In merito alla vertenza che ha visto protagonisti la Cefla, che ha ceduto il ramo d’azienda ShopFitting, e i sindacati dei metalmeccanici, riceviamo e pubblichiamo un intervento di Stefano Moni della Fiom Imola e di Samuele Lodi della Fiom Emilia Romagna.

L’intento della Fiom era quello di ottenere il periodo più lungo possibile di garanzia occupazionale per i lavoratori interessati in caso di problematiche della new.co: 18 mesi di garanzia, più la possibilità di entrare in un bacino per future assunzioni di Cefla, con permanenza massima temporale in detto bacino fino al 31/12/26, è certamente un risultato positivo e da valorizzare.
Non è certamente ciò che si voleva ottenere e, soprattutto, ciò che ci si sarebbe aspettati da Cefla. Una delle principali cooperative metalmeccaniche del Paese che decide di cedere un ramo di azienda ed i lavoratori in esso impegnati: un grave e pericoloso precedente che adombra il senso dello spirito cooperativo, nonchè il bagaglio culturale e valoriale del movimento stesso.
Non è retorica, nemmeno gretto populismo. Non è nemmeno volontà di fuggire dal merito della discussione. La Fiom è stata presente al tavolo e con i lavoratori dal primo all’ultimo giorno. E ha operato secondo il mandato ricevuto da loro. Ma non si può fare finta che non sia successo nulla di particolarmente grave. Una lacerazione si è prodotta per volontà di Cefla. Una lacerazione che produrrà conseguenze.
E’ ideologico volere tutelare i lavoratori messi fuori dalla porta da Cefla? E’ ideologico mettere in campo una rivendicazione che provi a dare garanzie a quei lavoratori la cui dignità è stata calpestata da Cefla? E se Cefla non ha proceduto unilateralmente (come la legge gli avrebbe concesso) è semplicemente perché ha voluto preservare un minimo della propria immagine nell’ambito del tessuto sociale e territoriale di Imola. L’operazione si è compiuta, l’accordo è stato fatto, proviamo però, almeno, ad avere un briciolo di onestà intellettuale: sono migliaia le aziende che, in crisi, utilizzano tutti gli ammortizzatori sociali disponibili prima di arrivare alla decisione o di ridurre il personale o di provare a cedere qualche ramo aziendale. Cefla aveva ancora disponibilità di ammortizzatori sociali, ma ha fatto altro. Legittimo, certo. Ma la solidarietà non è più di casa nella cooperativa Cefla? La Fiom è convinta che le cooperative siano altro da Cefla. La solidarietà è un valore che il tavolo di confronto per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle aziende cooperative metalmeccaniche dovrà confermare.
E’ evidente che sarà necessario aprire una riflessione sullo spirito e sui valori fondanti della cooperazione e sulla sua diversità rispetto a tutte le altre aziende private. La vicenda Cefla ci dice che, se lo spirito ed il valore della cooperativa sono ancora vivi, vanno certamente riattivati. Se sono ancora vivi, certamente in Cefla non sono di casa.