Imola. “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare”: è una delle frasi contenute nelle “Prediche Inutili” di Luigi Einaudi, grande economista piemontese e secondo Presidente della Repubblica italiana. Ed è la frase che prende ad esempio il comitato “Vediamoci chiaro” per rilanciare la sua iniziativa sulla discarica di Imola, con un appello a tutte le associazioni agricole, imprenditoriali, territoriali e turistiche, alla politica e a tutti i cittadini di Imola e di Riolo Terme, “a tutti coloro che amano la chiarezza e l’onestà perche’ a questo punto tutti insieme potremo vederci chiaro. Noi abbiamo messo in campo tutto quello che potevamo: le nostre competenze, la nostra responsabilità e i nostri cuori. Ora chiediamo con forza che prima di decidere questa volta siano messe in campo l’umiltà e la trasparenza e che si realizzino gli studi sanitari necessari, a cominciare dal Piano di sorveglianza sanitaria richiesto dal Cnr a giugno 2019, e un approfondimento ambientale concertato. Chiediamo con forza a tutti voi di condividere e supportare anche economicamente questo appello e relative azioni”.
Il comitato dà appuntamento 10 dicembre, ore 20.30, per una conferenza on line sulla piattaforma meet al link che sarà indicato accedendo alla pagina facebook del comitato.
“Come si può deliberare senza conoscere? – si chiede ‘Vediamoci chiaro’ -. Impossibile… o quasi in Emilia-Romagna. Dal 2015 siamo impegnati, allontanandoci con serietà da sterili polemiche, a dire Sì alla trasparenza, all’analisi dei dati rilevati e delle procedure legislative. Al vedere chiaro, al di là di azioni dissimulatorie, dentro questo delicatissimo tema della discarica e dei rifiuti, per ottenere dalle istituzioni una decisione di tutela ambientale e sanitaria. Si è avuta l’evidenza con la sentenza del Tar del 2018 e del Consiglio di Stato del 2019 come determinate procedure non fossero corrette e come determinati approfondimenti ambientali e sanitari non fossero sviluppati (basta leggere i motivi aggiunti del Consiglio di Stato tra cui l’assenza di valutazione degli impatti cumulativi anche di natura sanitaria)”.
Due sentenze che però non sono bastate a mettere la parola fine sull’impanto di via Pediano: “Dopo queste sentenze eravamo fiduciosi che le Istituzioni e in particolare la Regione Emilia-Romagna (condannata anche alle spese al Tar) riportassero la discussione in un ambito di partecipazione civica in totale trasparenza; eravamo certi che venissero attivate tutte le procedure necessarie alla tutela del cittadino. Questo all’interno di una visione ambientale, sanitaria ma anche economica e di nuovi scenari per il sito Tre Monti. Invece le Istituzioni sono rimaste ferme se non per una sola azione gestita dalla Regione Emilia-Romagna e finalizzata all’aggiramento della sentenza del Consiglio di Stato, azione ‘pilotata’ all’interno delle stanze regionali, attraverso una conferenza dei servizi il cui unico scopo è di riaprire il sito per ‘buttarci’ nuovi rifiuti. Tutto questo è assurdo e abbiamo già attivato i nostri legali per impugnare ogni atto in sede sia amministrativa che civile”.
Difficile per i cittadini opporsi a determinate dinamiche, non resta che la protesta: “ In un Paese che si dichiara democratico ed evoluto agire in questo modo non è corretto. Per riaprire o definitivamente chiudere una discarica lasciamo da parte i legali, servono dati. Serve un piano di sorveglianza sanitaria fatto da enti pubblici ad alta specializzazione. Servono dati ambientali chiari con approfondimenti che non solo il Consiglio di Stato chiede ma tutte le persone che amano vivere in tranquillità e salute”.