Marco Panieri, ex segretario del Pd, è il candidato del centrosinistra (Imola riformista, Pd, Imola futuro, Imola corre, Imola coraggiosa).

Marco Panieri, candidato del centrosinistra (Imola riformista, Pd, Imola futuro, Imola corre, Imola coraggiosa)

Il Partito democratico è passato rovinosamente tramite un elezione politica ed amministrativa che ne hanno messo in luce tutti i limiti di progettualità e di aderenza alla società nel suo insieme, ultimamente mitigata dalla vittoria di Bonaccini nel voto regionale. Lei è stato segretario fino a poche settimane fa, che idea si è fatto del suo partito?
“Partire dagli errori del passato per cercare di correggerli è sicuramente la strada più giusta e corretta. La sconfitta del 2018 nasce dalla scarsa capacità di ascolto, dal poco dialogo con la città e dall’essere arrivati lunghi con l’indicazione del candidato sindaco. Poi vi era anche un contesto nazionale, con la nascita del governo giallo-verde, non certo favorevole. Sono entrato in consiglio comunale con altri 4 consiglieri di centrosinistra, siamo ripartiti quasi da capo e con molta umiltà abbiamo fatto opposizione. Ho accettato al carica di segretario con lo spirito di provare a ricostruire un partito che aveva subito una sonora sconfitta. Abbiamo ricreato la partecipazione al suo interno, e, cambiando passo, fin da subito tante persone e molti giovani si sono messe a disposizione. Da lì è partito una rigenerazione del partito che ci ha permesso di fare la festa all’Osservanza, ma soprattutto ci siamo rimessi in gioco per le amministrative e le regionali del 2019, due prove che abbiamo sicuramente superato. Contemporaneamente abbiamo avviato un percorso metodologico e programmatico che ci ha fatto trovare pronti alle dimissioni della Sangiorgi”.

Ritiene, quindi, che ci sia un’esigenza di discontinuità rispetto al passato, in particolare su alcuni temi?
“Innanzitutto l’approccio con la città deve esser più concreto, più diretto, con una maggiore sensibilità rispetto ad alcune tematiche, penso ai temi ambientali, allo sviluppo economico, alla rigenerazione del centro storico. Poi bisogna rimettere mano al Circondario che deve esser un punto di forza con un ragionamento che metta assieme politica e aspetti tecnici”.

Abbiamo l’impressione che in questa campagna elettorale stia passando in secondo piano ciò che abbiamo vissuto nei mesi scorsi con l’emergenza Covid-19 e ciò che sta succedendo in questi giorni. Qualora sia eletto quali sono le azioni che metterà in campo in questo ambito?
“Ciò che stiamo facendo è esattamente il contrario, quando abbiamo avviato il percorso programmatico non c’era ancora il Covid, da allora abbiamo cambiato radicalmente le nostre priorità: al primo posto ora ci sono sanità e lavoro. Ieri la sanità non era una priorità, si parlava del rapporto con Bologna, della nostra autonomia, non si parlava, ad esempio, di rafforzare con le Case della salute, mentre oggi questo è un aspetto che ci differenzia dalla Lega. Stiamo inoltre lavorando, tenendo conto di tutte le misure nazionali e regionali, ad una sorta di protocollo per i cittadini, proprio per non farci trovare impreparati in qualsiasi situazione. Quindi se toccherà a me governare, metterò in campo tutta una serie di azioni sulla scuola, sul trasporto pubblico, su tutti gli aspetti della sicurezza ecc. Tutte cose presenti nel mio programma elettorale, che, a differenza di altre occasioni, nasce dall’incontro con tantissime persone, quindi è molto pratico e concreto e individua le azioni per l’emergenza, ma guarda anche avanti, ad un arco temporale di almeno 10 anni”.

