La precedente intervista era stata appena pubblicata quando il Governo britannico ha annunciato l’inizio della vaccinazione di massa contro il Covid-19 in Gran Bretagna.

Ci rivolgiamo ai nostri interlocutori, Peter e Sylvia Hogarth per avere a caldo un commento, un parere che rifletta il loro stato d’animo, la loro soddisfazione per l’evento.

Peter e Sylvia Hogarth

“Il vaccino Pfizer/BioNTech è stato autorizzato dalla Mhra (Medicines and healthcare products regulatory agency) la settimana scorsa e la prima persona è stata vaccinata ieri (8 dicembre, ndr). Certamente si tratta di una buona notizia, e ovviamente il nostro primo ministro ne è orgoglioso come fosse un successo britannico. Ma in realtà il vaccino è stato autorizzato da Mhra secondo le regole della EU, che si applicano ancora. E l’immigrata irlandese in UK ha ricevuto la prima dose di un vaccino importato dal Belgio, messo a punto da una compagnia tedesca fondata da un immigrato turco, distribuita da una ditta statunitense, amministrata da un’infermiera filippina… in una settimana in cui Boris Johnson potrebbe concludere o no il negoziato per la Brexit. Dunque sì, un gran traguardo, ma non completamente britannico! (e solo una-due settimane prima di molti altri Paesi).
Il vero grande risultato ovviamente si raggiungerà quando gran parte della popolazione sarà stata vaccinata. Le priorità per la vaccinazione sono (1) i residenti delle case di riposo e il personale delle stesse; (2) gli over 80 e gli operatori socio-sanitari; (3) gli over 75; (4) gli over 70 e così via.
Ad oggi (9 dicembre, ndr), si comincia in 40 centri nel Paese (che non includono York), poi, molto presto, nell’intero Paese. Sono stati predisposti alcuni centri speciali dove si formano i volontari che imparano ad eseguire la vaccinazione (fra cui nostro figlio che è ufficiale di Polizia). I militari sono pronti ad aiutare nella logistica, in accordo con le richieste. Noi rientriamo nel gruppo (3), quindi non ci aspettiamo di essere vaccinati prima di aprile 2021!
Alcune procedure potrebbero cambiare, in seguito all’autorizzazione di altri vaccini. Per almeno due vaccini l’autorizzazione dovrebbe essere imminente. Tutto dovrebbe funzionare…”.

Qualcosa in più sui vaccini. Che cosa pensate sui vaccini a mRNA? Qualcuno ha detto che la mancanza di dati nel lungo periodo potrebbe nascondere dei pericoli.
“Non c’è ragione per ipotizzare che i vaccini a mRNA si comporteranno in modo diverso da quelli convenzionali. Nessuno dei nuovi vaccini ha a disposizione dati di lungo periodo, perciò esiste la possibilità che uno di essi possa non dare protezione duratura, o che nasconda pericoli. Ma nessuno dei vaccini in esame ha mostrato di causare effetti collaterali significativi. I protocolli dei test e l’autorizzazione degli organismi di Salute Pubblica escludono questi pericoli con un margine di sicurezza il più ampio possibile.
Il Governo ritiene che la vaccinazione non debba essere obbligatoria. Questo va bene se alla fine risulterà vaccinata un’alta percentuale della popolazione e il tasso di trasmissione virale si abbasserà a tal punto da sopprimere la pandemia (e i non vaccinati saranno protetti da quelli che lo sono).
Al contrario di quanto politici irresponsabili come Trump vorrebbero far credere, il virus non scomparirà magicamente! Il solo modo di sopprimerlo è ridurre il tasso di trasmissione in tutti i modi possibili. La vaccinazione di massa è semplicemente il modo più efficace per arrivarci”.

Guardando indietro, ritenete che il Governo sia stato abbastanza efficiente l’estate scorsa nel tentativo di prevenire la seconda ondata di pandemia?
“Be’, certamente non l’ha prevenuta, sebbene possa averne ridotto l’impatto. Credo che il secondo lockdown sia stato raccomandato dal comitato scientifico settimane prima che il Governo decidesse di attuarlo veramente. Ci sono addirittura evidenze provenienti dallo studio CovidZoe che la seconda ondata stesse cominciando a rallentare prima che il secondo lockdown potesse avere qualche effetto”.

Crediamo che il Governo abbia prodotto e produca una mappa giornaliera e settimanale del Paese che rispecchi i numeri della pandemia e altri indicatori. La mappa è utilizzata per decidere le restrizioni opportune per contenere la diffusione del virus?
“Sono disponibili dati di ogni tipo… Questo per esempio è quanto mostra oggi il sito online della BBC per York, la nostra città.

Probabilmente si tratta del modo più utile di rendere disponibili i dati. La BBC e altri media online, in particolare il Guardian, forniscono un servizio in cui, digitando il codice postale, si ottengono immediatamente le informazioni come sopra e un link per conoscere le regole nell’area. L’autorità locale di York fornisce analoghe informazioni. L’intera Inghilterra, ma non la Scozia, il Galles e l’Irlanda del Nord, sono state in lockdown fino al 2 dicembre. Poi regioni diverse sono state soggette a differenti regole, secondo un sistema a tre livelli con regioni a livello più alto soggette a restrizioni maggiori”.

