Daniele Marchetti, consigliere regionale della Lega, è il candidato della coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia – Popolo della Famiglia).

Daniele Marchetti, candidato della coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia – Popolo della Famiglia)

Abbiamo l’impressione che in questa campagna elettorale stia passando in secondo piano ciò che abbiamo vissuto nei mesi scorsi con l’emergenza Covid-19 e ciò che sta succedendo in questi giorni. Qualora sia eletto quali sono le azioni che metterà in campo, per ciò che le compete, per ridurre al minimo le occasioni di contagio?
“Per ridurre al minimo il rischio di contagio sarà necessario mantenere gli standard di sicurezza messi in campo finora. Al momento non mi sembra che la campagna elettorale sia stata caratterizzata da eventi a rischio. I dibattiti e gli incontri pubblici sono sempre stati organizzati rispettando le direttive emanate per contrastare la pandemia e i cittadini hanno sempre risposto con grande responsabilità. E’ comprensibile però il sentimento sempre più diffuso di voler tornare a vivere la nostra quotidianità normalmente, da non confondere con l’ irresponsabilità. Come in tutte le cose ci vuole un punto di equilibrio”.

In questi mesi abbiamo sentito un inno quasi unanime alla sanità pubblica. Ma non possiamo dimenticare le politiche che da decenni penalizzano in tutte le Regioni le strutture pubbliche a favore di quelle private, che hanno tolto risorse dalla prevenzione e dai territori. Non dimentichiamo anche il dibattito sul futuro della sanità imolese. Qualora sia eletto, che tipo di impegno assumerà per la sanità del territorio imolese e più in generale quale la sua posizione verso al sanità pubblica?
“Una volta eletto difenderò con ogni mio mezzo a disposizione la nostra Azienda Usl dall’istituzione di un organo di Governo metropolitano della sanità, un ulteriore livello istituzionale che minerebbe l’autonomia della nostra azienda sanitaria, che a quel punto rimarrebbe soltanto sulla carta. Saremo noi a decidere se, quando e come metterci in rete con altri territori, non accetteremo imposizioni calate da Bologna. Per quanto riguarda lo scontro tra sanità pubblica e sanità privata, devo essere sincero, non mi appassiona particolarmente. Chiaro che un’Istituzione ha il dovere di guardare maggiormente verso quella pubblica, direi che questo è fuori discussione, ma il privato può dare il suo contributo. Chiaramente dovrà sempre essere garantita la massima trasparenza”.

Scuole: l’emergenza ha messo in mostra tutta la fragilità del nostro sistema scolastico: dalle strutture fino agli strumenti tecnologici per fare le lezioni. Ora siamo di fronte ad una riapertura difficile e preoccupante. Quali sono le sue idee per la scuola imolese e quale ruolo deve avere la formazione in generale nella comunità del futuro?
“A mio avviso, per gestire questa fase particolarmente difficile, sarebbe opportuno istituire un tavolo di confronto tra dirigenti scolastici, Istituzioni locali e Ausl, per gestire al meglio eventuali situazioni critiche, sempre nel rispetto dell’autonomia dei vari soggetti interessati. La formazione comunque è centrale nel nostro programma, sia per quanto riguarda l’infanzia, così come per i ragazzi della scuola superiore o università. Sarà fondamentale creare una maggior sinergia tra mondo delle imprese e quello della formazione, per creare nuove occasioni di lavoro per i nostri giovani”.

Una delle grandi emergenze, che certamente il coronavirus ha peggiorato, è quella del welfare; politiche per gli anziani, nuove problematiche (ludopatia, nuove droghe, ecc. ). Come deve affrontarle una città come Imola?
“Innanzitutto sarebbe importante far funzionare i tavoli di Comitati consultivi misti, per coinvolgere i soggetti del Terzo settore anche nelle politiche socio-sanitarie. Oggi su quei tavoli, spesso arrivano le decisioni già prese. Valorizziamo il ruolo delle nostre associazioni. Sempre per quanto riguarda il sociale, intendiamo stabilire delle priorità negli aiuti: se un cittadino risiede da più tempo o da sempre sul nostro territorio, non può essere dimenticato. Abbiamo il dovere di non lasciare indietro chi ha contribuito al benessere del nostro territorio e per questo dovremo stabilire dei criteri di premialità”.