In questi mesi abbiamo sentito un inno quasi unanime alla sanità pubblica. Ma non possiamo dimenticare le politiche che da decenni penalizzano in tutte le Regioni le strutture pubbliche a favore di quelle private, che hanno tolto risorse dalla prevenzione e dai territori. Non dimentichiamo anche il dibattito sul futuro della sanità imolese. Qualora sia eletto, che tipo di impegno assumerà per la sanità del territorio imolese e più in generale quale la sua posizione verso al sanità pubblica?
“La sanità pubblica è un nostro cavallo di battaglia. Non dimentichiamo che l’80% del bilancio della Regione va alla sanità, quindi questa è una priorità dell’Emilia Romagna e di Bonaccini. In questo conteso, l’autonomia della nostra azienda sanitaria non è più in discussione. Dobbiamo però ripensare al patto tra ospedale e territorio. Noi abbiamo una visione della sanità che è diversa da quella della Lega, ad esempio sulle Case della salute, siamo per un sistema socio – sanitario che dialoghi di più con i territori, che metta al centro le cure di prossimità, che valorizzi le persone. La nostra medicina di base deve essere affiancata dalle cure specialistiche, perchè se fai filtro al Pronto soccorso si riducono i tempi di attesa. Sul tema dei posti letto, i ragionamenti sulla prossimità possonio aiutare, ci possono essere posti letto a distanza. La sanità pubblica deve garantire tutte le persone, ma occorre anche assecondare le loro preferenze: c’è chi alla struttura preferisce restare nella sua abitazione, ecco quindi il tema delle cure specialistiche diffuse a distanza, valorizzando così la qualità della vita. La nostra forza passa anche da un recupero dei rapporti istituzionali, dalla presenza ai tavoli istituzionali, dopo mesi di assenza. Infine, ma non ultimo, è prioritario l’investimento su Montecatone, quella struttura è una eccellenza internazionale e deve diventare un luogo di nuove opportunità, semmai in rapporto con un Ircss (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, ndr). Questa è la direzione che vogliamo prendere investendo di più, rispetto al passato, sulla sanità, anche perchè adesso ci sono anche le risorse e noi dobbiamo candidarci per ottenerle”.

L’emergenza Coronavirus ha aggravato ulteriormente la situazione economica che ancora pagava la crisi finanziaria dell’ultimo decennio. Qual è il quadro che si è fatto?
“E’ evidente che avremo davanti momenti difficili. Ci sono stati settori che hanno continuato a tirare, ma la maggior parte delle persone si ritroveranno con meno risorse in tasca. Quindi il tema del lavoro, assieme alla sanità, è al primo posto del nostro programma. Dobbiamo ricominciare ad essere nuovamente attrattivi sul territorio. Noi siamo in una zona ideale per trasporti e infrastrutture: aeroporto di Bologna, sistema autostradale, Alta velocità, porto di Ravenna. Abbiamo un sistema formativo importante e in questo ambito l’università è fondamentale. L’impegno che ci siamo presi, non a caso abbiamo in lista Patrizia Tassinari, che è la coordinatrice dei corsi di laurea imolesi, è di aprire fin da subito un cantiere per portare a Imola il corso di Meccanica e Meccatronica che troverebbe nel polo dell’Osservanza la sua collocazione ideale, assieme alla formazione professionale continua per rivitalizzare lavori che sono finiti nel dimenticatoio: idraulici, elettricisti, meccanici, ecc.”.

Quindi lei vede per l’Osservanza un futuro legato alla scuola e alla formazione?
“Credo molto in un polo multifunzionale della formazione e della cultura, non dimentichiamo che all’Osservanza avremo anche l’Accademia musicale. Inoltre questa area dovrà avere una funzione di collegamento tra il centro storico e le altre parti della città: autodromo e zona industriale”.

Restiamo allora sulla zona industriale che non sta certo vivendo un bel periodo…
“Quest’area della città ha bisogno di una grande azione di attrattività, in collegamento con la Città metropolitana e la Regione per trovare le risorse per una rigenerazione, dopo di che dobbiamo lavorare su parametri che il Comune ha a disposizione per renderla appetibile. Dobbiamo favorire chi è disponibile ad investire in rigenerazione, questo vale anche per il centro storico, ad esempio con una riduzione degli oneri di urbanizzazione a fronte di un impegno per restare in quella zona per un certo arco di tempo. Poi sono necessarie la semplificazione e la velocizzazione delle procedure. Comunità e rigenerazione sono le due parole fondamentali della mia campagna elettorale per avere un’Imola innovativa, connessa, e solidale”.

