Anno dopo anno, la ricorrenza del 25 novembre, “Giornata mondiale contro la violenza alle Donne” assume una crescente rilevanza, merito anche di una rete di organizzazioni femminili ben strutturate e culturalmente profonde.

Tutto questo avviene anche nel nostro paese per lo sconvolgente numero di aggressioni, di omicidi, di stupri, di vessazioni, di molestie compiuti da uomini (si fa per dire) che passano dall’amicizia (si fa per dire), dall’ amore (si fa per dire) al disprezzo, all’ odio, alla violenza a causa di un ossessivo senso di padronanza.

Furore che, oltre al corpo, offende lo spirito e l’ anima delle vittime perché disconosce lo Spirito che fa di ogni persona un unicum portatore di una intangibile dignità umana e trascendentale.

Non è catechismo, è l’ essenza del vivere civile di cui si vanta il mondo occidentale e che farebbe bene a rispolverare.

Meritano, però, una riflessione affettuosa le tante donne che, vittime di cosiddette tradizioni (tribali), ancora oggi, sia pure in numero calante, sono sottoposte alla terrificante pratica dell’ infibulazione sessuale.

Imola su questo terreno è più volte intervenuta con serietà e alta qualità umana e scientifica, ma l’ attenzione deve restare elevata, affinchè tra i migranti giunti in Italia la pratica dell’ infibulazione sia prevenuta e repressa senza indugi o colpevoli silenzi, anche perché il rispetto delle culture altrui non può giustificare lo scempio del corpo di donne.

Per ogni giorno dell’ anno, le donne oggetto della tratta e delle false promesse subiscono terribili umiliazioni e sofferenze ad opera di delinquenti che ne sfruttano la povertà e la speranza di un mondo migliore.

L’Ue farebbe bene a vigilare sui viaggi più o meno organizzati di tante donne che dall’ Africa e dall’ Est Europa vengono in Italia con il miraggio di occupazioni decorose ed invece finiscono nel giro della prostituzione e dello spaccio.

Domanda: E’ 25 novembre anche per quanti praticano ancora oggi il turismo sessuale subito dalle donne più giovani, se non bambine?

L’ Europa non parli solo di soldi, bilanci o affari, cominci anche a riscoprire la propria Storia e la Cultura di secoli per riprendere un ruolo trainante culturale, sociale, giuridico e umanitario, premesse per un armonico e sostenibile sviluppo anche economico degno della sua vicenda millenaria.

(Vittorio Feliciani)