Andrea Longhi è stato assessore della giunta Sangiorgi, ora è candidato della lista civica “Imola valori comuni”.

Andrea Longhi, candidato della lista civica “Imola valori comuni”

Lei è stato assessore nella sfortunata parentesi della giunta Sangiorgi, quanto peserà nel voto questa esperienza negativa.
“Ogni singolo soggetto che si è messo in gioco in giunta deve essere valutato per quello che ha fatto. Quindi se la sindaca Sangiorgi, ahimè, si è dimessa dovrà risponderne esclusivamente per il gesto libero che ha voluto compiere senza condividerlo con nessun assessore. Resta il fatto che, quando fui nominato assessore, ho portato avanti un programma elettorale che condividevo per le mie deleghe e che in parte ho voluto implementare. All’albo pretorio, per le mie deleghe c’è scritto obiettivo raggiunto. C’erano regolamenti estremamente datati. Per quanto riguarda la Polizia locale, sono state introdotte le norme dei decreti sicurezza di Minniti e Salvini e fra questi cito il Daspo urbano contro il degrado. Poi ricordo il nuovo regolamento sugli animali d’affezione che era molto datato e li considerava come merce. Ne è stato approvato uno che prima è stato confrontato con le associazioni interessate, il gattile e il canile”.

Quali secondo lei le cause che hanno impedito il proseguimento di quell’esperienza?
“Penso che in qualsiasi città, nella quale governi il medesimo soggetto politico per moltissimo tempo, si vengano a creare meccanismi che non solo alterano il livello democratico della gestione dell’Amministrazione comunale, ma si inneschi un sistema dove negli snodi principali ci sono persone di una certa parte politica. Il Movimento 5 stelle si è trovato a confrontarsi necessariamente con le difficoltà create da quel sistema. Si poteva lavorare diversamente per evitare il muro contro muro, con meno rapporti di forza e un maggior dialogo. C’era da misurarsi pure con le società partecipate i cui regolamenti erano stati modificati poco prima della fine dell’amministrazione Manca”.

Abbiamo l’impressione che in questa campagna elettorale stia passando in secondo piano ciò che abbiamo vissuto nei mesi scorsi con l’emergenza Covid-19 e ciò che sta succedendo in questi giorni. Quali sono le azioni che ha individuato per ridurre al minimo le occasioni di contagio?
“La pandemia è stata difficile da affrontare per come è nata a livello nazionale e internazionale e che a cascata ha coinvolto tutti i territori. Le grandi problematiche sono la scuola e il mondo del lavoro, dove aumenteranno a dismisura i licenziamenti, una finito il blocco. Mi pare di capire che la stessa cosa accadrà anche a Imola, così come una crescita dei conflitti sociali. Per fortuna c’è un welfare con supporti per le famiglie in difficoltà, poi esiste il volontariato con un grande ruolo, adx esempio, del Banco alimentare. Cosa può fare un Comune? Può coordinare le associazioni e i soggetti pronti ad aiutare chi è in difficoltà, e supportarli per la parte strumentale e organizzativa”.

