Mentre, in modo ondivago, veniamo sommersi dalle problematiche relative alla pandemia che sta invadendo la nostra esistenza, corriamo il rischio di dimenticarci di altri aspetti non di secondaria importanza riguardo al destino di tutti noi. Non possiamo assolutamente permetterci di ricordarcene quando riusciremo a sconfiggere il Covid 19: che non sia troppo tardi per incominciare davvero.

A fissare un punto fermo nella memoria, nella nostra memoria, intervengono due uomini che, seppure in campi diversi, hanno rappresentato e rappresentano punti fermi all’interno della nostra società civile: Papa Francesco e Bill Gates.

“La distruzione della biodiversità, il temibile aumento delle catastrofi climatiche e non in secondo piano la gravità della pandemia sui più poveri e deboli rappresentano segnali che devono essere analizzati e approfonditi. Non possiamo più girarci dall’altra parte” (Papa Francesco).

“Qualsiasi piano d’azione riguardante il clima deve iniziare dal riconoscere la gravità del problema: la quantità di CO2 che ogni anno immettiamo nell’atmosfera è paurosa” (Bill Gates).

Questo il punto di vista, il richiamo all’attenzione, il monito di questi due Signori. Oltre, ma non da meno, il problema della plastica, materiale che oramai fa parte della nostra vita, del nostro gestire quotidiano. A volte ci ritroviamo ad utilizzarla in ogni momento della nostra vita, quasi senza accorgercene e ci distraiamo mentre, dopo l’uso, ce ne sbarazziamo a volte con indifferenza. Alcuni dati, forse, ci condurranno verso l’attenzione che il nostro gesto deve attivare.

– la quantità media di microplastiche presenti all’interno dei primi 200 metri di profondità dell’oceano Atlantico: 16,5 milioni di tonnellate

-in media, su ogni metro di coste del mondo, si trovano 50 kg di plastica

– la quantità di plastica prodotta dall’uomo dal 1950 ad oggi? 8,3 miliardi di tonnellate

– ogni anno nel mar Mediterraneo finiscono 570 mila tonnellate di plastica: 33.000 bottigliette di plastica al minuto

– teoricamente, ognuno di noi (Italiani) produce in media 1 kg di plastica ogni 5 giorni

– nei “rifiuti” rinvenuti nelle spiagge il 21,3% è plastica o polistirolo, l’8% mozziconi di sigarette, 7,4% cotton fioc, 9,6% tappi o coperchi di bevande, 4,6% bottiglie e contenitori

E il mondo animale? “Loro” non utilizzano la plastica, la ingoiano:

– 100.000 animali che vivono nel mare e oltre 1 milione di uccelli muoiono ogni anno a causa dell’inquinamento da plastica

– tra le tartarughe di mare recuperate il 90% presentava presenza di plastica nello stomaco

– 116 le specie ittiche del Mediterraneo che hanno ingerito plastica, delle quali quasi 50 sono state ritrovate impigliate nelle reti da pesca

Se questi dati non fossero sufficienti nel sollevare la vostra attenzione e preoccupazione, riporto un dato rigorosamente rilevato: al largo della costa della California e di San Francisco si trova la più grande “isola” di plastica del mondo, un’isola galleggiante che si estende per circa 1,6 milioni di km quadrati, estensione pari alla superficie di Italia, Spagna e Portogallo, Svizzera e Francia messe insieme.

L’impellente necessità del riciclo di tale massa risulta impellente e darebbe un sostanziale aiuto anche all’eliminazione dell’emissione di CO2: riciclare 1 milione di tonnellate di plastica equivale a togliere 1 milione di auto dalla circolazione sulle nostre strade (ovviamente in termini di emissione di CO2).

In Italia solo il 40% della plastica viene riciclata: perchè?

(Mauro Magnani)