La mappa delle restrizioni è flessibile? varia cioè in accordo al miglioramento o al deteriorarsi della situazione?
“Sì, i livelli vengono periodicamente rivisti, e le regioni si muovono in su o in giù, come più appropriato. Non è ancora molto chiaro però come siano prese le decisioni…”.

Quali restrizioni sono più malviste? e quali meno? Chiusura dei pubs, dei ristoranti, delle mostre d’arte, sale cinematografiche, teatri, concerti, palestre, centri commerciali?
“In questo momento la gente è probabilmente più interessata ai contatti sociali, e a come le restrizioni influenzeranno la famiglia in occasione del Natale. A parte questo aspetto, credo che la chiusura dei pub e dei ristoranti infastidisca un bel po’ di persone. C’è poi preoccupazione per l’impatto economico, e di conseguenza sulla suddivisione dei fondi governativi stanziati per alleviarne la sofferenza che ne deriva”.

Quali sono, o sono state, le aree sul territorio con situazione grave e rischio maggiore? E quali invece hanno numeri inferiori e basso rischio?
“La situazione varia nel tempo. Le aree ad alto rischio hanno incluso Manchester, Liverpool, l’area della Cumbria e il nordovest in generale, il nordest con Hull, poi Bristol… Al momento le aree a rischio più basso sono l’isola di Wight, le isole di Scilly, e la Cornovaglia, che è a bassa densità di popolazione”.

Sulla destra la Cornovaglia in rosso

Nel riferire i dati, il Governo usa correttamente le cifre? Qui il ministero della Salute per lunghi periodi ha informato i mass media sui numeri della pandemia riferiti a regioni, incurante del numero di abitanti che, in un caso, è quasi il doppio dei seguenti in ordine di numero assoluto di abitanti. In molti hanno sospettato una efficace manipolazione, impercettibile ai più.
“Qui le cifre sono sempre riferite a 100.000 abitanti. Qualche volta si è verificata qualche anomalia evidente dovuta a comunicazioni non sincrone di dati. I media (ad esempio fullfact.org) comunque sono piuttosto bravi ad analizzare ed individuare manchevolezze eventuali”.

Qui da noi le attività commerciali sono state duramente colpite. Gli aiuti governativi sono stati disomogenei, spesso estremamente lenti e molto limitati. Si prevede che molte, diverse, attività possano chiudere per sempre e vendere. E chi compra? I cinesi (corre voce con finanziamenti del 110% dal governo cinese) e la mafia… E’ prevedibile qualcosa di simile in UK?
“Ritengo che il nostro Governo si sia comportato piuttosto bene per quanto riguarda i supporti finanziari e certamente ha erogato miliardi di sterline nei programmi di sospensione dal lavoro, aumento dei sussidi di disoccupazione, e per gli autonomi. Mai abbastanza però! Certamente anche qui un certo numero di piccole attività, in particolare i pub, i ristoranti e altri, probabilmente chiuderanno per sempre. Non credo però che i cinesi siano interessati a comprarli!

Tipico Pub della campagna inglese

Che cosa ci dite sulle attività culturali? Qui in Italia tutto chiuso…
“Si, anche qui, cinema, teatri, gallerie d’arte, musei, tutti chiusi durante il lockdown, molti anche in periodi di minori restrizioni. Qui a York, per esempio, uno dei nostri maggiori musei è chiuso da marzo e gli altri tre sono riusciti ad aprire fra i lockdown, per poche persone. Molti hanno realizzato on line conferenze, visite virtuali alle opere esposte e così via, mediante Zoom o YouTube o in altri modi. La settimana scorsa abbiamo partecipato a quattro eventi, e ne abbiamo altri quattro in agenda per la prossima settimana…”.

Per quanto riguarda il Sistema sanitario nazionale (Nhs, National health service), quali cambiamenti sono stati introdotti fra la prima e la seconda ondata, in generale e per quanto riguarda i pazienti Covid?
“Fra la prima e la seconda ondata il Nhs era ancora alle prese con un alto numero di pazienti Covid, molti dei quali nelle unità di terapia intensiva, gli altri pazienti in spazi ospedalieri isolati dal Covid. Questo significa che non poteva offrire altri servizi, perciò gli interventi chirurgici furono posticipati, e ho il sospetto che i check-up e le diagnosi precoci di malattie gravi siano stati rallentati. E certamente è più complicato di prima incontrare di persona il proprio medico, mentre gli incontri on line sono ora normali. I nostri contatti recenti con il Nhs si sono verificati per la vaccinazione antinfluenzale, senza problemi, Inoltre abbiamo avuto un paio di incontri on line con un fisioterapista, e tutto è andato molto bene”.

