Ma se il corpo umano è composto da migliaia di “geni”, da dove esce tutta questa gente imbecille? (Mafalda)

Alla guida del mondo c’è un imbroglione in meno.

Non è il vaccino anti covid ma è comunque una buona notizia.

Ne beneficeranno l’ambiente, la cooperazione internazionale e l’etica.

L’estetica no, Melania ci mancherà.

Il fetido congedo di Donald Trump, oltraggioso prima di tutto verso il popolo americano, primo solo quando ti sostiene e altrimenti truffaldino, non risolve naturalmente il problema planetario.

Anche la madre degli imbroglioni è sempre incinta.

Di nuovo c’è che oggi i prepotenti non si curano più di nasconderlo.

Fake, come si chiamano ora le menzogne, manipolazione, sopraffazione, è il campionario di armi politiche non convenzionali che hanno come bersaglio, prima ancora che gli avversari, la verità.

La scomposta reazione di Trump al voto popolare fa il paio con la scriteriata levata di scudi contro le misure anti covid in Italia, condita di minacciosi richiami alla rivolta sociale.

Cacciari muove dai cambiamenti nella politica che hanno accompagnato le trasformazioni della società per concludere che non si può dire che Trump sia di destra.

Cos’è, allora?

Un fungo uscito nottetempo dal sottosuolo?

O non piuttosto un ramo, storto quanto volete, di un albero secolare.

E con lui LePen, Orban, Salvini, Meloni, Briatore, Belpietro, i fondamentalisti, gli xenofobi, i reazionari di ogni dove che gli son fratelli.

In questi rivolgimenti Cacciari dove si mette?

Visto che sembra sedotto dalla fragile tesi del superamento delle categorie destra-sinistra.

Parto senile di una generazione che pare incapace di relativizzare il proprio deluso presente.

E di vedere che, malgrado tutto, c’è ancora chi vuole aprire e chi vuole chiudere, chi vuole unire e chi vuole dividere, chi vuole ridurre le ingiustizie sociali e chi le vuole mantenere.

Per cosa ha votato se no chi ha scelto Biden?

Se si spegne la luce più che gridare che è buio serve accendere un fiammifero.

Si stenta a credere che il filosofo veneziano possa concedersi ad argomentazioni come quella che vuole “facile” trovare la via per uscire dalla morsa della pandemia e della crisi economica.

Come nessun Paese occidentale riesce a fare.

Come lui non si perita di dire.

Ormai tutti si alzano la mattina e buttano il loro ciocco di legno sul fuoco acceso sotto il sedere di chi, per amore o per forza, si assume la responsabilità di decidere.

Il coro canta che ci vorrebbe un Governo autorevole, così come si dice che nella minestra ci vuole il sale.

Ma se proviamo a chiederci chi possieda questo bene prezioso vien fuori solo Angela Merkel.

Nel mondo intero.

Allora capisci che qualcosa, in questo modo di affrontare i problemi di un millennio che ci riserverà altre sorprese, non gira per il verso giusto.

Nè tra i governanti.

Nè tra i governati.

Che se vogliono il meglio, se hanno di meglio, si facciano avanti o, almeno, votino il meno peggio di quel che c’è.

Alla guida degli Stati, delle Regioni, delle Città.

E dopo averli scelti, li aiutino.

Oggi mancano entrambe queste condizioni.

Quando buon senso vorrebbe che, tanto meno un Governo è forte, tanto più i cittadini si adoperino per supplire a questa carenza con comportamenti responsabili.

Per dirla col mio amico Carlin, siamo quasi obbligati a diventare virtuosi.

Anche se l’impresa appare ardua.

Si ha l’impressione che le decisioni politiche non siamo prese nel senso pieno e buono del termine, guardando all’interesse della comunità, ma siano piuttosto dettate dal calcolo.

Solo così si può spiegare il contrasto fra Governo e Regioni, in ispecie quelle rette dalla destra sovranista.

Quale sia la situazione lo sappiamo, e lo sanno anche Governatori e Sindaci.

La storia dei dati vecchi è ridicola.

Quelli aggiornati sono peggiori.

Per stare davanti al virus c’è un solo modo: chiudere.

Così fan tutti.

Se non lo vuoi fare devi interagire con la sua marcia secondo lo schema azione- risultato- azione.

Puoi farlo con coraggio.

Oppure con opportunismo, mandando avanti un altro.

Che a te vien da ridere.

A chi muore meno.

Al di là dei ritardi e delle incertezze del Governo, che pure ci sono, la cosa sembra funzionare così: se lo Stato non chiude, l’accuso di non farlo.

Se chiude l’accuso di farlo.

Se non sono in zona rossa voglio che le chiusure siano diversificate.

Se sono in zona rossa voglio che siano generalizzate.

Se passo da una zona all’altra, inverto la pretesa.

Visto che si parla di vite umane, perdute o rovinate, l’irresponsabilità si colora di vigliaccheria.

Ci stiamo comportando come falene impazzire attorno a una lampada.

Fino a bruciarci le ali.

Riscaldamento globale, pandemia, recessione, ingiustizia, fame, guerre, migrazioni.

Il mondo è scosso, tutto è in movimento, tutto si polarizza, ricchezza, sicurezza….

Ma la contrapposizione non genera dialettica, non si traduce in sintesi.

È come se avessimo perduto la nostra millenaria capacità di trasformare la conflittualità in civiltà.

Da oltre oceano arriva sulle sponde della vecchia Europa una piccola onda di speranza, “a little wave of hope” nelle parole di Robert Kennedy, che può produrre, assieme ad altre onde che dobbiamo saper suscitare, “una corrente in grado di spazzare via i più poderosi muri di oppressione e resistenza”.

La missione non è cambiata.

Sono cambiati solo i muri.

Quelli abbattuti li abbiamo sostituiti con muri nuovi, materiali e mentali.

“Ogni giorno camminiamo come dentro un’ombra – scriveva Luciano Anceschi qualche tempo fa- dire “tutto è nulla, anche la coscienza del nulla” e trarne conseguenze apocalittiche oggi è troppo facile.

Bisogna aver fatto l’esperienza del nulla per sapere quanto il nulla possa essere attivo, produttivo, ricco di stimoli, possa sorprendentemente aiutarci a ritrovare il senso della continuità e della mobilità, dell’intensità e della lentezza, senza timori e remore.

Un umanesimo disilluso avverte che dopo tante decapitazioni, dopo tante distruzioni, la testa cresce di nuovo”.

(Guido Tampieri)