Joe Biden è il presidente Usa, vincendo anche quell’arrogante e prepotente priorità trumpiana, “American First” che considerava gli interessi Usa primari rispetto alla natura del Paese stesso, con il permesso anche di inquinare. A poche ore dal trionfo del candidato democratico questa aberrante propaganda repubblicana è stata già del tutto dimenticata, anestetizzata dal largo consenso elettorale ottenuto dai democratici e soprattutto dalle prime dichiarazioni del neo presidente e della sua “vice” Kamala Harris tutte improntate alla necessità di una riconciliazione nazionale, un messaggio questo rivolto ai repubblicani (e Trump) che in questi anni hanno cambiato e spaccato l’America in due, malgrado dal 1992 siano sempre andati in minoranza col voto popolare, tranne che con Bush (figlio) nel 2004.

Joe Biden

Dalle prime parole del nuovo inquilino della Casa Bianca si è capito che le intenzioni sono di far camminare gli americani verso un futuro più verde adottando modelli sostenibili e rigenerativi che porteranno benefici a livello sociale, ambientale (e di businness) e per la promozione dell’economia circolare, capitalizzando consenso ed ecosostenibilità e riempiendo (forse) in questo modo, con un movimento della gente da diverse origini, quel grande vuoto lasciato dall’elettorato centrista moderato.

In agenda sono già pronti per l’esecutivo i temi affrontati in campagna elettorale, sia per revocare le misure più dure in tema di immigrazione tanto di riportare gli Usa negli accordi sul clima e nell’Oms, sia per ricucire i rapporti con gli alleati europei quanto di varare misure a sostegno dei lavoratori colpiti dalla pandemia; Biden ha usato moderazione, realpolitik e intelligenza tanto da capire di non saper accendere una piazza, e così facendo ha conquistato con competenza, tolleranza e ragionevolezza sia quelli alla (sua) sinistra che quei centristi repubblicani stanchi dei negazionismi di Trump e sensibili al tema dei tanti diritti civili: pace, giustizia e solidarietà, lotta ai cambiamenti climatici, riduzione delle disuguaglianze, istruzione di qualità per tutti, città e comunità sostenibili, parità di genere, lavoro e crescita economica, non dimenticando altresì la priorità dell’emergenza Covid-19.

Più presto a dirlo che a farlo, ma si sa l’America è la terra delle grandi opportunità e con l’avversario Trump in grado di non nuocere sarà tutto più semplice per le democrazie liberali, anche europee, (ri) spolverare i “sogni” di John Kennedy, Martin Luther King e Barak Obama sulle tante “visioni” democratiche votate nel Paese da una maggioranza sempre più larga, a favore ad esempio del Green New Deal che piace tanto all’elettorato più giovane; non sarà facile mantenere del tutto l’appeal delle “lobby” dell’energia che dovranno scontare ovvie restrizioni, quelle di (ri) mettere i limiti alle emissioni di CO2 alle centrali elettriche a carbone (voluti da Obama), (ri) obbigare al controllo degli sversamenti in acqua di arsenico e mercurio, oltre a salvaguardare api e altri insetti impollinatori dall’uso indiscriminato dei pesticidi, e tutta una serie di norme volute dall’amministrazione Obama che furono cancellate da Trump.

(Giuseppe Vassura)