In questi mesi abbiamo sentito un inno quasi unanime alla sanità pubblica. Ma non possiamo dimenticare le politiche che da decenni penalizzano in tutte le Regioni le strutture pubbliche a favore di quelle private, che hanno tolto risorse dalla prevenzione e dai territori. Non dimentichiamo anche il dibattito sul futuro della sanità imolese. Qualora sia eletto, che tipo di impegno assumerà per la sanità del territorio imolese?
“E’ necessario innanzitutto capire cosa può fare il sindaco. Nella conferenza socio sanitaria metropolitana, il presidente è il sindaco di Bologna, il vice sindaco è quello di Imola, poi esiste una cabina di regia con assessori e sindaci del territorio. Può il sindaco di Imola decidere chi sarà il direttore generale della nostra Ausl? No, ma può avere la capacità di mediare in tali organismi affinché in capo a Imola rimangano ambiti specialistici importanti. Ad esempio, Urologia è stata portata a Bologna, il servizio è peggiorato e l’idea è naufragata tanto che ora è iniziato un passo indietro. Va difesa l’autonomia dell’ospedale imolese. Ribadisco che il sindaco non ha potere decisionale, ma può avere grande capacità di mediazione, noi pensiamo che vada affiancato da un gruppo medici e infermieri che possono stimolarlo su alcune questioni importanti da portare nella conferenza sociosanitaria e nella Città metropolitana. Dò un giudizio positivo su come ha lavorato l’Ausl di Imola durante l’emergenza Covid, tutti brancolavano nel buio. Rispetto alle condizioni generali che c’erano in quel periodo ha fatto il meglio possibile. Più in generale, penso che anche sulla sanità ma non solo, Imola ormai abbia perso il treno della possibilità di diventare una provincia con tutti i vantaggi che ne derivavano. Isernia, con una popolazione simile a quella di Castel San Pietro, come provincia ha diritto a un ospedale di primo livello, tribunale, questura, prefettura e forze dell’ordine molto più cospicue rispetto a Imola e al suo Circondario che hanno una popolazione assai maggiore. Questa cosa grida vendetta”.

Scuole: l’emergenza ha messo in mostra tutta la fragilità del nostro sistema scolastico: dalle strutture fino agli strumenti tecnologici per fare le lezioni. Ora siamo di fronte ad una riapertura difficile e preoccupante. Quali sono le sue idee per la scuola imolese e quale ruolo deve avere la formazione in generale nella comunità del futuro?
“C’è molto da fare, la giunta si è trovata di fronte a tante scuole che non erano corrispondenti alle normative, addirittura all’antisismica. Insomma, servivano interventi importanti e costosi dovuti a problemi che si trascinavano da almeno 10 anni e non si potevano risolvere certamente tutti in un anno e mezzo. Ora è indispensabile, urgente e indifferibile lavorare per gli istituti scolastici e in tal senso aiuterebbe bypassare la lentezza operativa di Area Blu. Per quanto riguarda la riapertura, bisogna capire quali spazi il Comune può gestire e reperire. Un’analisi in questo senso l’ha già fatta il commissario Nicola Izzo quanto ha vagliato la possibilità di tenere le votazioni per il referendum e le elezioni in posti diversi dalle scuole. Evidentemente, locali extrascuole non potevano essere reperiti a termini di legge. Infine, mi auguro non si debba ritornare a fare lezioni online, gli studenti hanno bisogno di scambiare idee e suggerimenti fra di loro e con gli insegnanti nei luoghi di lezione”.

Si può dire che Imola come tante altre città emiliano romagnole abbia puntato gran parte delle sue fortune sullo sviluppo edilizio. Come vede l’identità della città di Imola in futuro e su quali vocazioni territoriali è utile investire?
“Abbiamo avuto fra gli anni ‘90 e il 2010 un consumo del suolo di circa 350mila ettari per l’espansione urbanistica. Oggi, vediamo grandi spazi chiusi, aziende che non esistono più, abitazioni private vuote, quindi è bene orientarsi per il recupero dell’esistente. Ci sono padiglioni da recuperare nel complesso dell’Osservanza, naturalmente mediando con l’Università. Si possono trovare alloggi per gli studenti, che potrebbero dare maggiore vitalità al nostro centro storico, entrare nei locali e partecipare a iniziative nel loro tempo libero. Una nostra idea è pure quella di utilizzare gli spazi delle scuole in momenti extradidattici per recuperare memoria storica degli antichi mestieri del nostro territorio, insomma un recupero delle tradizioni”.

