Lugo. Quando mi si chiede parere sul ricambio generazionale e in particolare in agricoltura, parto sempre dai dati. Gli ultimi, quelli che arrivano proprio dal campo e vedono i giovani imprenditori agricoli protagonisti del cambiamento. Le imprese italiane del settore e under 35, sono cresciute negli ultimi 5 anni oltre il 15%, fino a quota 60 mila e rappresentano un record in Europa, quasi l’8% sul totale. A guidarle i nativi digitali promotori dell’agricoltura 4.0, che in Italia cresce del 22% su base annua, e protagonisti della sperimentazione sul campo di software gestionali, sistemi di monitoraggio e mappatura, trattamenti con i droni e piattaforme per la tracciabilità alimentare. Sono imprenditori di realtà strutturate e multifunzionali che affrontano il mercato per lo più attraverso la tecnologia. Tra questi i circa 37 mila aderenti all’Associazione giovani imprenditori agricoli di Cia-Agricoltori Italiani che negli anni ha riservato proprio alle nuove generazioni, ampio spazio di manovra perché fossero trainanti per natura e inclinazione, in ambiti strategici come la formazione e l’innovazione, ma anche motore del cambiamento per la rinascita delle aree interne d’Italia. E ancora, promotori da cittadini europei dello sviluppo sostenibile sollecitato dalle strategie Farm to Fork e Biodiversity del Next Generation Eu.

Con questo non voglio dire che il ricambio generazionale sia un processo agevole. Tutt’altro. Inciampa ancora in difficoltà oggettive che richiedono importanti interventi e prima ancora la volontà di più fronti istituzionali ed economici. Basti pensare alla necessità di ammodernamento delle infrastrutture fisiche e digitali di cui necessità l’Italia – come ricorda il progetto Cia “Il Paese che Vogliamo” – fondamentali per incoraggiare i giovani a investire nelle aree rurali. Di contro, guardiamo con soddisfazione al protocollo siglato quest’anno da Cia attraverso Agia, con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), per supportare l’attuazione della misura “Banca delle terre abbandonate o incolte” che incentiva, appunto, l’imprenditoria giovanile. Cia e Agia sono partner del progetto Anci “SIBaTer – Supporto istituzionale alla Banca delle Terre” (legge 123/2017) per la valorizzazione dei beni non utilizzati in 8 Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia). Così, si agisce concretamente per ridurre le distanze tra domanda e offerta di terre, creando reali opportunità di sviluppo e si favorisce la nascita degli “ecosistemi di conoscenza” per la condivisione di esperienze e best practice.

 

Su iniziative come queste tendiamo a concentrare la nostra attenzione, rispettando a nostro avviso uno dei valori fondamentali e utili a un reale passo in avanti dell’agricoltura, ovvero la condivisione tra generazioni. Per Cia è un aspetto molto importante e lo dimostra la costante collaborazione tra le sue associazioni giovani, pensionati (Anp) e al femminile (Donne in Campo). Si sbaglia a pensare che il ricambio sia reale, solo se concepito come azione netta. E’ un percorso, invece, che vai guidato, sollecitato e certo anche accelerato. Responsabilità e sensibilità, per età ed esperienze diverse, s’incontrano e possono trovare buone occasioni di crescita. Non da ultima quella che presenta ora il Next Generation Eu. Su questo tema, c’è grande impegno da parte dell’organizzazione e di Agia che è molto attiva nel Ceja, il Consiglio europeo dei giovani agricoltori.

 

Cito, infine, le iniziative tra le più recenti che raccontano di uno scambio tra generazioni che va costruito sulle piccole cose, ma con una visione di lungo periodo. La prima, in realtà direi quasi storica per Agia, è frutto della collaborazione con la Rete degli Istituti Agrari Senza Frontiere. Abbiamo lanciato a Eima Digital Preview 2020 il contest “La macchina che vorrei!” che vedrà gli studenti di diverse scuole sul territorio a lavoro per ideare e progettare con il supporto di tecnici, esperti e giovani imprenditori agricoli, un prototipo pensato per essere utile allo sviluppo dell’agricoltura nelle aree interne d’Italia. La voce dei giovani agricoltori arriva, quindi, con Agia nelle scuole per incoraggiare gli imprenditori agricoli di domani, ma parallelamente – ne è prova il mio intervento nel corso dell’ultima Assemblea nazionale di Cia – ha spazio anche nel confronto interno all’organizzazione su temi cruciali quali la gestione del rischio e l’accesso al credito, e nel dibattito sul futuro della rappresentanza in un contesto mutevole a livello globale e duramente segnato dalla pandemia.

(Stefano Francia)