Si può dire che Imola come tante altre città emiliano romagnole abbia puntato gran parte delle sue fortune sullo sviluppo edilizio. Anche l’ultimo Piano strutturale comunale prevedeva una mole di cemento non giustificato da nessun trend di crescita di popolazione. Come vede l’identità della città di Imola in futuro e su quali vocazioni territoriali è utile investire?
“In realtà a livello imolese, in questi ultimi anni, non c’è più stata una visione di città. Ecco perché lo sviluppo edilizio non ha seguito una logica ben precisa. Potremmo fare lo stesso discorso per quanto riguarda le infrastrutture. In futuro però, dovremo fare i conti con una Legge urbanistica regionale manifesto, che ti impone una riduzione del consumo del territorio, ma che non incentiva la rigenerazione. Come Amministrazione comunale, andremo a definire un piano concertato per definire lo sviluppo del nostro territorio per almeno i prossimi dieci anni, mappando al tempo stesso le aree dismesse e inutilizzate, per conoscere le motivazioni ostative che impediscono gli investimenti”.

Durante l’emergenza Coronavirus l’inquinamento complessivo a Imola è drasticamente diminuito. Come è possibile secondo lei, con azioni concrete, garantire una riduzione consistente dell’inquinamento in città?
“Siamo ancora lontani dall’obiettivo di ridurre drasticamente l’utilizzo dell’auto. I mezzi pubblici non garantiscono ancora collegamenti adeguati alle esigenze di tutti e un Comune, in autonomia, non ha le forze economiche per potenziarlo in maniera massiccia. Potrebbe aiutare una revisione della viabilità con ciclabili realmente funzionali e utile una revisione della viabilità, per rendere più fluido il traffico portandolo il più possibile fuori dal centro urbano. Se pensiamo al nuovo ponte sul Santerno, tema discusso da decenni, si devierebbe già parecchio traffico proveniente o diretto nell’area industriale”.

L’Autodromo può essere ancora definito una risorsa per la città o, come dimostrano i bilanci di Formula Imola, l’attività motoristica non garantisce che poche migliaia di euro di utile (quando va bene) a fronte di un impatto rilevante sul tessuto cittadino? Quale futuro è pensabile per questa infrastruttura pubblica? Cosa pensa in merito all’attuale management di Formula Imola?
“Ci vuole un piano industriale serio, cosa che fino ad oggi è mancata. Dovremo avere la capacità di attrarre e mantenere i grandi eventi, iniziando a lavorare anche su altre attività, come quelle espositive e congressuali. Gli spazi ci sono, ma è la governance della società di gestione a non avere le figure giuste per raggiungere questo obiettivo. Il nostro autodromo è la vera attrattiva di Imola, sfruttiamolo con tutte le sue potenzialità e integriamolo maggiormente con il resto della città. Chi viene all’Enzo e Dino Ferrari, deve essere invogliato ad andare anche in centro, ad esempio”.

La discarica Tre Monti è definitivamente chiusa da più di un anno. L’azione politica è stata percepita molto lontana dai cittadini e quasi come una “forzatura” per interessi terzi. Come pensa di migliorare la gestione dei rifiuti a Imola? La discarica quando verrà bonificata e spese di chi?
“Da parte nostra ci sarà sempre una chiusura a qualsiasi ipotesi di vedere riprendere i conferimenti nella nostra discarica. Dovremo andare quindi incontro ad una gestione di fine esercizio, facendo fruttare la produzione dei gas e progettando una riconversione sostenibile dal punto di vista economico delle strutture situate all’interno del perimetro della discarica. Sarà cura della nostra Amministrazione comunale richiedere monitoraggi attenti e puntuali per arrivare poi ad una vera e propria bonifica, seguendo ovviamente tutte le procedure tecniche e amministrative previste”.

Lei se sarà eletto sindaco, come tutti i primi cittadini da vent’anni a questa parte, si troverà di fronte al tormentone Osservanza. Qual è la sua idea per ridare alla città quell’area nella sua completezza?
“Sarà fondamentale monitorare i progetti già assegnati, come quello dell’Università, che dovrebbe coinvolgere migliaia di ragazzi. Ecco, la nostra Amministrazione comunale avrà il compito di collegare questa cittadella con il resto di Imola. Le potenzialità di quell’area sono davvero tante, ma ci vorrebbe una visone più imprenditoriale nella sua gestione, ad esempio concedendo l’uso di alcuni padiglioni in cambio di un recupero totale. Sarebbe già un passo avanti, ma bisognerebbe cambiare totalmente mentalità”.

