Imola. Anche due imolesi partecipano alla staffetta dei digiunatori (partita il 12 ottobre) in appoggio alla discussione del disegno di legge 991 sulla restituzione dell’onore ai soldati fucilati nella Prima Guerra a causa di sentenze inique dei Tribunali militari speciali. Questo provvedimento riparatore, che pareva pochi mesi fa in dirittura d’arrivo quantomeno in Commissione Difesa al Senato, si è incagliato. E dunque il digiuno a staffetta continuerà fino all’approvazione della legge.

I due imolesi sono Daniele Barbieri (che ha digiunato il 3 dicembre) e Nicoletta Folli (il 5 dicembre). Al termine del digiuno entrambi invieranno la seguente email alla presidente della Commissione competente Roberta Pinotti:

“Presidente Roberta Pinotti, digiuno per chiedere che venga urgentemente approvato un provvedimento legislativo di restituzione dell’onore ai soldati fucilati ‘per l’esempio’ nel corso della Grande Guerra, in coerenza con il ripudio della pena di morte sancito all’articolo 27 della Costituzione della Repubblica Italiana”.

Fucilati nella Gande Guerra (Foto tratta da francocorleone.it)

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La lettera di Franco Corleone a Roberta Pinotti

Gentile presidente Roberta Pinotti, sono passati più di due mesi dall’invio il 6 settembre di una lettera in cui sollecitavo la discussione del disegno di legge 991 sulla restituzione dell’onore ai soldati fucilati nella Prima Guerra a causa di sentenze inique dei Tribunali militari speciali.

Sono accadute molte cose. Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato all’unanimità un ordine del giorno nel quale si ripercorre la vicenda storica di un episodio accaduto a fine giugno del 1916 sui monti della Carnia che portò alla condanna a morte di quattro alpini (Basilio Matiz, Silvio Ortis, Giovanni Battista Coradazzi, Angelo Massaro) e che ancora vive nel ricordo della popolazione e chiede quindi che quella ferita venga sanata.

Il 1° luglio 2016 nel centenario della fucilazione si svolse una cerimonia davanti al cippo che ricorda la tragedia con le orazioni civili dello storico Guido Crainz e del presidente Franco Marini. La ricerca di una soluzione all’insegna dei valori di giustizia e umanità è iniziata più di venti anni fa sulla base anche del fondamentale volume di Forcella e Monticone, “Plotone di esecuzione”.

Il 12 ottobre è iniziato un digiuno collettivo che prosegue e la catena intende proseguire fino all’approvazione della legge. Ho iniziato io la staffetta per tredici giorni e si sono susseguiti finora esponenti della politica, della cultura e del movimento pacifista e nonviolento. È un modo per ricordare il dovere di costruire dopo cento anni una memoria che tenga assieme le contraddizioni.

Il disegno di legge della senatrice Tatiana Rojc – alla cui redazione ho collaborato – risponde all’esigenza di fondo che è quella della restituzione dell’onore a tutte le vittime della guerra, comprese quelle del militarismo più ottuso. La Repubblica, in forza dei princìpi della Costituzione e in particolare dell’articolo 27 che non ammette la pena di morte in nessun caso, può assumere questa scelta, già compiuta da altri Paesi coinvolti nel conflitto di cento anni fa.

Siamo giunti al momento decisivo. Si sono svolte le audizioni ed è al lavoro un Comitato ristretto e davvero penso che ci siano le condizioni perché il provvedimento possa essere esaminato dalla Commissione Difesa per poi essere affidato all’Aula.

Il 4 novembre a Cercivento si è svolto un ricordo intenso della storia che è raccontata in un commovente film e rappresentata in una piece teatrale, con la partecipazione di una rappresentanza dell’Ana. È il segno che si può decidere con uno spirito di condivisione.

Potrebbe aleggiare la riserva mentale che questo tema, in piena crisi da pandemia, non sia una priorità. Al contrario sono convinto che nel fuoco delle difficoltà il Parlamento possa esprimere la capacità di affrontare anche temi scomodi, di diritti e di libertà; ricordo spesso l’esempio fornito nel maggio del 1978, quando pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, vigliaccamente ucciso, fu approvata la legge 180 per la chiusura dei manicomi e poi quella sull’aborto. Qualcuno avrebbe potuto dire che di fronte al terrorismo non bisognava occuparsi di altro. Per fortuna non fu così e la politica fu capace di esprimere il meglio. Conto davvero sulla sua sensibilità e Le invio un cordiale saluto e un augurio di buon lavoro.

Franco Corleone è un esponente dei Verdi Arcobaleno e della Federazione dei Verdi, già parlamentare europeo.