Imola. Il grande circo ha chiusi i battenti. L’evento atteso da tanti (?), che era tornato sulle rive del nostro fiume perché non voluto da altri ( sarà bene ricordarlo), ha esibito tutta la sua performance e in silenzio, strano per sè stesso, se ne va.

Gp Formula uno Imola 2020

Mentre, per un eccesso di curiosità, davo una sbirciata sull’unico canale che trasmetteva la diretta dell’evento, andavo con la memoria agli anni passati, quegli anni che non torneranno più: la folla, i colori, le lunghe file di bancarelle coperte di berretti rossi, i furgoni per il rifornimento commerciale che si affannavano come non mai, le fantasiose costruzioni che permettevano di sbirciare qualcosa di là da un muro, le bandiere rosse, il profumo della salsiccia arrostita pronta a terminare il suo destino tra due fette di piadina alla lastra. L’interminabile corteo dalla stazione fino alla riva del Santerno.

In una monotonia senza pari, le monoposto sfrecciavano in un ambiente quasi surreale, incapaci di re-impersonare sè stesse, di rinvenire la loro potenza, di resuscitare quella potenza che da tanto tempo impersonavano. I commentatori, quasi in affanno, cercavano di produrre parole di entusiasmo dovendo ricorrere a tutta la loro abilità professionale per produrre un cambio di tono dovuto all’entusiasmo.

Le colline vuote, le tribune deserte, i prati abbandonati dalla folle: questa maledetta pandemia che appare inarrestabile, ancora una volta ci mostra tutta la nostra debolezza, la nostra fragilità e la nostra incapacità nel rinnovarci. Fin troppo deboli o, forse, esausti nel rinnovarci, riusciamo unicamente nella farsa del ripeterci, nell’impersonare il personaggio di sempre, come un attore di teatro che per tutta la vita impersoni lo stesso pirandelliano personaggio. Da un lato lo sfoggiare e dall’altro il nulla.

Nel triste tentativo di reinventare noi stessi, nell’insulso bailamme derivante dal sogno del passato, riempiremo le strade di scritte che contengono le parole di un ragazzo, un ragazzo che, sarà bene non dimenticarlo, è morto per la nostra stupida ricerca della velocità, dell’ebbrezza, dello spettacolo. Ci re-inventeremo nel personaggio di altri tempi come certo rifugio per il futuro che non sappiamo, che non siamo in grado di affrontare. Dopo il capolavoro della “Grande bellezza” viene prodotta “La grande tristezza”. È così sia.

(Mauro Magnani)