Al bando il suprematismo maschile che a parole cambia pelle, ma non nella sostanza della violenza sulla donna è un cambio di mentalità che solo col coraggio produrrà gli effetti sperati in quanto ancora sono troppe le persone che fanno fatica ad accettare certe realtà, perché questo significa essere disposti a far vacillare le proprie certezze e per qualcuno questo è ancora purtroppo inaccettabile. Anche per questo motivo oggi più che mai c’è bisogno di coesione e solidarietà perché quando ciò manca non c’è libertà fisica e mentale, le trasformazioni si bloccano e la “stabilità” detta una legge (a volte ingiusta) che tutto ferma per la paura di un giudizio, quello stesso giudizio che ripetuto sfocia in odio e violenza, soprattutto sulle donne e anche fra le mura di casa.

Anche per questo il futuro femminile di post-pandemia dovrà perciò “virare”, così che il primo stipendio a essere sacrificato in caso di necessità non sia per forza quello della donna che, malgrado il più alto tasso di istruzione (laurea), perde ancora percentuali di occupazione a due cifre, e questo è un pericoloso arretramento per tutta la nostra società, non solo di una sua parte; sarà perciò prioritario sempre più garantire alle donne le pari opportunità nei processi decisionali nella vita pubblica, politica ed economica così da ottenere la piena occupazione in lavori dignitosi, in particolare per quelle migranti.

Quello contro la donna è stato uno dei più antichi e radicati pregiudizi che il genere umano abbia potuto esprimere, come a dire che il “tutto fra uomini” è meglio dell’irrecuperabile deficienza femminile nella società, dall’etica alla morale, dalla politica agli affetti; perfino nella culla della nostra civiltà, l’Atene democratica, si impose alle donne l’imposizione del velo per distinguersi così da tutte le altre, da quelle siriane o persiane ad esempio che senza imposizioni di quel genere godevano a quei tempi di ben più alta considerazione sociale.

Da ciò si evince che non a tutte le donne è stato assegnato il compito di sacrificarsi, farsi dominare, guidare e correggere, come a dire che non è mai sembrata una priorità di “genere” imporre violenza e negazione, quasi a ipotizzare che alle donne sia forse mancato il coraggio e “gioco di squadra” nell’abbandonare fragilità e paure nell’esprimere i propri istinti e valori, inguaiandosi in un limbo che le ha viste indietreggiare, arretrare e a volte precipitare nell’indifferenza generale senza indipendenza economica e senza il sostegno della società come quando, ad esempio, si vuole andar via da uomini abusanti che hanno la dannata abitudine di sopraffarle con la violenza fisica dettata da un machismo mai sconfitto.

(Giuseppe Vassura)