Durante l’emergenza, l’inquinamento complessivo (veicolare e industriale) a Imola è drasticamente diminuito. Come è possibile secondo lei, con azioni concrete, garantire una riduzione consistente dell’inquinamento in città?
“Viviamo nella pianura Padana, fra le più inquinate al mondo per motivi morfologici, ci sono studi ancora non esattamente certificati i quali sostengono che l’inquinamento abbia influito sulla diffusione del Covid. Dobbiamo orientarci verso la green economy, trasformare le vetture con motore endotermico con altre a motore elettrico, stringere accordi per avere car-sharing con vetture elettriche, insomma, bisogna andare verso energie alternative. Guardiamo ai cambiamenti climatici, chi li nega non ha capito nulla, gli agricoltori se ne accorgono poiché anche nell’imolese si registrano piogge molto forti alternate a periodi lunghi di siccità, quindi servono bacini per raccogliere l’acqua. Da assessore sono andato in Regione per l’esondazione del rio Sellustra nella zona di Sesto Imolese e sono riuscito a far partire un contratto triennale di ripristino del corso d’acqua”.

La questione delle Partecipate è stato uno dei problemi insormontabili della precedente Giunta. Qual è il giudizio che lei dà di queste società ed eventualmente quale deve essere l’approccio perché siano realmente al servizio della città?
“Da ragazzino, quando si formava una buca, si chiamava il cantoniere che spesso in prima persona ti dava una risposta, c’era un rapporto diretto con l’Amministrazione comunale. Oggi la trafila è molto più lunga, il cittadino va in Comune che lo rimanda ad Area Blu, alla quale l’Amministrazione versa fiori di milioni per fare questo lavoro. La rapidità nei lavori si è persa nel tempo, la nostra giunta raddoppiò l’importo per fare gli asfalti, ma guardando le strade oggi vedo pochi interventi. Sul taglio dell’erba, il contratto scadeva a novembre. Allora, il direttore di Area Blu Carmelo Bonaccorso non fece subito il rinnovo bando, che arrivò molti mesi dopo a primavera inoltrata. Ricordo alcune telefonate calde fra l’ex sindaca e il direttore sul tema dell’erba, ma i risultati furono scarsi. Il ConAmi sicuramente, essendo una sorta di cassaforte, può decidere su come devono essere spesi i fondi. Ora però ci sono regole secondo le quali non contano più le quantità di quote possedute, ma uno vale uno e ciò fa sì che un gruppo di piccoli Comuni si possano coalizzare e fermare il territorio di un grande Comune”.

L’Autodromo può essere ancora definito una risorsa per la città o, come dimostrano i bilanci di Formula Imola, l’attività motoristica non garantisce che poche migliaia di euro di utile a fronte di un impatto rilevante sul tessuto cittadino? Quale futuro è pensabile per questa infrastruttura pubblica? Cosa pensa in merito all’attuale management di Formula Imola?
“L’Autodromo deve diventare polifunzionale, i grandi eventi sono importanti per ridurre poi giornate in cui si può far rumore. Ma può essere anche un luogo dove si possono fare laboratori per le scuole, meeting, expo e altro. Abbiamo nostro malgrado avuto le morti di Senna e Ratzenberger. Sicuramente Senna è un personaggio conosciuto in tutto il mondo, possiamo mostrare solo una piccola statua, dobbiamo valorizzare meglio la sua figura e il suo rapporto con Imola, l’autodromo va rivalutato anche da tale punto di vista. Il museo ‘Checco Costa” è un fallimento totale, sono stati spesi milioni senza un ritorno. In autodromo andrebbero organizzate mostre culturali legate allo sport e non solo, magari quadrimestrali avvalendosi della collaborazione con If”.

La discarica Tre Monti è definitivamente chiusa da più di un anno. L’azione politica è stata percepita molto lontana dai cittadini e quasi come una “forzatura” per interessi terzi. Come pensa di gestire il tema dei rifiuti?
“Sulla discarica direi di essere stato l’unico assessore in quasi 50 anni ad aver organizzato un convegno con conoscitori della materia di alto livello sanitario. Ma non mi sono fermato qui, ci sono state riunioni mensili con Ausl e Arpa, ulteriori controlli con rilevatori per vedere i livelli di inquinamento, avremmo dovuto dare un incarico a due professori per verificare su bacino di 8 km se vi poteva essere relazione tra i casi di tumore ed eventuali inquinanti. Poi c’è stata il tentativo di sopraelevazione ora fermo con un parere negativo della soprintendenza e mi sembra, che anche il commissario Nicola Izzo si sia speso in senso negativo. Comunque, se tutti avessimo una perfetta cultura ambientale, di rifiuti indifferenziati ne rimarrebbero pochi”.

