Spettabile redazione,
il 21 ottobre, come di consueto, una volta l’anno, ho portato il mio zio paterno al controllo del dispositivo Pacemaker, esattamente presso gli ambulatori di Cardiologia del nostro ospedale e qui vi racconto un attimo come siamo messi. Arrivati sotto il portichetto, quello posto dietro la portineria, anche quest’anno non ho trovato traccia di nessuna carrozzina. Espletati i controlli anticovid, abbiamo dovuto recarci a piedi all’ambulatorio, che è molto distante, ed è stata una pena. Non reggendosi in piedi è arrivato stremato e molto affaticato a causa dei suoi noti problemi cardiorespiratori. Al che, alla prima infermiera che ho incontrato, ho chiesto che roba è questa… La stessa si è inalberata e mi ha detto che mi dava una carrozzina previo documento, perchè a suo dire i pazienti le disperdono lasciandole in giro per l’ospedale. Le ho allungato quindi la carta di identità e sono riuscito a far sedere mio zio. Arrivato il suo turno è entrato dal cardiologo per la revisione del dispositivo. Ultimata l’operazione, ho richiesto indietro la mia carta di identità, ma la stessa, mi ha detto che me la restituiva solo quando le avessi riportato la carrozzina. Ho quindi riportato mio zio all’ingresso dell’ospedale, e, lasciandolo abbandonato a se stesso, ho riportato indietro la carrozzina. Siamo poi tornati a casa…

Sia ben chiaro che all’infermiera non imputo nulla, salvo l’anomalia della richiesta di documenti, che però penso spetti solo a un pubblico ufficiale. Alla dirigenza dell’ospedale che è lautamente pagata, suggerisco invece di vergognarsi, ammesso ne abbia ancora le capacità…

(Francesco Grandi)