Si può dire che Imola come tante altre città emiliano romagnole abbia puntato gran parte delle sue fortune sullo sviluppo edilizio. Anche l’ultimo Piano strutturale comunale prevedeva una mole di cemento non giustificato da nessun trend di crescita di popolazione. Come vede l’identità della città di Imola in futuro e su quali vocazioni territoriali è utile investire?
Certamente sulla rigenerazione. Prima però dobbiamo fare una mappatura del patrimonio esistente, capire cosa si può rigenerare e cosa no, poi ci sono situazioni che si possono cambiare. Il punto di riferimento è la legge regionale, poi a cascata i vari piani territoriali che devono dialogare di più fra di loro e con il contesto territoriale. E’ necessario avere almeno avere una visione d’insieme circondariale, rimettendo al centro il dialogo istituzionale utile a progettare lo sviluppo economico del territorio. Poi tutti una serie di temi, come quello, ambientale che ora è al centro dell’agenda, quindi sviluppo sostenibile, agricoltura e sistemi irrigui, sistema idrogeologico, piste ciclabili, e quando arriveranno delle risorse dobbiamo farci trovare pronti”.

In passato abbiamo sentito dire da esponenti del suo partito che ormai non ha più senso dividere il territorio in abitativo, industriale, ecc., giustificando in questo modo l’idea di fare delle officine artigianali dietro la tribuna di arrivo dell’autodromo, che ne pensa?
“Ripeto, prima di andare a costruire, dobbiamo fare una mappatura dell’esistente. Poi il tema delle officine nasceva da certe esigenze che bisogna vedere se sonio ancora attuali. E’ vero che c’è un filone legato ai veicoli storici, alla rigenerazione meccanica, non so, però, se quella sia la collocazione più idonea. Si tratta di valutare assieme. Nella prossima legislatura dovremo fare più progetti partecipati”.

Ritorniamo nel centro città e vediamo di capire cosa serve per un suo rilancio. In questo contesto cosa pensa della cultura e del suo ruolo nella città.
“La cultura a Imola ha origini lontane. E’ una città che ha visto tanti passaggi storici, è la città di Caterina Sforza, di Leonardo Da Vinci, di Andrea Costa. E’ una città che ha partecipato attivamente alla Resistenza, c’è di tutto e di più. E’ una città che valori e radici lontane, con una forte identità della quale deve ritornare ad essere orgogliosa. Penso che diversi contenitori vadano riaperti, a cominciare da Cà Vaina, e altri maggiormente valorizzati: la Rocca, Palazzo Tozzoni, i Musei, i guardini San Domenico. Per questi ultimi ho preso l’impegno di riportare la viabilità com’era prima e di riqualificarli, creando una sorta di museo che si colleghi con i musei di San Domenico. Penso anche a un piano di riaperture di botteghe e negozi, con incentivi e riduzione delle imposte. Dobbiamo ripensare il piano della sosta, da subito potremmo rendere gratuito il sabato pomeriggio e ridurre l’orario di pagamento dalle 19 alle 18. Infine, ma non ultimo il decoro, è una città che su questo fronte è stata un po’ abbandonata. Poi servono gli eventi, senza quelli è difficile rilanciare i centri storici. Per progetti ambiziosi servono risorse, ma se abbiamo i progetti pronti le risorse si possono trovare”.

Durante l’emergenza Coronavirus l’inquinamento complessivo (veicolare e industriale) a Imola è drasticamente diminuito. Come è possibile secondo lei, con azioni concrete, garantire una riduzione consistente dell’inquinamento in città?
Il tema della mobilità sostenibile è importante. Incentivare l’uso di mezzi elettrici può dare una mano. In generale dobbiamo creare le condizioni perchè nel giro di qualche anno sia possibile tagliare fuori il traffico dai centri abitati. Portare a termine la bretella significa riqualificare una zona urbanistica e creare un collegamento veloce che ridurrà l’impatto acustico e ambientale”.

