Imola. “La delibere sui criteri di nomina dei rappresentanti del Comune negli enti partecipati è un bluff”, parole dure quelle di Dino Bufi della Lista Cappello. “Siamo molto preoccupati per la deriva autoritaria di questa amministrazione. Pensavamo ci fosse veramente la voglia di cambiare il modo di gestire il potere ad Imola. Invece stiamo assistendo ad una rivisitazione, sotto le mentite spoglie del nuovo e giovane, del vecchio sistema di restaurazione”.

Pur considerando condivisibile la delibera in gran parte del suo testo, soprattutto laddove farebbe pensare ad una valorizzazione dei meriti e delle competenze, “peccato che tutto questo finisca con l’essere uno specchietto per le allodole. Chi ha scritto quella delibera è di certo uno che sa districarsi fra norme e leggi, e sa anche come fare a disattenderle senza dare nell’occhio. Come? Ad esempio all’art. 7 dove nell’indicare i criteri su cui la Commissione deve basare la sua valutazione non è richiamato il precedente art. 3, quello dei famosi requisiti di qualità. Quindi l’art 3 potrà essere disatteso e nessuno potrà rimproverare nulla alla commissione, perché non è richiamato nella parte che riguarda il suo operato”.

Ma c’è di più secondo Bufi: “Tutta la delibera sarà carta straccia per la scelta dei rappresentanti del Comune in Conami, in Area Blu, in Acer e in tutte le società partecipate. Perché? Semplicemente perché chi ha scritto quella delibera ha inserito l’art.10, che consente al sindaco di proporre nelle assemblee di quelle società ed enti qualsiasi candidato di suo piacimento, senza rispettare la procedura di selezione indicata negli articoli precedenti. L’art 10 dice infatti che il sindaco si ‘inspirerà’ a quei criteri. Ma non è obbligato ha rispettarli e tantomeno a fare una selezione pubblica e trasparente”.

La forza di opposizione ha quindi presentato tre emendamenti “per garantire la piena applicazione della parte buona e utile di quella delibera, ma guarda caso la maggioranza li ha bocciati. E l’intervento difensivo fatto fare in Consiglio dalla ex dirigente con 30 anni di servizio nel Comune, Gualandi, la dice lunga su chi lavora mentre sindaco e Giunta fanno fotografie in giro per Imola”.

Infine “non si comprende perché la delibera contenga un divieto di nominare congiunti e affini del sindaco, ma non degli assessori. Si è voluto bellamente disattendere il Dlgs 39/2013. Perche? C’è forse nell’aria la volontà di designare qualcuno vicino a qualche componente della Giunta? O forse più banalmente chi ha ‘ispirato’ e scritto quella delibera non ha voluto che si correggesse un errore cosi marchiano? Se cosi fosse dovremmo veramente stare in allerta: chi governa con presunzione e arroganza rischia di far danni”.