C’è abbastanza luce per coloro che desiderano vedere e sufficiente oscurità per coloro che hanno disposizione contraria. (Pascal)

Quando farò (se ce la farò) il vaccino, starò fuori di casa per sei mesi.

Ristoranti (finché il colesterolo non ci separi) e viaggi (finché avrò soldi per pagarli).

I posti dove andare non mancheranno.

Niente pericoli, non più divieti.

Malgrado l’insana volontà del Governo di distruggere l’economia, c’è da credere che a primavera Cortina, con i suoi campi da sci e i suoi alberghi ospitali, sarà ancora lì ad aspettarci.

E così Venezia, se non deciderà di accogliere, come faceva prima della pandemia, solo i turisti con le tasche ben fornite.

Potrei andare anche nelle discoteche di Briatore e Santanché, ma negli ultimi tempi ho esagerato con donne e droghe e sento il bisogno di prendermi una pausa.

Mi rifarò magari più avanti.

Visto che nel futuro in cui dovevamo diventare diversi, a quel che è dato capire, torneremo uguali.

Sentimenti, comportamenti, distanze sociali, quelle vere, mica questo stupido distanziamento sociale.

Nella società degli scarti, come la chiama Papa Francesco, i poveri vanno e vengono come foglie al vento, a seconda delle convenienze e degli umori della politica, dell’informazione, dell’opinione pubblica.

In questo Natale non ci sono.

Oscurati dalle vacanze sulla neve, dal black friday, che non so cos’è ma deve essere davvero importante per le tradizioni cristiane, e dagli acquisti natalizi in genere.

Più che si può.

Che non deve essere poi molto se, come si diceva prima delle feste, i ricchi piangono e gli italiani tutti, tranne i soliti dipendenti pubblici, non sanno come mettere assieme il pranzo con la cena.

Fortunatamente le cose non stanno così, per comprare capi firmati non basta la tessera del pane.

Le (giustificate) recriminazioni di alcune categorie sociali autonome nel campo del lavoro e dell’impresa per la contrazione ( il più delle volte rilevante) dei loro redditi, vengono per solito accompagnate da due false rappresentazioni: non è vero che  questa interruzione pregiudica per sempre il loro futuro; non è vero che il danno che stanno subendo è colpa di un Governo ostile.

La verità è che il vaccino apre prospettive nuove.

È il virus che deprime l’economia, che tiene lontani, fra gli altri, 15 milioni di over 60 dai ristoranti e dai luoghi di svago.

Se pensate che possa sopravvivere un’economia della paura che esclude dal giro dei consumi, nel Paese più vecchio e coi redditi più bassi d’Europa, il quarto della popolazione che ha più risorse da parte, accomodatevi pure.

Il virus è la causa e la lotta al virus è la priorità.

Chi ne ostacola il contrasto rema contro se stesso.

L’epidemia rallenta, in Italia come in Europa, grazie a provvedimenti che le organizzazioni imprenditoriali hanno osteggiato, fin dai giorni tragici di Bergamo.

Quelli generali e quelli parziali, quelli duri e quelli più miti: tutti.

Avessimo seguito le loro indicazioni (?) saremmo nel marasma sanitario ed economico.

Riconoscerlo sarebbe un atto di onestà utile a creare quella dialettica scevra da pregiudizi di cui il Paese ha bisogno per affrontare con lo spirito giusto la fase più difficile in cui dovremo reinventarci dopo il covid.

Ognuno ha diritto alla parzialità nella difesa dei propri interessi ma anche il dovere di concorrere alla sintesi.

La responsabilità personale e di gruppo non può essere disgiunta dalla responsabilità sociale.

Lo sciopero fiscale ipotizzato da Confcommercio contende allo sciopero del pubblico impiego il primato dell’insensatezza.

Saranno anche insufficienti ma l’Italia ha stanziato per le imprese, sono dati OCSE, più soldi degli altri Paesi.

A tempo debito, se il debito ce ne darà il tempo, tutto o quasi ripartirà.

La porta d’ingresso al mondo senza covid ha un nome : vaccino.

Per parlarne è d’obbligo partire da una considerazione così ovvia da non essere considerata.

Se per una qualsiasi ragione, magari perché arriva un’altra pandemia, ancor più grave, che colpisce il cervello, si vaccina una quantità di persone troppo bassa per generare una immunità di gregge, la situazione resterà quella di oggi.

Col virus che sguazza tra un lock down e l’altro, la gente che si ammala e muore, e noi che passiamo il tempo a distanziarci, a mascherarci e lavarci le mani.

Per l’eternità.

Con l’economia che va definitivamente a rotoli.

Un tedesco da solo è innocuo, si diceva nel dopoguerra, due sono già una pattuglia….pericolosa.

Accade anche a chi non di vuole vaccinare.

Le motivazioni non sono così importanti.

È il risultato che conta.

Vorremmo tutti essere sicuri di tutto ma visto che non possiamo né sapere né fare ogni cosa da soli dovremo pur fidarci di qualcuno o di qualcosa.

Magari di Agenzie deputate a tutelare la nostra salute dove lavorano professionisti seri.

Anche se i tempi per produrre un farmaco efficace e sicuro sono più brevi del solito.

Come l’umanità intera e io certamente abbiamo sperato che fossero.

Anche se tutti in un angolo della mente abbiamo un piccolo tarlo che insinua il dubbio.

Questa gente spaccia per coraggio (“io confido nelle mie difese immunitarie” si sente dire) una scelta che sa d’egoismo.

Chi non di vaccina, al di là delle sue legittime convinzioni, fruisce e si avvantaggia delle vaccinazioni degli altri.

Io non vaccino mio figlio contro il morbillo per scongiurare eventuali effetti collaterali ma confido sul fatto che la circolazione del virus e dunque il pericolo che Giovannino contragga la malattia è fortemente affievolito dalla frequentazione di bambini che invece vaccinati lo sono.

Mi nascondo nel centro del gregge per non correre nessun rischio.

Sebbene io sia favorevole a che uno Stato possa imporre delle misure sanitarie nell’interesse della comunità, in questo caso sono tuttavia restio a rendere obbligatoria la vaccinazione.

Il villaggio è in subbuglio ed è bene non vendere armi agli indiani i per farci la guerra.

In una condizione in cui il cittadino fosse libero di non curarsi del bene della comunità, tuttavia, la comunità dovrebbe sentirsi a sua volta sollevata dall’obbligo di prendersi cura del cittadino.

Non somministrandogli il vaccino laddove il precipitare delle cose lo inducesse a cambiare idea e non assistendolo se si ammalasse seriamente di qualche morbo “innocuo”.

Così saremmo liberi tutti.

(Guido Tampieri)