Il ricordo è ancora vivo dentro tutti noi. È come potrebbe non esserlo. Impossibile dimenticare l’oppressione, l’impotenza, il timore. La paura. Chi ne è stato capace, chi ricco di fantasia ed estro, ha cercato e trovato attorno a sè stesso un po’ di palliativo, di illusione, di compenso. Altri stavano alla finestra con lo sguardo ora vicino, ora lontano nella ricerca affannosa di riscoprire quello che avevamo perso.

È strano come si avverta l’importanza di qualcosa solo quando non la si possiede più, grande distrazione tutta umana.

Guardinghi, solitari, diffidenti, uscivamo di casa (il nostro guscio) solo per necessità, con in mente il percorso preciso da compiere, il tempo da impiegare, i gesti di compiere. Il peana giornaliero ci assillava senza alcuna pietà e ci sentivamo prigionieri di una gabbia da noi stessi costruita. Forse non ce ne rendevamo del tutto conto, ma apparivamo, agli altri e a noi stessi, in tutta la nostra fragilità, la nostra insicurezza, il nostro essere uomini e donne.

Le strade deserte della città, le serrande dei negozi chiusi, le insegne luminose spente e il silenzio ci facevano sentire estranei all’interno del nostro luogo di certezza.

Poi è tornata l’estate, la luce e il calore del sole, il verde e tutti gli altri colori: ci è sembrato di rinascere, di riacquistare la forza e la vitalità che sempre ci avevano accompagnato. Quasi un diritto. Nel breve lasso di tempo, come fin troppo spesso accade, ci siamo sentiti in diritto di riacquisire, anzi di recuperare, tutta la qualità della nostra vita e del tempo che ci era stato sottratto. Che ci era stato sottratto. Subito dimentichi della nostra imprudente fragilità.

Il tempo non è galantuomo e la vita ha un costo, un prezzo. La stringente richiesta di prezzo. Quasi come il tempo delle foglie ci siamo ritrovati appesi ad un picciolo insicuro e povero, la nostra corazza che ritenevamo invincibile si è dimostrata poca cosa è ci si ritrova nudi davanti alla realtà invadente e dissacrante.

Ora tocca nuovamente a noi mostrare di ciò che siamo veramente capaci di fare. Possiamo scegliere tra una scorpacciata di libertà effimera ora o la timida certezza di un domani forse non troppo lontano. Un domani che ci auguriamo migliore anche se ci stiamo impegnando a fondo affinché così non sia. Il rispetto verso noi stessi e verso gli altri. Tutti. Ecco cosa serve per davvero.

(Mauro Magnani)