Bologna. In dieci giorni, dopo la rottura registrata al tavolo della trattativa nazionale per il rinnovo del contratto dell’Industria metalmeccanica (Federmeccanica), le fabbriche metalmeccaniche bolognesi sono state attraversate da un’onda di scioperi indetti dai delegati di Fim, FIom, Uilm.

Si è scioperato in 45 aziende, in tutti i settori – dal packaging all’automotive passando per la meccanica di precisione – e gli scioperi hanno riguardato oltre 16.000 lavoratori. Si è scioperato per sostenere la piattaforma per il rinnovo del contratto, contro l’arroganza di Confindustria e del suo nuovo presidente Bonomi, si è scioperato perché un contratto non si può rinnovare senza aumenti salariali ma anche perché un contratto è fatto anche di parti normative (formazione, inquadramento, riunificazione del lavoro, precarietà e appalti, diritti individuali e collettivi).

A Bologna e in Emilia Romagna, nei giorni più difficili del lockdown, i delegati sindacali di Fim, Fiom, Uilm, RSU e  RLS hanno determinato le messa in sicurezza delle aziende metalmeccaniche, prima e dopo la sottoscrizione a livello nazionale dei Protocolli condivisi. I lavoratori metalmeccanici sono stati quelli che hanno assicurato la continuità produttiva delle aziende e oggi le imprese dell’industria e la Federmeccanica stanno avendo un atteggiamento irresponsabile. Nei prossimi giorni, nel pieno rispetto delle norme di salute e sicurezza, partiranno le assemblee per informare e coinvolgere le lavoratrici ed i lavoratori, operai ed impiegati sulle ragioni della mobilitazione indetta da Fim, Fiom, Uilm e che porterà allo sciopero generale della categoria, per tutti i lavoratori dell’Industria, il prossimo 5 novembre 2020.