A’ ridajè! dicono a Roma. E non vi è nulla di più deludente e al contempo tipicamente umano del ripetersi in un’azione incapaci di produrre qualcosa di nuovo.

Osserviamo e leggiamo i titoli prodotti dalla stampa, ascoltiamo le parole dei giornalisti televisivi contenute nei notiziari e in quelle tante, forse troppe, spese all’interno dei cosiddetti “Talk show”, dove ognuno dei convocati sa tutto di tutto e di tutti: gli manca solo il mantello azzurro e il vistoso trapezio color oro sul petto poi è completo. Comunque sia e la si veda, i deceduti causa pandemia si contano a decine e i concorrenti alla stessa fine superano oramai le decine di migliaia. Studiosi e medici specialisti allungano l’orizzonte dei loro occhi e ipotizzano numeri di contagio simili, purtroppo, a quelli di altri paesi Europei, uomini e donne come noi, con gli stessi bisogni e desideri, espressi in un’altra lingua, ma identici.

Il peana giornaliero verte oramai su quello che si può o si dovrebbe arrestare, chiudere, limitare, restringere, proibire e ci si scontra con la nostra quotidiana realtà: si pensa di colpire i ristoranti, i bar, gli sport non professionali, gli assembramenti troppo vistosi in occasione di matrimoni, feste private. Non si è ancora individuata una parvenza di soluzione verso i mezzi di trasporto pubblici: se li limitiamo saliamo tutti in auto e moriamo di smog. In Campania si chiudono le scuole e altrove ci si sta pensando: ricordiamoci della scuola, della sua vitale importanza, dell’unica vera forma di costruzione del futuro che tutta l’umanità abbia messo in atto. Sulle pagine di un quotidiano, oggi in edicola, un famoso costituzionalista che ha speso gran parte della sua vita per e nella scuola, ci ricorda che senza scuola noi siamo nulla, e non parla solo di cultura, ma dell’apprendimento più fondamentale e proficuo, quella parte di cultura che ci accompagnerà per tutta la vita: la cultura del vivere insieme, del crescere insieme, dell’imparare gli uni dagli altri.

Intere squadre abbandonano una delle storiche competizioni italiane: il Giro D’Italia in bicicletta e i campioni sportivi colpiti dal virus oramai non si contano: il centauro Rossi, la “delfina” Pellegrini, il super-campione del calcio Ronaldo. Interessante, a mio giudizio, la disputa risolta a tavolino riguardante la partita mancata tra Juve e Napoli causa veto, a carico di quest’ultimo da parte dell’Asl: tu non puoi partecipare per tua e nostra sicurezza e io ti proclamo perdente: lo sport non è questo e la vecchia Juve avrebbe dovuto lei stessa non presentarsi ed accettare il rinvio dell’incontro. Troppi danari e troppi interessi hanno deviato la linea dello sport privandoci della sua stessa essenza: non conta il vincere ma il partecipare. Cose e parole d’altri tempi.

Per chi dovesse ritenersi al di fuori, anche dalle nostre parti non si scherza: fra quindici giorni alcune migliaia di appassionati invaderanno la nostra città, le nostre strade, i nostri locali pubblici e si siederanno, a forma di petalo (!: che graziosa immagine!) sulle tribune in attesa del grande evento: tutto a posto, quindi, bene, bravi, bis. Una due giorni di masse di persone e di bolidi rombanti che produrranno una tale quantità di inquinamento da far sorridere i possessori di una vecchia punto, euro 2.3 o forse 3 e mezzo, che non possono entrare con la loro utilitaria nel centro della città per fare compere. Per finire, ma non da ultimo, mentre creiamo e sbandieriamo un vessillo prodotto ad hoc, sarà bene rammentare che beneficiamo di un evento “scarto” da altri che non se la sono sentita di incorrere in un errore tanto macroscopico da apparire improponibile. Ma per la gloria della città, la nostra città, questo ed altro.

Da ultimo, ma si fa solo per dire, mentre ancora non si sa con precisione quanto denaro pubblico ci venga a costare il lieto evento, registriamo la notizia che il Comune di Bologna vende altri 6.3 milioni di euro di azioni Hera per far fronte ai problemi di sempre, quelli marginali, la scuola e i trasporti. Rammentiamo uno dei postulati dell’economia politica: quando si vende parte del capitale a fronte di spesa corrente ci si viane a trovare in discesa senza freni. Qualcuno, i puri, che siedono negli scanni delle sale dove si decide, farebbero meglio ad alzarsi in piedi o uscire. Prima o poi occorrerà capire.

(Mauro Magnani)