Le donne di Trama di terre a una manifestazione

“Da 4 anni ogni 25 novembre Trama di Terre chiude il Centro Antiviolenza per protesta contro le istituzioni governative, nazionali e locali, che si ricordano della violenza maschile solo il 25 novembre o l’ 8 marzo. In quest’anno fatto di passate e future chiusure abbiamo deciso di rimanere aperte, affinché le donne che vivono tale esperienza non percepiscano messaggi confusi anche a causa di una comunicazione pubblica delle istituzioni non sempre bene organizzata”.

Così esordisce il comunicato di Trama di Terre in occasione della giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne. “Il 2020 verrà ricordato come l’anno della pandemia. Purtroppo verranno dimenticate, come ogni anno, le donne vittime di quel virus secolare chiamato violenza maschile che quando non uccide, lascia ferite indelebili sul corpo e sulle vite di molte donne, native e migranti, e dei loro figli/e.

Il Centro Antiviolenza è sempre aperto, lo è stato durante il lockdown di marzo e lo è in questo nuovo semi lockdown, affinché le donne non subiscano ulteriori conseguenze rin-chiuse in case che possono essere nemiche per sé e i propri figli/e, se condivise con uomini maltrattanti e violenti”.

I dati

 Nei primi 10 mesi del 2020 per motivi di violenza le donne che si sono rivolte al Centro Antiviolenza sono state 111. Accolte per la prima volta 54, mentre in percorso dagli anni precedenti 57. Fra le 54 donne vittime di violenza 25 sono italiane, mentre 29 sono provenienti da paesi diversi. Le donne con figli sono 40, mentre le restanti 14 sono  single.

“Rispetto all’anno precedente” prosegue il comunicato, “le richieste di aiuto sono diminuite (erano state 80 nel 2019) per diversi motivi:

– il periodo di lockdown tra marzo e maggio ha di fatto ridotto drammaticamente la possibilità per molte donne di richiedere sostegno;

– la comunicazione sull’apertura dei centri attraverso il 1522, evidentemente non ha funzionato, dal momento che il nostro Centro non ha accolto nessuna donna in quel periodo attraverso il numero di pubblica utilità;

– le donne, native e migranti della città, sono abituate ad avere un accesso diretto al centro di Trama di Terre. Il lockdown non lo ha permesso poiché il controllo degli uomini in casa è stato più pressante e intenso;

– il nostro progetto itinerante “Carovana dei diritti di genere delle donne” è stato interrotto a causa delle restrizioni sanitarie. Questo ci ha impedito di incontrare donne su tutto il territorio circondariale.

Gli autori autori della violenza: 30 tra coniugi o partners con cui le donne hanno una relazione, 4 sono i padri/fratelli, 13 sono gli ex, mentre 7 risultano estranei ad una relazione intima. 28 sono italiani, 23 stranieri (3 n.p.).

Più ostacoli, oggi, per uscire dalla violenza. La pandemia ha reso i contatti più difficili

 Il comunicato evidenzia che le donne colpite dalla violenza maschile e dal maltrattamento hanno intensificato il loro rapporto con il centro nei percorsi già avviati e molte donne sono tornate. Le ragioni sono da cercare nell’aumento degli ostacoli oggettivi alla ricostruzione di una vita libera dalla violenza. Anche a causa della pandemia, questi hanno aumentato i loro effetti: il lavoro, la casa, procedimenti penali troppo lunghi, il mancato riconoscimento (da parte dei DPCM) di una rete informale. Si considerano come legami solo quelli di sangue.

Inoltre, come già detto l’anno precedente, in generale le donne mostrano un senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni chiedendo al centro Antiviolenza un accompagnamento e una mediazione verso questi canali per affrontare percorsi di emancipazione molto lunghi, nei quali non sempre sono credute.

“Non possiamo accettare come giustificazione la pandemia. Al contrario essa avrebbe dovuto far riflettere la politica e le amministrazioni sulle discriminazioni di genere e di provenienza. A causa del Covid abbiamo dovuto sospendere il progetto “Piccoli Ospiti a Trama di Terre” attivato l’anno scorso con il contributo della Fondazione Pangea Onlus. Un progetto finalizzato a lavorare sulla relazione madre-bambino/a offesa dalla violenza dei padri, attraverso laboratori specifici con l’obiettivo di restituire alla diade il loro legame senza violenza.

