I primi freddi autunnali hanno portato con sé la seconda ondata della pandemia che da ormai molti mesi affligge non sono il nostro Paese, ma il mondo intero. Come previsto da alcuni, l’aumento vertiginoso dei casi ha costretto il governo a varare nuovi Dpcm con i quali sono state limitate molte attività. Se in un primo momento si è cercato di arginare il disastro con coprifuoco e chiusure di solo certi esercizi commerciali, ora l’Italia è divisa in tre zone a seconda della gravità dei contagi e alcune regioni sono sottoposte a veri e propri lockdown, seppur meno restrittivi di quello della scorsa primavera. Alcune attività, però, hanno dovuto chiudere i battenti in tutta la Penisola. È il caso anche delle sale gioco, la cui chiusura mette a repentaglio il posto di lavoro di molti italiani.

Cosa dicono le nuove e vecchie regole

La chiusura delle sale gioco non è infatti arrivata con la divisione dell’Italia in zona rossa, arancione e gialla. Queste attività erano infatti già soggette al Dpcm entrato in vigore il 25 ottobre che limitava gli orari di alcuni esercizi e la chiusura totale di altri. Se ristoranti, bar e pub potevano servire i loro clienti dentro i locali solo fino alle 18, piscine, palestre e sale da gioco sono invece state chiuse fino a data da destinarsi. Tutti i negozi legati al mondo del gioco d’azzardo sono stati considerati parte di quelle attività cosiddette non essenziali. A tenere compagnia a sale giochi, sale bingo e casinò spiccano anche teatri, cinema, parchi divertimento, circoli sportivi, terme e centri benessere.

Secondo il Governo, infatti, tutte le attività relative a questi servizi possono essere posticipate e non sono urgenti. La realtà è però molto lontana dalla teoria perché sono molti gli italiani che usufruiscono quasi quotidianamente di questi servizi e la cui chiusura può avere un forte impatto nella qualità della vita di tutti i giorni. La divisione dell’Italia nelle tre zone non ha inoltre significato la riapertura per queste attività in alcune regioni. Se nelle zone gialle, ad esempio, i ristoranti possono operare fino alle 18 e poi procedere con le consegne a domicilio, le sale da gioco rimangono soggette a chiusura su tutto il territorio.

Duro colpo per il settore

La chiusura di sale da gioco e casinò è un duro colpo per il settore. Sono infatti diverse le categorie a vivere sulla loro pelle gli effetti di questo Dpcm. Primi fra tutti i frequentatori abituali di queste attività, che devono trovare delle valide alternative riguardanti tutti i settori che sono stati chiusi. Se gli sportivi possono fortunatamente fare ancora attività fisica in casa e all’aperto, anche se questa difficilmente sostituirà del tutto i benefici della palestra, di allenamenti mirati e dell’assistenza di un persona il trainer, gli amanti del gioco possono trovare un sostituto ai tavoli verdi su cui giocare a poker o alle slot machine tradizionali grazie a internet. La concorrenza è però ampia e siti web come Casinos.it, che permettono di provare gratis le slot più famose come Ulisse e Sphinx prima scegliere a quale casinò online affidarsi, sono strumenti ormai essenziali per i clienti che vogliono svolgere le proprie attività preferite online.

Se nel settore sportivo, inoltre, sono presenti delle eccezioni alla regola come nel caso delle gare sportive che vedono competere professionisti e gli allenamenti agonistici di sport riconosciuti da Coni, Cip e altre federazioni sportive, purché a porte chiuse, altri settori che sono stati costretti a chiudere, tra cui appunto quello del gioco, non sono così fortunati e lo stop alle attività è totale e privo di eccezioni. Non sono però solo gli appassionati a pagarne le conseguenze: come ricorda Domenico Distante, presidente dell’Associazione nazionale gestori gioco di Stato, in ballo ci sono i posti di lavoro di ben 150.000 persone. Il settore del gioco richiede infatti un gran numero di professionisti tra gestori delle sale gioco, croupier e non solo. Secondo invece Marcello Minenna, direttore generale dell’ADM, il Governo sta inoltre dimostrando un accanimento ingiustificato verso il gioco legale, non sforzandosi invece abbastanza per risolvere l’annoso problema del gioco illegale. Il futuro di questo settore e di chi ci lavora sembra quindi ora appeso a un filo, privo di vere sicurezze e in balia dell’andamento della pandemia, mentre le settimane di chiusura obbligatorie, che potrebbero trasformarsi in mesi, potrebbero avere un impatto irrimediabile su un settore importante per il nostro Paese.

Sono molte le categorie scontente e messe in ginocchio dalle nuove chiusure imposte dal Dpcm. A ristoratori e piccoli commercianti si uniscono i lavoratori del mondo del gioco d’azzardo, che hanno dovuto cessare ogni attività dalla fine di ottobre e il cui settore, secondo gli esperti, non viene preso sufficientemente sul serio.