Roma. Il confronto fra i sindacati metalmeccanici e le imprese segna da ormai 50 anni il modello delle delle relazioni sindacali. Inizialmente Federmeccanica pareva intransigente sul “No” ad aumenti salariali, ma nelle ultime settimane la posizione del presidente di Confindustria, Bonomi, è sembrata più sfumata con qualche apertura sul salario. Ci siamo rivolti al Francesca Re David, segretaria nazionale Fiom, per capire fino a che punto sono credibili queste apparenti novità.

Francesca Re David, segretaria nazionale Fiom

“Dall’elezione di Bonomi, Federmeccanica ha continuato a dire e a insistere sul fatto che non c’è una connessione fra la posizione di Federmeccanica e quella di Confindustria. Ma Bonomi stesso ha detto, in modo molto chiaro ed esplicito, quanto fosse centrale il contratto dei metalmeccanici rispetto alle linee di Confindustria.  Il sistema delle imprese si propone ai tavoli di trattativa in maniera differente, e questo è anche un segnale di quello che è successo in questi anni, cosa che è stata evidente nel contratto precedente, ma, questa volta, a causa anche delle delegazioni in presenza ridotta, è drasticamente evidente: noi non abbiamo al tavolo le imprese, noi abbiamo al tavolo le Unioni industriali, che naturalmente sono di Confindustria, non sono di Federmeccanica. Le Unioni industriali che sono confederali e che si occupano del contratto sono espressione di Confindustria e mentre, visto il periodo, noi siamo in collegamento con le imprese, come il resto della nostra delegazione, la scelta di Confindustria è quella di portare al tavolo in presenza le Unioni industriali.
Adesso bisogna far uscire la trattativa da quella stanza per collegarla al mondo esterno, questo è un passaggio fondamentale, se vogliamo riportarla nella realtà, questo aspetto riguarda noi e riguarda anche le imprese.
Quella della centralità dell’impresa è la posizione che prende Bonomi quando dice al governo che, per quanto riguarda le risorse stanziate dall’Europa e dall’Italia, le uniche destinatarie devono essere le imprese e che non ci devono essere investimenti nei sussidi perché sono solo le imprese che poi determinano il fatto che il Paese si riprenda, come se le singole imprese o il sistema delle imprese fossero in grado di rappresentare il bene collettivo, il punto di vista unitario su che cosa è opportuno o non è opportuno fare, come se l’impresa potesse rappresentare da sola l’interesse generale.
Questa è la richiesta che Confindustria fa ed è questo il punto di vista che noi troviamo sul tavolo dei metalmeccanici: la centralità dell’impresa come unico punto di riferimento, in pratica il non
riconoscimento di pari dignità tra le due parti che sono sedute attorno a un tavolo, cioè la forza del lavoro e dell’impresa.”

E l’apertura sul salario?

“L’atteggiamento di Federmeccanica rispetto alla questione contratto e salario è un atteggiamento che conosciamo dal 5 novembre dell’anno scorso, quando si è aperta la trattativa. La proposta di Federmeccanica e Assistal prevede una cifra nel complesso di 65 euro. La proposta di un aumento salariale con l’esplicitazione di un importo è una novità positiva, ma resta inadeguata nella forma e nelle quantità. Il salario deve aumentare perché deve essere riconosciuto il giusto valore economico alle lavoratrici e ai lavoratori. Ci sono aziende che fanno contrattazione di secondo livello, in alcune con il risultato di avere salari più alti, ma, a fronte di queste poche realtà, c’è una gran quantità di salario unilaterale da parte delle imprese: il salario individuale che nessuna azienda vuole mettere in discussione, dentro questa logica di relazioni sindacali, aumenta le diseguaglianze nel Paese, tra le lavoratrici e i lavoratori.”

Sta andando in porto la fusione Fca Psa. Come guarda a questo fatto il sindacato?
“Riguardo alla fusione tra Fca e Psa: il governo francese sta svolgendo un ruolo, il governo italiano sta a guardare. Il governo italiano deve intervenire per un sostegno ampio al settore dell’automotive. E’ necessario aprire un tavolo con le aziende e i sindacati per garantire il futuro produttivo e occupazionale di uno dei settori strategici dell’industria del nostro Paese.”

(m.z.)