A causa dell’emergenza sanitaria sono stati sospesi anche altri progetti tra cui quelli di educazione alle differenze nelle scuole, per noi fondamentali strumenti educativi e formativi per eliminare la radice culturale della violenza che si alimenta di stereotipi di genere”.

L’ingresso del Centro Interculturale di Trama di Terre

Come le donne vengono a conoscenza dei centri antiviolenza

 Nella grande maggioranza (31) si viene a conoscenza del Centro attraverso passaparola di amici, parenti, associazionismo, altri centri antiviolenza o pubblicità diretta. Il numero dell’informativa data dal Servizio Sociale corrisponde all’incirca per difetto al numero del collocamento in strutture protette (7). E’ stabile il numero delle donne che hanno conosciuto il Centro tramite le forze dell’ordine (7). E’ in crescita il lavoro in sinergia con il Consultorio (4). Il dato è scoraggiante se pensiamo che lo scorso anno i la situazione era la stessa.

“Intravediamo una rete di protezione e sostegno tra Centri antiviolenza, servizi sociali e operatori della giustizia ferma alla gestione operativa dell’esistente. Il Centro Antiviolenza è spesso coinvolto solo in situazioni già emergenziali. A soffrirne sono le donne che devono affrontare un percorso già di per sé doloroso.

“Notiamo di fatto”, prosegue il comunicato,  “la mancanza di una direzione politica e di una presa di posizione strutturale nei confronti del contrasto alla violenza maschile e al maltrattamento, sul territorio nazionale come su quello locale, in particolare su un lavoro di prevenzione. Le criticità persistono nella mancanza di una lettura di genere alla violenza che viene trattata come un problema o un reato neutro. A farne le spese sono le donne, che ancora oggi, come diciamo da diversi anni, sono le sole ad assumersi la responsabilità della violenza maschile unitamente ai loro bambini e bambine per salvarsi da conseguenze estreme”.

Finalmente l’attenzione su chi agisce la violenza

 L’attenzione sugli uomini che agiscono la violenza, è necessaria spiega Trama. Deve però facilitare una presa di responsabilità da parte loro e segnare l’inizio di interventi istituzionali perché cessino le violenze verso le compagne e i/le figli/e. E in proposito si precisa che le iniziative rivolte agli uomini non possono essere sostenute con risorse sottratte a quelle destinate alle donne maltrattate.  Le risorse per supportare chi ha intrapreso un percorso di uscita dalla violenza sono già poche ed erogate senza continuità. Non permettono inoltre di soddisfare tutte le esigenze economiche necessarie ad emanciparsi dalla violenza.

Il percorso di consapevolezza intrapreso dall’uomo maltrattante inoltre  deve essere slegato dall’iter penale che questo affronta in seguito ad una denuncia da parte della donna, come invece prevede il Codice Rosso.

Trama di terre infine esprime l’augurio che i tempi siano maturi per lavorare affinché il percorso di consapevolezza sull’uomo maltrattante e/o le misure di contenimento immediate aumentino le possibilità per le donne e i loro figli/e di rimanere nelle loro case per rimpossessarsi della loro vita. “Continuiamo a riscontrare che”, conclude il comunicato, “sempre di più le donne faticano ad accettare di lasciare la propria casa per sfuggire alla violenza, poiché giustamente avanzano come priorità la continuità della loro quotidianità (lavoro, scuola, rete sociale, abitudini del proprio nucleo)”. Le donne chiedono interventi restrittivi preventivi più immediati sul maltrattante. Sempre più spesso percepiscono il loro allontanamento come punizione verso di sé e non verso chi agisce la violenza. Le risposte sociali e legali sono ancora molto deboli per le donne che denunciano o intraprendono percorsi in casa rifugio (ad oggi 11 i nuclei ospitati dal Centro).

 

Le prossime iniziative on line di Trama di Terre fino a dicembre:

 25 novembre – Presentazione del libro “Ladri di Denti” di Djarah Kan.

3 dicembre – Dibattito “Non si dimentichi la rotta balcanica”, con le attiviste dell’Osservatorio sulla

rotta balcanica Alessia Albano, Sofia Romero Quintero, Hermine Gbedo.

7 dicembre – Presentazione di “Elogio del Margine e Insegnare a trasgredire” di Bell Hooks. Con

Maria Nadotti, Mackda Tesfau e Rahel Sereke.

16 dicembre – Presentazione di “Jacobin”, rivista on line sul pensiero critico, rivista con Marie

Moise, ricercatrice universitaria e attivista.