Imola ha vissuto un periodo importante negli anni passati sulle politiche giovanili: Cà Vaina, La Palazzina, l’Informagiovani. Ci dica alcune sue idee per coinvolgerli nell’individuazione di nuove politiche e per creare nuovi spazi di aggregazione giovanili.
“Servono luoghi dove i giovani esprimano i loro interessi sportivi e artistici. Ca’ Vaina non è l’unico posto di espressione. Ad esempio, si potrebbero realizzare piste per gli ‘skate’. Bisogna rimettere in ordine i campetti per il calcetto, adesso la mountain bike va fortissimo e si parlava dell’uso della zona della Rivazza. Ma occorre una precisa volontà politica”.

Le politiche di genere secondo lei, servono a eliminare uno squilibrio fra i sessi in ambito sociale, politico, economico e possono, quindi, essere un fattore strategico e originale (inedito) di sviluppo e di cambiamento culturale?
“Mi sono rapportato in modo molto positivo soprattutto con l’associazione ‘Noi donne’. Abbiamo fatto incontri legati alle violenze di genere, ma, avendo tempo, si deve e si può fare di più”.

Chi a Imola è nato e vissuto e ci vive, nota con tristezza e un tocco di rabbia il degrado della città nel suo insieme. Baby gang, sicurezza nelle case, liti che sfociano in dramma, furti, degrado, ecc. possibile che Imola si debba adeguare al resto dell’Italia e che non possa esprimere innovazione anche in questo campo, quali le sue idee?
“Il sindaco deve avere buoni rapporti con tutte le forze dell’ordine e stimolarle rispetto alla risoluzione dei problemi. Eravamo riusciti a fare piani straordinari di controlli, in particolare con la Polizia locale. Sono inoltre riuscito a far apparire per la prima volta a Imola la Polizia ferroviaria in tutti i periodi festivi. Ho fatto una riunione con tutti i gruppi di vicinato e ho agito in modo che si interconnettessero fra di loro. Sulle baby-gang invitai la società Osservanza a mettere videocamere dove c’erano episodi di microcriminalità. Vorrei portare una pattuglia ciclomontata nei parchi. Sono importanti, in un’ottica di sistema, anche le Gam (Guardie ambientali metropolitana) e la Protezione civile”.

Come si coniuga concretamente la Partecipazione dei cittadini alle decisioni dell’Amministrazione comunale? Chiuse le esperienza dei vecchi quartieri, Forum, Forum tematici o quanto altro, cosa potrebbe sostituirli?
“Bisogna saper ascoltare i cittadini senza rinviarli a un altro soggetto. Il funzionario comunale dovrebbe farsi tramite della risposta a una richiesta (autorizzazione o altro) anche se rivolta ad un altro ente”.

Oggi più che mai qualsiasi idea di città andrà a scontrarsi con il nodo risorse, anche per evitare di lasciare per strada fette di popolazione. Quale sarà la sua impostazione per avere un bilancio cittadino che permetta gli interventi previsti dal suo programma?“Le risorse si possono reperire attraverso bandi europei, tramite la Regione o direttamente, facendo anche progetti con soggetti privati. Sull’Isola ecologica di Montericco, inizialmente presentammo un progetto di circa 2 milioni di euro che fu accantonato dall’Europa perché troppo costoso, poi riuscimmo a farlo diventare competitivo con meno fondi grazie alla collaborazione col ConAmi e adesso è pronto. C’è la possibilità di portarlo a termine”.