Riceviamo questo intervento della Deai (società di gestione del complesso sportivo Enrico Gualandi), Comitato territoriale di Imola e Faenza della Uisp – SportUp.

Prendiamo atto del fatto che il Governo non considera sufficienti né il duro lavoro e l’impegno costante degli impianti e delle società/associazioni per rispettare e per far rispettare i protocolli di sicurezza, né i risultati dei controlli delle Aziende usl e dei Carabinieri del Nas. Prendiamo atto che il Governo ritiene lo sport un’attività “non necessaria”.

Eppure, da sempre la buona salute è una fra le armi migliori per sconfiggere una malattia. Inspiegabilmente, dunque, il Governo ha sottratto agli italiani uno degli strumenti più efficaci per mantenersi in forma senza gravare ulteriormente su un sistema sanitario già in difficoltà. Che visione lungimirante è questa?

Perché, piuttosto, non utilizzare gli impianti sportivi come “check point” per una sorta di censimento/screening sanitario di comunità, e gli/le istruttori/istruttrici come avanguardia e presidio della salute collettiva? Gli impianti vengono frequentati da centinaia di persone di qualsiasi età. Invece di chiuderli, perché non programmare proprio lì i tamponi rapidi?

Se fossimo sicuri del fatto che la chiusura degli impianti sportivi è utile per il contenimento della diffusione del coronavirus, tutti li chiuderemmo volentieri, perché nessuno vorrebbe dare l’impressione di disinteressarsi della salute pubblica. Questa prova/dimostrazione, però, non è tuttora emersa da nessuna analisi effettuata.

(Deai  -Società di gestione del complesso sportivo Enrico Gualandi di Imola)