Ferrara. “La filiera pericola ferrarese non è solo “produrre e vendere pere”. È il costante impegno di coltivare un prodotto d’eccellenza, investimenti per l’innovazione, affrontare le sfide di mercato e trovare nuovi sbocchi commerciali. Significa occupazione. Per questo l’arrivo dei risarcimenti del Fondo di solidarietà ci fa dire: era ora che venisse riconosciuto un danno a un comparto strategico per la nostra economia agricola”. – ha commentato Stefano Calderoni, coordinatore di Agrinsieme Ferrara – il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri, Legacoop, Confcooperative e AGCI – alla notizia dello stanziamento dei circa 63 milioni di euro del Fondo di solidarietà nazionale per compensare i danni da cimice asiatica.

Dei 110 milioni stanziati dal Ministero delle Politiche Agricole per il triennio 2020-2022, oltre la metà sono andati, infatti, alla nostra Regione, la più colpita dall’insetto che anche quest’anno ha provocato danni ingenti, arrivati mediamente a colpire il 30-35% del prodotto.

“Sicuramente i fondi stanziati – continua Calderoni non basteranno a coprire tutte le perdite, che la Regione ha stimato a 112 milioni di euro, ma sono una boccata d’ossigeno per una filiera che negli ultimi anni ha conosciuto una crisi senza precedenti. A Ferrara c’è stato un calo progressivo degli investimenti a pereto, che adesso sono circa 8.000 ettari – nel 2010 erano quasi 10.500 – perché il prodotto ha perso gradualmente la sua capacità di fare reddito, quindi le aziende hanno eradicato i frutteti e non hanno più investito. Insieme agli ettari abbiamo perso 60mila posti di lavoro, un danno occupazionale e sociale enorme in un territorio a vocazione agricola. La cimice è stata il colpo di grazia, ci siamo ritrovati impotenti di fronte a un parassita resistente a quasi tutte le molecole per la difesa sanitaria. E ora, oltre al danno la beffa: rischiamo di perdere anche quelle poche sostanze che, in una strategia di difesa più ampia, riescono a contenere minimamente i danni. In Italia abbiamo dovuto rinunciare, negli ultimi anni, al 50% di prodotti fitosanitari, per i quali non è stata rinnovata l’autorizzazione.”

Agrinsieme Ferrara ribadisce, inoltre, la necessità di riconoscere come fenomeno calamitoso anche la maculatura bruna, un altro grave problema fitosanitario che sta mettendo sotto scacco la produzione.

“Da qualche anno la cimice è in ‘buona compagnia’ – spiega il coordinatore di Agrinsieme – perché a bersagliare i nostri pereti, abbassando notevolmente la qualità e la disponibilità di prodotto commercializzabile, c’è anche la maculatura bruna, una fitopatologia fungina molto aggressiva e difficile da debellare, sempre per la mancanza di molecole e di un gap nella ricerca scientifica che ancora non ha trovato strategie di difesa risolutive. Anche per questi danni, che spesso danneggiano anche la metà del prodotto vendibile, servono risorse e sostegno. Bisognerebbe, inoltre, pensare a misure di fiscalità agevolate per le aziende della filiera – da quelle agricole alle cooperative – che assumono personale. Il costo della manodopera è una delle voci che pesa di più sui bilanci degli agricoltori e delle aziende che trasformano e commercializzano le pere, e una serie di sgravi fiscali favorirebbero sicuramente l’occupazione”.

“La produzione di pere nel ferrarese – conclude Stefano Calderoni – è all’insegna della sostenibilità e anche noi crediamo in un’agricoltura che salvaguarda l’ambiente. Ma la sostenibilità deve essere anche economica e sociale. Per questo diciamo che i fondi che arriveranno alle aziende sono un primo, importante passo, verso un futuro dove le filiere d’eccellenza sono valorizzate, un futuro fatto di ricerca per trovare strumenti di difesa efficaci che ci consentano di continuare a coltivare le nostre varietà di pere.”