La questione delle Partecipate è stato uno dei problemi insormontabili della precedente Giunta. Qual è il giudizio che lei dà di queste società ed eventualmente quale deve essere l’approccio perché siano realmente al servizio della città?
“Intanto serve una comunicazione diversa con a città, c’è una percezione che siano tutti poltronifici. A volte non hanno funzionato perché non hanno avuto guide correte, parto da Area Blu per arrivare al ConAmi: occorre operare con sinergia, avere direzioni condivise, serve una concertazione con i sindaci del territorio, solo così possiamo dargli più forza. Ad esempio, siamo arrivati ad Area Blu in maniera burrascosa, l’intuizione era giusto, ma il percorso non è stato lineare. Le Partecipate non devono fare business, ma offrire servizi alle città”.

In questo contesto cosa pensa di Formula Imola.
“Penso che ci sia un po’ da lavorare e ritengo che vada inserita in un’ottica più grande al di là delle persone. Deve allagare i suoi orizzonti, pensare che una piccola quota possa andare alla Fiera di Bologna o all’aeroporto di Bologna o a Bologna Welcome, interlocutori con una valenza internazionale, potrebbe essere un modo per creare condizioni diverse di polifunzionalità”.

Da Formula Imola all’autodromo, noi crediamo che ci siano dei gesti che influiscono sulla politica cittadina. La reticenza della società di gestione a fornire dati richiesti dall’Ausl e dall’Arpa è una cosa grave. Ci sono delle leggi e vanno rispettate da tutti.
Sull’autodromo e su Formula Imola bisogna fare un punto zero, ma molto chiaro, con la città. Bisogna decidere come si vuole agire, perché il filo del rasoio è molto stretto. Cosa vogliamo? Chiudere l’autodromo o tenerlo aperto? Dobbiamo condividere determinate scelte, partire con un calendario condiviso all’inizio dell’anno. L’obiettivo deve essere quello della polifunzionalità, ma serve un percorso per arrivarci, comprese determinate giornate di rumore. Bisogna aprire un tavolo per capire assieme in quale direzione vogliamo andare. Non sempre il dialogo si è incanalato in maniera corretta: non può essere nero o bianco. Io sono dell’idea che serva un’operazione trasparenza, ma senza rigidità, i temi vanno affrontati guardandosi in faccia per trovare assieme le soluzioni. Possiamo anche dire che chiudere l’autodromo sia una strategia, possiamo dire che non ci interessa l’indotto che si porta dietro, ricordo che solo per la F1 sono circa 3 milioni di euro da Faenza a Bologna. Io credo però che la strategia giusta sia quella di metter in fila tutti i paletti e con trasparenza darsi un po’ di tempo, perché non si può pensare di cambiare tutto domattina”.

Nemmeno il rispetto della legge?
Io sono per il rispetto della legge. Però ci vuole un dialogo che porti a scelte condivise”.

Discarica Tre Monti, cosa pensa del progetto di raddoppio e su una eventuale riapertura del percorso di sopraelevazione.
“Innanzitutto la gestione dei rifiuti sta in capo alla Regione. Chi ha ritirato il progetto di ampliamento è la Regione. Il Comune può dire la sua, ma è la Regione che decide. Noi parliamo di superamento della discarica, ma con la consapevolezza che i rifiuti li produciamo ancora. Allora la quota parte che non viene riciclata o si mette sotto terra oppure viene bruciata. Anche se saremo molto bravi, una quota di indifferenziato ci sarà sempre. E per quella quota bisogna trovare delle soluzioni che possono anche comportare un aumento delle tariffe. Intanto l’ampliamento non è più previsto, mentre per la sopraelevazione si è in attesa di una sentenza. La decisione non è quindi nelle nostre mani, se si decide che il parere della paesaggistica è vincolante ci fermiamo e faremo la sorveglianza sanitaria e un piano di monitoraggio per la gestione del post mortem. Se ci diranno che si può andare avanti, possiamo decidere lo stesso di fermarla pagando due milioni di euro. E’ facile dire dei no per chi sta all’opposizione, più complesso avere idee, mettere in campo soluzioni alternative. Questo significa lavorare bene sulla filiera del riciclo, e in Emilia Romagna i temi delle materie prime secondarie, dei sottoprodotti, dell’economia circolare sono fondamentali. Poi lavorare bene sul dialogo con i cittadini, con chiarezza”.

