“Da diverse settimane nelle strutture residenziali accreditate gestite da soggetti privati di Imola e del Circondario si sta vivendo una carenza senza precedenti di personale infermieristico, fondamentale per garantire l’assistenza agli ospiti presenti nelle strutture. Di questa carenza è già stata informata la Ausl di Imola che ha provveduto a inviare, nel limite delle proprie disponibilità, personale che potesse garantire la continuità assistenziale. Si tratta di una soluzione tampone che però non risolve un problema di tipo strutturale dovuto al fatto che la crisi sanitaria, che già da diversi mesi colpisce il nostro Paese, ha portato le strutture sanitarie a scorrere tutte le graduatorie disponibili per affrontare l’emergenza sanitaria”. La denuncia arriva dal segretario della Fp-Cgil Maurizio Serra e dalla segretaria della Camera del lavoro Mirella Collina.
“La situazione presso le strutture residenziali gestite direttamente dall’Asp permette ancora di garantire continuità assistenziale, purché non vi siano nuove cessazioni almeno fino a che non venga espletato il concorso – continuano i due rappresentanti della Cgil -. Occorre, a nostro avviso, uno sforzo complessivo tra tutti i soggetti pubblici coinvolti affinché possano essere adottate soluzioni a più lungo respiro per affrontare questa problematica, almeno fino a quando non potranno essere reperiti infermieri dai soggetti privati, attraverso i loro usuali canali di assunzione. Già dal concorso per infermieri in atto presso la Ausl di Imola e dal concorso, sempre per infermieri, che dovrebbe svolgersi a breve presso l’Asp del Circondario potrebbero essere destinati temporaneamente infermieri presso le strutture accreditate gestite da privati così da superare questa fase emergenziale e garantire la doverosa assistenza agli ospiti anziani. Considerando tali carenze di organico, abbiamo chiesto che gli ospiti che dovessero risultare positivi vengano trasferiti dalle strutture residenziali ai reparti Covid al fine di prestare loro le cure necessarie, viste anche le condizioni di salute già precarie della maggior parte degli utenti, e tutelare gli altri ospiti e tutto il personale, come è stato fatto durante la prima ondata della pandemia”.