In certi luoghi in Italia, a Napoli per esempio, si sono verificate situazioni difficili, che hanno visto alcuni veri o presunti ammalati di Covid aspettare a lungo in coda, per fare il tampone. E’ mai successo in UK?
“Al momento, il test per la diagnosi di infezione da coronavirus è mirato, nel senso che non si può fare solo perchè si vuole. Il personale del Nhs e altri lavoratori in prima linea lo possono fare senza problemi, alcuni lo fanno di routine forse ogni giorno. Per gli altri cittadini, in presenza di sintomi lievi o di contatto con qualche ammalato, c’è l’auto isolamento per 10 giorni. Solo se persistono i sintomi, si può contattare il Nhs e questo può condurre al test. Naturalmente si può chiamare il servizio di emergenza se veramente c’è un’emergenza”.

Oltre agli ospedali, ci sono modalità di cura a domicilio, messe in atto dal sistema sanitario Nhs?
“Ritengo che il sistema sanitario sia sempre stato in grado di trovare posti in ‘care homes’ per pazienti che non hanno più bisogno dell’assistenza ospedaliera completa ma che non possono ancora andare a casa. Ma questo non va bene per pazienti Covid. Per loro, se si esaurisce il posto nei reparti covid, ci sono i ‘Nightingale hospitals’ che furono creati nei primi tempi della crisi e che possono essere riaperti”.

C’è ancora tanto lavoro volontario intorno al Covid, come durante la prima ondata?
“Sì, probabilmente però non della stessa portata. All’inizio del secondo lockdown, il consiglio comunale della nostra città, York, chiese la disponibilità di 1.000 volontari e molto probabilmente li hanno trovati in 24 ore. La straordinaria organizzazione di volontari per la quale abbiamo lavorato, funziona ancora, sebbene ora produca solo mascherine in quantità modesta per alcune organizzazioni. Ma è difficile sapere esattamente che cosa succede, dal momento che la maggior parte dei volontari appartiene a gruppi locali che come vedono qualcosa da fare, la fanno e basta”.

Il progetto York Scubs al quale partecipano anche i coniugi Hogarth

Qual è la situazione riguardo alle scuole e alle Università?
Le scuole in generale si stanno gestendo piuttosto bene.

I particolari variano a seconda delle scuole, ma tipicamente i bambini sono organizzati in bolle, così che un gruppo -come una classe o un gruppo di classi dello stesso anno – si muove attraverso la scuola senza contatti con bimbi di altre bolle, sia che si tratti delle lezioni, dei momenti di gioco oppure del pranzo. (A parte tutto, ciò rende relativamente facile tracciare i contatti se qualcuno risulta infetto). Durante il primo lockdown, sono state fatte un bel po’ di lezioni on line. Deve essere stato un incubo organizzarle! Certamente non è l’ideale e i bambini perdono così una parte di ciò che è l’insegnamento, oltre ad altre attività; e ci sarà bisogno di un sistema di recupero quando il Covid sarà scomparso.
Grandi problemi ci sono stati per gli esami di fine anno scolastico. Il Governo provocò un vero disastro programmando un sistema sostitutivo in occasione dell’annullamento degli esami. Tutto questo causò grossi problemi alle Università che si trovarono a dover ammettere studenti sulla base di esami che non avevano avuto luogo. Per quanto riguarda le Università nei confronti della pandemia, noi conosciamo bene la situazione della nostra: l’Università di York ha gestito la crisi molto bene, sin dall’inizio.

L’Università di York: vista sul campus

Tutti i corsi, per le lauree e per i dottorati, furono rapidamente trasferiti on line e fu messa a punto una modalità mista, in modo da permettere l’incontro a tu per tu fra docente e studenti dove necessario: tutoraggi, seminari e altre forme di insegnamento a piccoli gruppi.
L’arrivo degli studenti all’inizio dell’anno accademico avvenne in fasi, e furono previste misure di distanziamento di ogni tipo e, ne siamo certi, adeguati incontri di benvenuto. L’università ha pure allestito un certo numero di spazi per gli incontri sociali sicuri -alcuni dei quali consistono in grandi tendoni pieni di correnti d’aria con posti distanziati, che probabilmente non funzionano così bene in dicembre rispetto a giugno!
E c’è un efficace sistema di tracciamento e identificazione dei contatti avuti dalle persone infette. L’Università ha anche istituito un proprio sistema di test rapido per chiunque (staff o studenti) svolga attività nel campus.
Molto importante anche il grande impegno dell’Università nel fornire aiuto e sostegno agli studenti: lo ha sempre fatto, di più nel presente. Ed è questa probabilmente la ragione alla base della mancanza di problemi che hanno altre università: la diffusione dell’infezione, i party (illegali) degli studenti. E, ovviamente, l’Università ha pure fatto molto per sostenere la comunità, in tantissimi modi.
Per concludere, non sappiamo un gran che delle altre Università ma sicuramente la nostra ha agito in modo brillante!”.

(Carla Cardano)