Chi a Imola è nato e vissuto e ci vive, nota con tristezza e un tocco di rabbia il degrado della città nel suo insieme. Baby gang, sicurezza nelle case, liti che sfociano in dramma, furti, degrado, ecc. possibile che Imola si debba adeguare al resto dell’Italia e che non possa esprimere innovazione anche in questo campo, quali le sue idee?
“Quando c’è una situazione economica complessa alcune situazione vengono accentuate, Cosa può fare un amministratore? A Imola abbiamo tutte le forze dell’ordine, è importante che facciano rete tra loro, poi dobbiamo valorizzare le forze di polizia locale, in maniera sinergica tra i territori. Ma la cosa più importante è investire sulla cultura e la legalità, quindi sul senso civico coinvolgendo le famiglie. Il fenomeno delle baby gang, secondo me, mette in campo anche una responsabilità delle famiglie. Infine c’è la percezione della sicurezza, quindi telecamere, targa system (telecamera per la lettura delle targhe, ndr) e un grande piano di illuminazione pubblica nella città”.

Le politiche di genere secondo lei, servono a eliminare uno squilibrio fra i sessi in ambito sociale, politico, economico e possono, quindi, essere un fattore strategico e originale di sviluppo e di cambiamento culturale?
“l nostro programma ci sono molti punti collegati alle politiche di genere: sostegno alle famiglie, tutela, bilancio sociale legato alle pari opportunità, valorizzazione centri anti violenza. Abbiamo visto che con il lockdown i conflitti domestici sono cresciuti, quindi è necessario un sostegno forte in questa direzione”.

Come si coniuga concretamente la Partecipazione dei cittadini alle decisioni dell’Amministrazione comunale? Chiuse le esperienza dei vecchi quartieri, Forum, Forum tematici o quanto altro, cosa potrebbe sostituirli?
“Il mio approccio, che prevede un coinvolgimento molto forte dei cittadini nella progettazione della città, chiaramente, non può non considerare fondamentale la partecipazione. Siccome le cose da fare sono tantissime, l’unico modo per individuare le priorità è trovare una condivisione della maggior parte dei cittadini. Definire dei progetti e su essi facciamo partecipazione. Quindi io non vedo tanto la proposizione dei forum, piuttosto una casa d’ascolto diffusa che si muove a seconda dei progetti e dei territori”.

Oggi più che mai qualsiasi idea di città andrà a scontrarsi con il nodo risorse, anche per evitare di lasciare per strada fette di popolazione. Da dove parte Imola e come verrà affrontato questo problema?
“Partiamo dalla consapevolezza che se non avremo gli utili del ConAmi dovremo tagliare dei servizi. Rispetto al passato il bilancio comunale ha molte meno risorse dallo Strato, in gran parte si sostiene con le risorse locali. In questi anni abbiamo mantenuto la qualità dei servizi nonostante questo quadro economico, per continuare a farlo occorrono gli utili del Consorzio, poi bisogna andare a cercare fondi sul panorama regionale, nazionale ed europeo, cosa che in questi anni abbiamo fatto poco. Imola si deve candidare a tutta una serie di bandi che ci sono e ci saranno. A maggiore ragione oggi che con il Recovery fund ci potranno essere più opportunità”.

Cosa risponde a chi l’accusa di essere l’utile paravento dietro al quale si nascondono le solite lobbie e le “vecchie” figure del Pd?
“Penso di avere risposto con la squadra di persone che abbiamo scelto, attorno a me ci sono cinque liste con oltre 100 candidati, non possono essere tutti manovrati, anzi sono tutte persone competenti che hanno scelto di mettersi in gioco e dare un contributo. Da lì partirà un nuovo gruppo dirigente, partirà una nuova prospettiva che, tenendo insieme la nostra identità e il nuovo spirito che ci anima, darà vita a un vero progetto di cambiamento coinvolgendo le persone che hanno competenze. Io sono molto concreto, anche in questi due anni da segretario sono state fatte scelte importanti. E non ho paura a dire che la scelta degli assessori, se sarò io a vincere, la farà il sindaco. Chi gioca su questo ha poco da raccontare”.