Imola. L’associazione di volontariato “Iniziative Parkinsoniane Imola”, attiva dal 2008, si prende cura dei malati di Parkinson del territorio imolese e delle loro famiglie. Grazie al sostegno importante e continuativo della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, oltre alle donazioni di enti e privati, riesce nel suo intento di essere costantemente vicina ai suoi assistiti.

Ecco un’intervista a Paolo Badiali, presidente dell’associazione, il quale, in occasione della giornata della Malattia di Parkinson 2020, riassume le attività dell’associazione in questo ultimo anno.

 Qual è stata l’attività dell’associazione in questo anno?

“L’anno 2020 ci ha riservato momenti difficili a causa del Coronavirus, che ha modificato e sta modificando le nostre abitudini con inevitabili limitazioni nelle nostre attività. Le regole necessarie a contrastare la diffusione del virus hanno comportato un’importante riduzione delle attività riabilitative con notevoli danni per chi soffre della malattia di Parkinson”.

 Quali devono essere gli interventi principali utili a fronteggiare la malattia?

“Questa patologia si manifesta con un progressivo blocco della mobilità e con un rallentamento dei movimenti causato dalla limitata produzione di dopamina. Il professor Cortelli (direttore Scuola di specializzazione in Neurologia dell’università di Bologna ed ex presidente nazionale  della Limpe) afferma che due sono le cure fondamentali per un malato di Parkinson: la prima è la Levodopa, medicinale  con effetti sempre positivi sui malati e limitati effetti collaterali, che invece caratterizzano altre terapie anche più recenti. La seconda è l’attività fisica che rallenta la progressione negativa di questa malattia cronica”.

Su questa seconda cura si svolge la vostra attività?

“Sì, su questo secondo punto si è concentrata l’azione della nostra associazione, che opera nel territorio allargato dell’Imolese e svolge attività tutto l’anno, senza interruzioni temporali, a beneficio di oltre cento pazienti. E’ con piacere che vogliamo sottolineare che anche in questo difficile 2020 non ci siamo fermati. A febbraio a causa del lockdown abbiamo dovuto interrompere tutte le nostre attività sociali ed informative, l’assistenza psicologica e anche la fisioterapia e la logopedia, che svolgevamo al Pala Ruggi.  Ma per queste ultime due attività abbiamo chiesto ai nostri operatori di realizzare dei video con gli esercizi da fare, che abbiamo inviato ai nostri associati e hanno permesso ai pazienti più volonterosi di continuare a fare attività a casa, anche se da soli”.

Con l’estate come sono riprese le vostre attività?

“All’inizio di giugno, con la riduzione di parte dei blocchi Covid, abbiamo ripreso l’attività di gruppo all’aperto (fisioterapia e logopedia) adottando tutte le precauzioni necessarie, mettendo in campo tutte le competenze preventive del dottor Guido Laffi (vicepresidente dell’associazione e direttore, prima del pensionamento, del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl ) e dei volontari della Croce Rossa. In agosto ci siamo trasferiti al parco delle acque minerali, dove per tutto il mese abbiamo svolto AFA (attività fisica adattata) a gruppi omogenei di pazienti. Nel mese di settembre abbiamo svolto il corso di Nordic Walking, tenuto dagli istruttori della Nordic Walking Valsanterno. Ad inizio ottobre abbiamo ripreso la fisioterapia e la logopedia indoor al Pala Ruggi, sempre con un triage all’ingresso con misura della temperatura, disinfezione delle mani, auto dichiarazione,  uso della mascherina e della visiera (per gli esercizi di logopedia), poi adeguato distanziamento. Eravamo già pronti per iniziare i corsi da svolgere nella piscina termale di Riolo Terme. Ad inizio novembre tutti questi programmi sono saltati a causa del secondo lockdown”.

Avete dovuto nuovamente rivedere i vostri programmi?

“Questa situazione sicuramente poteva metterci in difficoltà e rallentare la nostra corsa. Non è stato così, in quanto il Consiglio Direttivo ha elaborato un nuovo progetto. Dal 9 ottobre abbiamo iniziato a svolgere fisioterapia e logopedia in diretta a distanza, utilizzando le moderne tecnologie di comunicazione, Google meet in particolare. Per altre realtà, quali scuola o mondo del lavoro, è un’operatività ormai consolidata. In una realtà come la nostra, dove la platea è composta da malati di Parkinson con età media elevata, poteva sembrare un’ipotesi surreale. Invece sta funzionando. Siamo solo alla seconda settimana di attività, ma possiamo considerarci estremamente soddisfatti, vista la notevole partecipazione e l’interesse espresso dai pazienti, che possono continuare a svolgere  le attività riabilitative interagendo con l’operatore e con gli altri partecipanti ai corsi. Attualmente sono impegnati circa 40 pazienti, divisi in due gruppi,  che svolgono 2 ore di attività 3 giorni alla settimana (lunedì, mercoledì e venerdì) sotto la guida alternata di 4 professionisti (due fisioterapisti e due logopediste) esperti sulla riabilitazione specifica della malattia di Parkinson. E’ un calendario impegnativo ma vogliamo anche darci appuntamenti frequenti per recuperare un’attività più ridotta, in generale, e anche perché, vederci più spesso, ci fa stare meglio. In ogni caso abbiamo riscontrato di persona che un’attività fisica continua ed una variabilità delle  discipline proposte costringe il malato a reagire ed a svolgere anche quella ginnastica mentale che aiuta a mantenere, per un periodo più lungo, una qualità di vita soddisfacente. Tutto questo è possibile grazie al contributo erogato dalla Fondazione Cassa Risparmio di Imola, che ci permette di offrire gratuitamente questi servizi ai nostri pazienti/amici parkinsoniani. Confidiamo nella sensibilizzazione  dei nostri concittadini ad offrire donazioni a Iniziative Parkinsoniane Imolesi, in  occasione della giornata nazionale del Parkinson. Nel sito web parkinsonimola si possono vedere le attività descritte e le modalità per le  donazioni”.