Imola ha vissuto un periodo importante negli anni passati sulle politiche giovanili: Cà Vaina, La Palazzina, l’Informagiovani. Ci dica alcune sue idee per coinvolgerli nell’individuazione di nuove politiche e per creare nuovi spazi di aggregazione giovanili.
“Abbiamo il dovere di ravvivare la nostra città, con eventi in centro storico e non solo. I nostri giovani dovranno tornare ad innamorarsi della loro città, senza dover percorrere chilometri e chilometri per divertirsi. Poi certamente ci sono i centri di aggregazione nei quartieri e nelle frazioni, sui quali bisogna certamente investire”.

Le politiche di genere secondo lei, servono a eliminare uno squilibrio fra i sessi in ambito sociale, politico, economico e possono, quindi, essere un fattore strategico e originale (inedito) di sviluppo e di cambiamento culturale?
“Pur non essendo un amante del linguaggio di genere, la parità fra uomo e donna è sacrosanta, ma la chiave di svolta in realtà è racchiusa nella meritocrazia che non fa distinzioni di alcun genere. Non è certamente aggiungendo qualche ‘A’ finale nelle parole, che si combattono le disparità”.

Chi a Imola è nato e vissuto e ci vive, nota con tristezza e un tocco di rabbia il degrado della città nel suo insieme. Baby gang, sicurezza nelle case, liti che sfociano in dramma, furti, degrado. Anche lei crede, come suoi colleghi della Lega imolese, che mettere taglie su chi commette reati sia un buon modo di amministrare la questione sicurezza?
“Le taglie rientrano in quelle iniziative organizzate dai singoli, come rappresentante istituzionale invece avrò il compito di combattere i fenomeni criminali o di degrado con il presidio del territorio, con investimenti nella videosorveglianza e nella illuminazione pubblica”.

E’ d’accordo o meno sul fatto che anche a Imola gli stranieri spesso svolgano lavori che gli imolesi non vogliono più fare (agricoltura, badanti) e che quindi vadano trattati come tutti gli altri cittadini nella formazione delle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari?
“Privilegiare nelle assegnazione delle case popolari chi vive da più tempo sul nostro territorio in realtà non andrebbe a discriminare nessuno, anzi sarebbe una misura di buonsenso, che incentiverebbe una vera e propria integrazione. Il tutto e subito per noi non esiste, soprattutto quanto le risorse sono poche. Non possiamo dimenticare la nostra gente”.

Come si coniuga concretamente la Partecipazione dei cittadini alle decisioni dell’Amministrazione comunale? Chiuse le esperienza dei vecchi quartieri, Forum, Forum tematici o quanto altro, cosa potrebbe sostituirli? Che ruolo, potrebbero avere le nuove tecnologie?
“I Forum vanno riaperti e ripensati, creando dei legami più forti e vincolanti con l’Amministrazione comunale. Purtroppo venivano utilizzati come megafoni della Giunta comunale, ma a nostro avviso dovrebbero essere degli strumenti per portare le istanze dei territori sui banchi del Comune. La tecnologia più aiutare, e per questo si potrebbero richiedere anche dei fondi regionali, ma non potrà mai sostituire completamente la vita amministrativa di un Ente pubblico”.

Oggi più che mai qualsiasi idea di città andrà a scontrarsi con il nodo risorse, anche per evitare di lasciare per strada fette di popolazione. Quale sarà la sua impostazione per avere un bilancio cittadino che permetta gli interventi che il suo programma prevede? Lei crede che Imola in questi anni abbia fatto di tutto per andare ad incrociare le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea, e comunque sia come pensa di operare su questo fronte durante il sui mandato?
“Le passate Amministrazioni si sono lasciate sfuggire molte occasioni. Sarà importante progettare per farsi trovare pronti nel momento in cui si renderanno disponibili risorse extra comunali. Pensiamo ai fondi per la videosorveglianza, per la riqualificazione urbana o per le infrastrutture. Sono tante le occasioni che abbiamo perso. E’ ora di cambiare rotta”.