Una manifestazione contro la violenza sulle donne

Quest’anno a causa delle norme anti Covid le donne non saranno in piazza per il presidio territoriale che avrebbero voluto. Era scontato, ma lo precisa il comunicato della Rete delle donne di Imola che tuttavia non lascerà passare sotto silenzio la data del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne. La Rete sarà  comunque presente in quella data con una installazione in Piazza Matteotti, visibile dalle 17 alle 19 di mercoledì . Uscire dalla violenza si può: le foto delle donne uccise, quest’anno già 80, saranno alternate con brevi testimonianze di coloro che hanno trovato il coraggio di denunciare e di intraprendere un percorso di uscita.

La Rete delle donne inoltre invita chi vuole prendere la parola ed esprimere il proprio pensiero in merito a mandare un messaggio scritto, audio o video a retedonneimola@gmail.com. I contributi saranno pubblicati dal 20 al 27 novembre sulla pagina Facebook della Rete.

“Dall’inizio dell’anno” dice il comunicato,  “(…) i casi di violenza sono aumentati, complice anche il periodo di lockdown che ha costretto molte donne a una convivenza forzata con uomini violenti. Lo sottolineammo all’inizio del lockdown in primavera, divulgando l’appello della rete Di.Re.
Anche i dati dei centri antiviolenza del territorio confermano un incremento: alle 76 donne che avevano già avviato un percorso di sostegno, se ne sono aggiunte in questi dieci mesi altre 126”.

Le donne imolesi della Rete, ribadiscono come la violenza maschile non sia una emergenza, ma un fenomeno strutturale del sistema sociale e culturale e come tale va affrontato. Nella piattaforma presentata lo scorso 8 settembre al Parco dell’Osservanza già lo evidenziarono e avanzarono una serie di proposte concrete rivolte anche alle Istituzioni locali. “Non solo” continua il comunicato, “occorre un adeguato finanziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Si deve agire contestualmente a livello sociale, politico, legale e culturale per favorire la parità di genere in ogni ambito, eliminando le discriminazioni e gli stereotipi sessisti”.

Nulla giustifica la violenza degli uomini sulle donne. E occorre smettere di parlare di corresponsabilità perché il solo e unico responsabile è l’uomo maltrattante che agisce la violenza o infligge la morte. “Oggi invece la responsabilità della violenza subita è messa in capo alla donna che denuncia: deve infatti dimostrare di essere innanzitutto una donna e una madre credibile, poi una donna che ha subito una violenza e solo infine, forse, la giustizia interviene sull’uomo violento”. Autori di violenza maltrattanti possano, grazie al codice rosso, ottenere agevolazioni, sconti di pena e la sospensione condizionale di questa. Basta intraprendere un percorso di recupero psicologico presso centri per uomini maltrattanti. Tutti autentici ravveduti?

Infine, conclude la nota, “le risorse pubbliche dovrebbero essere invece destinate a un fondo per il sostegno economico a favore di quelle donne e dei loro figli che sono costretti a lasciare la propria casa e a interventi per favorire l’accesso al lavoro, ai servizi e agli alloggi pubblici. Casa e lavoro sono infatti fattori indispensabili per costruire un’autonomia economica e una possibilità effettiva di uscire dal ricatto della violenza maschile in ogni sua forma”.