“Rinascere dalla carta” è il programma di iniziative che il centro interculturale Trama di Terre ha organizzato da ottobre a dicembre. Un ciclo di iniziative ricco e interessante con mostre, laboratori, sapori, narrazioni. La carta decide il corso di tante vite che scorrono verso un altrove per un’esistenza migliore. Sono storie di donne comuni che hanno radici lontane e che sfidano gli ostacoli e le difficoltà di un contemporaneo dove torna ad infiammarsi l’odio razzista.

Per una cultura antirazzista

La sede di Trama di Terre

“Negli ultimi mesi il razzismo è stato tra le questioni più discusse nel dibattito politico e mediatico. Le manifestazioni organizzate in tutta Italia hanno visto la partecipazione di giovani e giovanissime/i che, al grido di #BlackLivesMatter e #SayTheirNames hanno messo al centro un problema globale e non solo nordamericano. Il razzismo è un prodotto che si coltiva anche nelle nostre terre di Italiani brava gente finchè le cose sono chiare: in nome dello Ius Sanguinis e dei confini chiusi, l’Itaia è bianca per diritto negato e si avvita su se stessa per timore e paralisi.” Così il comunicato dell’Associazione imolese che prosegue chiedendosi: Cosa significa lottare contro il razzismo oggi? Di quali strumenti dobbiamo disporre? Che cosa significa dal punto di vista di chi il razzismo lo ha vissuto in prima persona? Di qui Trama di Terre riparte con le attività autunnali per dare seguito a un dibattito con la città.

Rinascere dalla carta significa far parte di un processo che miri al ribaltamento di un razzismo strutturale. La carta è sinonimo di documenti irraggiungibili, negati, precari o acquisiti col ricatto. Rinascere dalla carta è un inizio. Il potere dei documenti determina i confini interni fra cittadini di serie A, serie B e invisibilizzati/e ancor prima del riconoscimento del diritto di esistenza di ciascuna, del proprio corpo, della propria storia. Così come il governo europeo e quello italiano continuano ad essere responsabili delle morti nel Mediterraneo, delle torture nei lager libici o delle condizioni di vita inumane nei centri per i rimpatri. Riconosciamo la necessità delle migranti nell’ottenere un pezzo di carta che possa permettere una propria autonomia fuori dalle logiche di ricatto lavorativo e familiare: per il diritto all’abitare, a costruire delle prospettive, per la libertà di movimento o per restare. Consapevoli che un documento non tutela dal razzismo che quotidianamente si vive sulla propria pelle, e che ciò non esaurisce la questione dei diritti universalmente da riconoscere anche a chi continuerà a rimanere senza documenti, sappiamo però che rinascere dalla carta significa riscrivere la storia, la cultura e le relazioni a partire da noi.

“…Le gambe tremano, sono sola, mi dirigo verso quella sala, entro da marocchina, passa mezz’ora, passano esattamente trenta minuti, circa 1800 secondi, è di nuovo una clessidra, per la transizione definitiva, la metamorfosi, per mettere un punto, per chiudere un capitolo. Nella mente ripercorro tutta una vita. Esco: sono italiana, o così mi dicono. Ho nuovi pezzi di carta, marchiati di inchiostro nero, molto simili a quelli di prima ma di tutt’altro valore, quale valore? mi dicono chi sono e chi non sono più. Pezzi di carta: siamo più carta che carne, siamo più carte che spirito…” Carta Carne di Wii

Partiamo dalle storie riappropriandoci della carta. Rinascere dalla carta significa strappare lo spazio di una narrazione tossica e farsi autrice di se stesse. Essere un’autrice significa prendere fogli già scritti, fare una linea lungo tutto l’inchiostro nero già consumato e ritagliarsi negli intermezzi spazio di espressione. Essere un’autrice, donna precaria e di origine straniera, con il nome impronunciabile e mille ostacoli tra il proprio corpo e la carta, è una responsabilità che va ben oltre al proprio destino, al proprio volere, al proprio sentire. Essere un’autrice razzializzata significa portare con sé una comunità, una visione più ampia e che mira ad una decostruzione delle narrazioni.

Essere un’autrice per rinascere dalla carta significa raccogliere l’oralità, rispettandone il ritmo. Essere un’autrice, infine, significa dare dignità alle storie soffocate, sommerse, strumentalizzate.

Gli appuntamenti

 Il primo appuntamento è mercoledì 14 ottobre alle 17:30 presso il centro di Trama di Terre in via Aldrovandi 31. Con Annalisa Frisina, autrice di Razzismi contemporanei, il futuro della sociologia.

Il libro ricostruisce la sociologia del razzismo dei pionieri – valorizzando i contributi di W. E. B. Du Bois e Anna Julia Cooper – per poi arrivare al dibattito contemporaneo e riflettere sui processi di razzializzazione, sull’importanza della cultura come luogo di lotta, sugli approcci femministi materialisti e intersezionali, sulle prospettive post o decoloniali e sulla costruzione della “bianchezza”. Particolare attenzione è dedicata alla riproduzione e alla contestazione delle gerarchie razziali. Ad esempio, il volume mostra come l’educazione assimilazionista sia opprimente e anche come l’istruzione possa diventare un mezzo di emancipazione sociale e culturale. Inoltre, viene messa in luce l’importanza della dimensione spaziale del razzismo, in particolare analizzando il caso del movimento svedese antirazzista di giustizia urbana. Infine, viene discussa la relazione intima tra capitalismo e razzismo. Il testo si rivolge a chiunque intenda fare ricerca sociale (in particolare qualitativa/visuale) sui razzismi e anche alla società civile interessata a conoscerli.

Annalisa Frisina

E’ prof.ssa Associata in Sociologia all’Università di Padova, dove insegna sociologia del razzismo e delle migrazioni, metodologia della ricerca qualitativa, Visual research methods e un laboratorio sul Focus group. E’ autrice della recente monografia “Razzismi contemporanei. Le prospettive della sociologia” (Carocci, Roma, 2020). Sta concludendo due ricerche su diverse pratiche antirazziste in Italia. La prima (in collaborazione con la dott.ssa Sandra Kyeremeh) è una ricerca sulle pratiche artistiche di giovani razzializzati per le loro origini o per il colore della loro pelle; la seconda (in collaborazione con il prof. Surian e con la dott.ssa Gaia Farina) è una ricerca che coinvolge bambini/e e insegnanti delle scuole primarie ed è finalizzata alla costruzione di un kit didattico anti-razzista. Il nuovo progetto sul quale sta lavorando con Elisabetta Campagni e l’associazione il Quadrato Meticcio s’intitola “Decolonizzare la città. Dialoghi visuali a Padova”.

Per saperne di più: https://cinemavivo.zalab.org/progetti/decolonizzare-la-citta-dialoghi-visuali-a-padova/?fbclid=IwAR0p496-Ik_AvmGo6qkgdz_D8bCedmgXw1ebpfgVTGClud85pZaZPV6h_M4

Gli altri appuntamenti il 4, 18,25 novembre (giornata mondiale contro la violenza sulle donne), e il 16 dicembre.

 Programma completo e info su www.tramaditerre.org

contatti: info@tramaditerre.org – 0039 3347311570