Bologna. Il Pd può rinunciare al suo simbolo e immergersi in una coalizione civica? La domanda di oggi ci riporta al 1951 quando nacque la lista Due Torri (che nelle elezioni comunali sostituì quello del PCI. Con  Federico Castellucci (assessore quando Zangheri era il sindaco) parliamo dell’allora e di oggi.

Bologna (Foto di Cristina Lama da Pixabay)

La prima domanda è banale Cerchiamo le differenze e le similitudini.
“Secondo me non c’è alcuna differenza . Io credo che, da parte del partito comunista (stiamo parlando del 1951) aver presentato la lista Due Torri (anzi possiamo dire due liste, perchè allora venne presentata anche la lista Il Gigante che voleva raccogliere elementi della cultura e dell’imprenditoria bolognese, e infatti uno dei nomi di spicco era quello del prof Olivo, un luminare della medicina) voleva dire sottolineare il carattere civico della competizione e quindi ricordare a tutti che pur nelle tensioni della guerra fredda (era ancora in corso la guerra di Corea dove si affrontavano militarmente gli USA e la Cina di Mao) che erano chiamati, prima di tutto, a scegliere le migliori proposte per la città.
La lista Due Torri guidata da Giuseppe Dozza, prese, vado a memoria il 44% dei voti e con le leggi dell’epoca poteva in consiglio apparentarsi con altre liste e formare un governo di coalizione (infatti l’amministrazione vedeva la presenza anche dei socialisti e di alcuni indipendenti.”

Giuseppe Dozza, sindaco di Bologna dal 1945 al 1966

Quella scelta fu dettata dalla paura di perdere le elezioni?
“Non credo, perché Giuseppe Dozza che amministrava la città dal 1945/46, era in crescita, aveva acquisito autorevolezza ed era vissuto dai più non come un capo comunista, ma un vero capopopolo. Con la scelta delle Due Torri il PCI voleva dimostrare che non era affatto un partito chiuso in se stesso, ma che era capace di aprirsi verso la società civile (e apriva la porta alla idea della via italiana al socialismo).
La seconda ragione era sottolineare con le due liste che per le elezioni amministrative bisogna presentare programmi pensati per la città. Come cambiare la città? E allora era il problema numero uno perché la guerra aveva lasciato un’eredità di macerie e distruzioni. Ricordo che da assessore al bilancio nel 1976 andai a vedere come erano stati spesi i soldi in quegli anni ’50 e vide che erano stati utilizzati per ricostruire il tessuto urbano cancellato dalle bombe. Quindi in quelle elezioni al centro dell’attenzione doveva esserci il progetto per la città.”

Veniamo alla situazione attuale…
“Oggi si può decidere di presentare o non presentare il simbolo del Pd, ma la questione centrale è sempre quella di allora :  quali persone presenri e con quali dee, quali progetti per Bologna.”

Che ti pare di quel che sta avvenendo?
“Mi pare che il Pd non sia partito ben, anzi dovrei dire il gruppo Pd perché sono i singoli s proporsi. A me non piace uno che dice “io mi voglio presentare”, credo che questo compito competa ai cittadini e al partito. Voglio poi aggiungere che oggi è sbagliato fare una discussione sul simbolo anche se non escludo che si possa arrivare ad una coalizione civica senza il simbolo. Il dato fondamentale rimane comunque un altro il partito ha il dovere di presentare le idee guida di un progetto per la città, perché poi i cittadini ne possano discutere e far crescere un confronto che ora più che mai è indispensabile.”

(m. z.)