Faenza. Nella vita un po’ di leggerezza serve sempre, soprattutto in periodi come questo dove tutto – relazioni comprese – è in qualche modo “sospeso” o comunque risente del disagio generale. E parlando proprio di disagio, Laura Scaini e Giulia Nardo hanno centrato in pieno l’obiettivo, con la pubblicazione del loro libro “Vabbè. Mi sono fatta di peggio”, esilarante raccolta di aneddoti riguardanti disastri relazionali e non solo, tratta dall’omonima pagina Facebook presente già da diversi anni, pubblicata da Prospero Editore (e in vendita sul sito di Prospero Editore, oltre che sulle maggiori piattaforme e-commerce quali Amazon, Ibs, Feltrinelli ed altri). Uno scritto realista, ma capace di strappare una risata sempre e comunque (ma soprattutto nei momenti “no”).

Conosco Laura e Giulia da una vita (più precisamente dai tempi dell’università), ma non abbastanza da togliermi qualche curiosità in proposito, ed è per questo che le ho coinvolte in un’intervista “doppia”.

“Vabbè. Mi sono fatta di peggio”: un titolo che parla da solo, ma soprattutto di disavventure amorose/relazionali. Qual è stata la ragione principale che ha scatenato in voi l’idea di scrivere su questo argomento?
Laura: “Principalmente perché è un argomento che conosciamo bene! Quando abitavamo insieme a Bologna, io e Giulia collezionavamo una serie di relazioni improbabili che ci lasciavano abbastanza basite. Invece di piangere sul latte versato, abbiamo deciso di ridere sul medesimo. I fallimenti, infatti, se visti da un’altra prospettiva, possono facilmente trasformarsi da tragedia in commedia”.

Giulia: “Non prendersi sul serio, vivere con ironia, ridimensionare le delusioni, elaborare in senso positivo tutti i dispiaceri amorosi, sono queste le principali idee che muovono la pagina. Un modo di pensare che abbiamo voluto diffondere anche attraverso il libro”.

Quali sono stati i momenti più divertenti nel “making of” di pagina Facebook e libro?
Laura: “Della pagina mi diverte molto leggere le testimonianze che ci arrivano tramite posta e confrontarmi con Giulia sulle medesime. Ci ricordiamo di quando certe stranezze capitavano a noi ed inevitabilmente ci immedesimiamo nei vari protagonisti, cadendo anche in momenti Armarcord (‘ti ricordi quando sei stata con quello? Ti ricordi di quell’altro con cui hai fatto questo?’). Molto divertenti sono anche alcuni commenti sotto le varie storie: certi, bisogna ammetterlo, sono più divertenti delle storie stesse. Chiaramente non mancano le critiche, ma ci sta, fa parte del gioco. Per quanto riguarda il libro, mi è piaciuto selezionare le storie più bizzarre e trovare un titolo che rendesse loro giustizia!”.

Giulia: “La scrematura delle testimonianze è la parte più impegnativa ma che mi appassiona sempre. Anche quando scartiamo qualche storia cerchiamo sempre di empatizzare con chi ci manda la testimonianza senza però perdere l’ironia. Alle volte è difficile, più che storie ironiche ci arrivano sfoghi o confessioni impubblicabili, altre volte invece è più semplice in quanto è la persona stessa che racconta le cose ridendoci su. La cosa bella è che spesso io e Laura leggendo le testimonianze pensiamo le stesse cose. Questo nel tempo ci ha legato molto e con lei mi diverto sempre tanto”.

Il vostro libro racconta (in chiave ironica) di disastri amorosi, debacle sessuali, ripescaggi molesti e molto altro, il cui trend sta crescendo sempre di più; come mai secondo voi di questi tempi la frequenza di imbattersi in “casi umani” nel nostro cammino è aumentata in maniera esponenziale?
Laura: “Probabilmente perché siamo noi stesse dei casi umani e si sa… chi si somiglia si piglia! Scherzi a parte, non so se il trend sia in aumento, ma penso che faccia parte della vita incontrare gente che con noi ha poco a che fare: siamo tanti e siamo tutti diversi!”.

Giulia: “Io penso che il diffondersi della cultura usa e getta abbia ripercussioni anche nei rapporti: si tende a passare da una storia all’altra senza soffermarsi troppo o magari farsi un esame di coscienza. Così, andando avanti, le persone si irrigidiscono sui propri difetti e convinzioni dando luogo ad episodi decisamente bizzarri. Personalmente invece penso sia normale trovare più casi umani alla mia età (33 anni). Voglio dire: quelli buoni sono già stati presi (scherzo ovviamente)!”.

Che consiglio vi sentite di dare a chi legge il vostro libro?
Laura: Pensi che se fossimo in grado di dare consigli avremmo scritto un libro intitolato: ‘Vabbè. Mi sono fatta di peggio’? (ride)”.

Giulia: “Se qualcuno compra un libro con un titolo del genere… beh, ha certamente abbastanza pelo sullo stomaco e non ha bisogno di consigli”.

“Vabbè. Mi sono fatta di peggio” è presente anche su Instagram : @vabbemisonofattadipeggio.

(Annalaura Matatia)