Lo striscione all’esterno della CGIL di Imola

Su violenze, discriminazioni e molestie interviene la CGIL. Per il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere ricomparirà lo striscione sulla facciata della sede di via Emilia. E’ un dovere di tutti e tutte battersi per impedire che continui questo massacro. Lo ribadisce l’organizzazione sindacale in un comunicato ricordando il suo impegno, da sempre, per la difesa dei diritti delle donne. Occorre battersi perché le donne denuncino le violenze fisiche, sessuali, e psicologiche. Il sistema deve proteggerle e permettere loro di ricostruire la propria vita oltre la violenza. Servono sostegni legislativi e contrattuali per abbattere stereotipi e discriminazioni. E si deve cominciare dal rispetto delle norme e dei protocolli in vigore e dall’intervento sulla cultura patriarcale.

A livello sindacale, afferma la CGIL, ci stiamo impegnando in un percorso teso a contrastare le molestie sessuali e le discriminazioni sul lavoro. Con il Circondario si è recentemente sottoscritto un accordo sulle Pari opportunità e di contrasto alla violenza.


«Un accordo importante perché da molti anni, troppi, non si discute di queste tematiche a livello circondariale – spiega Mirella Collina, segretaria generale della Camera del Lavoro di Imola -. Sono stati fissati alcuni punti fermi, anche se non esaustivi, rispetto alle tematiche che più interessano il nostro lavoro sindacale, ma soprattutto sono stati finalmente definiti appositi tavoli di confronto dove poter discutere, concordare e indirizzare le azioni e le risorse. È necessario che il Circondario imolese recepisca il “Protocollo contro le molestie e le violenze nei luoghi di lavoro”, facendolo sottoscrivere da ogni singolo ente pubblico, e si attivi una campagna di promozione all’interno delle aziende del territorio, attivando una formazione specifica, in collaborazione con le organizzazioni sindacali. Un protocollo che mette in evidenza quanto accade nel mondo del lavoro: molestie, discriminazioni di genere e mobbing possono essere perpetrati sia da parte del datore di lavoro, sia dai colleghi. A volte la violenza verbale può umiliare e segnare più di quella fisica».

La CGIL poi si sofferma sulla violenza economica. Il lavoro è un fattore imprescindibile perché garantisce l’autonomia economica consente di liberarsi da qualsiasi altra forma di violenza maschile. La perdita del posto di lavoro o la rinuncia a lavorare a causa dei carichi familiari, la precarietà e la discontinuità dell’occupazione femminile, il part-time involontario a cui molte donne sono costrette e la disparità salariale sono temi urgenti da affrontare. Inquesta emergenza sono le donne a pagare, ancora una volta, il prezzo più alto in termini di occupazione, redditi, carichi di lavoro familiari e salute.

«Temi che abbiamo evidenziato anche nell’accordo con il Circondario – precisa Collina – perché la disparità di genere nel lavoro si ripercuote su molteplici aspetti: stipendio,  carriera, formazione e pensioni. Dobbiamo monitorare la situazione del nostro territorio, cercare di tutelare le donne più esposte alla perdita di lavoro, con percorsi formativi di riqualificazione e ricollocazione. Il nostro obiettivo è quello di arrivare alla definizione del “bilancio di genere” che ci permetterà di verificare le effettive difficoltà e disuguaglianze di genere presenti nel territorio».