina vagante” che sta rivoluzionando la campagna elettorale. L’approccio è quello di una manager che presenta agli azionisti (i cittadini) una vision per i prossimi anni. La sua discesa in campo ha prodotto un entusiasmo, ricordo di tempi lontani, accompagnata dall’appoggio di tanti cittadini senza esperienze partitiche. Da questa prospettiva la ritengo l’unica esperienza veramente e totalmente civica, trasversale e lontana dai partiti.

Il programma, nella sua interezza, è di gran lunga il migliore. E’ un programma “sistemico”, “globale” che vede la città come un organismo vivente malaticcio da curare.

Infine aver presentato in anticipo i futuri Assessori cardini (un autentico dream team) è un segno di estrema fiducia e trasparenza nei confronti dei cittadini. Potrebbe essere la sorpresa elettorale.

Panieri Marco: guida la Juventus delle urne alla conquista della Coppa, è il grande favorito con tanti pregi e qualche zona d’ombra (definire gli avversari come nemici denota forte nervosismo). Ha ridato entusiasmo a tanti giovani e voglia di partecipare. Rappresenta una ventata d’aria fresca e, nel suo piccolo, è riuscito a costruire miracoli come l’entrata di Filippo Samachini che ha preferito dare una mano alla sua città, anche a costo di entrare in conflitto con il suo partito di origine. Tutti segnali incoraggianti, accompagnati da un programma valido e la presenza di liste civiche di spessore come quella di Giuseppina Brienza, ultra specializzata in un settore fondamentale per la nostra città come la scuola.

Tutto bello? Tutto trasparente? Dipende, dipende solo da Marco. L’auspicio salvifico per la nostra città sarebbe avere un candidato di rottura con il passato “nefasto” dell’era Manca. Un sindaco innovativo circondato da un pool di Assessori portatori di un nuovo paradigma culturale e non l’ennesima riproposizione del passato.

Da questa prospettiva rischia di perdere simpatie, esattamente come sta accadendo a Marchetti, perché troppe volte accompagnato da personaggi e poche volte solo con se stesso. Più volte un politico si fa vedere con Presidenti, Onorevoli e potenti similari e più appare debole ed insicuro, agli occhi dei cittadini.

A suo favore un punto elettorale di fortissima rottura: Panieri chiede il cambiamento del Management di Formula Imola. Tutti sappiamo che tale management è il management di Daniele Manca (recentemente modificato dal nuovo ConAmi) e del vecchio Pd e, di conseguenza, se veramente il Presidente di Formula Imola, dopo un regno decennale, verrà sostituito sarà una bellissima notizia per la nostra città. Epperò, sempre sul tema riappare la proposta del Rab, richiamo tipicamente manchiano, valido per progetti innovativi, ma inutile in contesti dove l’unica cosa assente è il rispetto della legalità.

I grandi cambiamenti non passano esclusivamente attraverso Formula Imola, ma anche con segnali forti di trasparenza verso il corpo elettorale. Penso che la forma più grande di rispetto verso gli imolesi, come fatto dalla Cappello, sarebbe di presentare il corpo della futura Giunta. Una Giunta di rottura e prospettiva aprirebbe i cancelli della vittoria. In caso contrario il rischio dell’ennesima “primavera” tradita farebbe breccia nei vicoli imolesi.

Infine due considerazioni valide per tutti i partiti.

1) Centro storico: inutile pensare che un senso unico o una piccola riduzione delle tasse risolva il problema perché, questa è la verità, a Imola abbiamo un eccesso di offerta rispetto alla domanda. Pochi consumatori e troppe attività! O riduciamo le attività oppure aumentiamo i consumatori. Ebbene, come altre città, la seconda prospettiva è percorribile se Imola puntasse decisamente sull’Università, sullo studentato e sulla trasformazione in “cittadella universitaria”. Le Università, e di riflesso gli studenti, portano ricchezza sui territori che li ospitano. Imola, anche su questo campo, è in ritardo: abbiamo speso decine di milioni nell’Autodromo, ma il centro sta morendo. Investendo in cultura avremmo un impatto annuale, tra consumi e posti di lavoro, equivalente ad anni di gestione di Formula Imola. Siamo ancora in tempo, come Rimini insegna (clicca qui).

2) Autodromo: tutti i candidati (finalmente) parlano di polifunzionalità, utilizzo green, convegni, fiere ecc. Mentre, nei decenni passati, continuavamo a darci pacche sulle spalle al grido di “Imola è Imola”, in altri territori investivano proprio in questa direzione. Per esempio Misano, ma sarebbe giusto chiamarla Rimini, ha investito in fiere ed in un centro congressi che lavora moltissimo producendo posti di lavoro ed indotto (qui il calendario). I risultati sono clamorosi, pensate che in un solo mese (novembre 2019) i pernotti riminesi, quindi non legati al turismo estivo, sono di poco inferiore a quelli annuali di Imola (qui i numeri).

E’ evidente che Imola, con la sua sala congressi non paragonabile alla struttura riminese, può avere un futuro a condizione che non si creino conflittualità tra gestione old autodromo (un po’ comunque deve restare, in particolare i grandi eventi) e nuovo sviluppo.

Cari candidati, riuscirete a portare Imola verso la modernità e recuperare quella qualità della vita a cui eravamo abituati fino ad un decennio fa?

Dall’alto Bluto Blutarsky Vi guarderà con attenzione.

Buon lavoro.

(Mario Zaccherini)