Imola. Smart working è un termine che troviamo continuamente sui media, indica nella sua traduzione più semplice la possibilità di svolgere il proprio lavoro da casa e non nella sede dell’azienda. E’ una misura imposta, di fatto, dalle regole sanitarie anticovid che vogliono evitare qualunque forma di assembramento, ivi compreso quello sui luoghi di lavoro.
Siamo agli albori di una nuova forma di organizzazione del lavoro e ne abbiamo parlato, per conoscere meglio il tema, con il vicepresidente di Cefla, Claudio Fedrigo. Abbiamo scelto questa azienda per le sue dimensioni e per le sue caratteristiche cooperative.

Claudio Fedrigo, vicepresidente Cefla

“Il covid costituisce uno spartiacque anche per quel che riguarda il modo di lavorare e Cefla ha scelto comunque di essere operativa, anche nei momenti più difficili, per seguire i mercati e i nostri clienti. Abbiamo definito due punti fermi: la salute dei lavoratori e la crescita economica dell’azienda anche in questa fase.”

Come avete fatto concretamente?
“Abbiamo individuato due strumenti, remote working e smart working. Si tratta di due modalità diverse che in ogni caso liberano il dipendente dall’obbligo di presenza sul posto di lavoro. Noi abbiamo definito in modo strutturato il remoto working, cioè abbiamo fornito i supporti  tecnici necessari al personale che poteva lavorare anche da casa, (in modo di unire tutela e efficienza). In soli tre giorni siamo riusciti a coinvolgere in questa nuova modalità operativa 860 dipendenti (il 60% del totale che poteva essere inserito in questo nuova organizzazione).”

Quali sono stati passaggi operativi?
“Abbiamo acquistato subito 150 personal computer per coloro che ne avevano bisogno, raddoppiato degli accessi alla rete aziendale (con conseguente protezione). In questo modo in brevissimo tempo abbiamo onorato i due punti fermi garantire la salute dei dipendenti, e l’operatività dell’azienda. E aggiungo che questa scelta ha avuto successo.”

Come lo avete verificato?
“Premetto che noi non abbiano solo dato un pc e l’accesso alla rete. Abbiamo costruito un kit per che lavora da remoto, corsi on line per i dipendenti (per gestire le attività sia da casa che nei momenti di presenza sul posto di lavoro, e un libretto di istruzioni per dare tranquillità alle persone che lavoravano lontani dai colleghi. Mentre questa attività partiva abbiamo cominciato a vedere meglio come traghettare  il personale verso lo smart working vero e proprio. Di qui la decisione di fare un’indagine interna che ha coinvolto 770 persone delle 860 impegnate in questo percorso. Di questi 650 erano collaboratori, 130 responsabili. Cosi potevamo conoscere sia il gradimento dei lavoratori sia i benefici aziendali  (o per lo meno capire se c’erano problemi per il processo lavorativo). Già prima giornata, dopo l’invio del questionario, aveva risposto il 70% delle persone coinvolte e quai il 90% dava un giudizio positivo della sperimentazione. Anche le risposte dei responsabili sono state al 60-70% positive e venivano anche individuati i punti che potevano essere migliorati (l’area della leadership e quella dello scambio di informazioni fra i settori).”

Che tipo di riflessione fate, come gruppo dirigente, dopo questa verifica?
“Abbiamo la capacità di traghettare l’azienda verso lo smart working, cioè poter lavorare, grazie ai collegamenti, in qualsiasi punto dell’azienda.”

(m.z.)