Si copron le tombe,
si scordano i morti…
(Inno di Garibaldi – apocrifo)

Se in occasione del Santo Natale sentite il bisogno di parole di consolazione cambiate lettura.

In questo articolo non ne troverete.

Freud ha scritto che sopportare la vita è pur sempre il primo impegno di ogni essere umano.

Questa incombenza è diventata particolarmente gravosa.

Per il breve volgere di una primavera ho creduto di vivere in un altro Paese.

Un senso di soddisfazione e insieme di estraniazione.

Il nostro comportamento composto, ancorché imposto, durante il lockdown; il mondo intero che ci tributava riconoscimenti; la convinzione di poter diventare migliori; la politica e l’informazione quasi decenti.

Da non credere.

Uno spaesamento.

Per fortuna o purtroppo finito.

La maggioranza dà il matto.

L’opposizione dà il peggio.

Governatori e Sindaci armati di scolorina danno retta a tutti.

Imprenditori senza misericordia danno il voltastomaco.

Un’informazione senza criterio dà danno e basta.

Tutto è a posto perché niente è a posto.

Mi sento di nuovo a casa.

Preparato ad accogliere altre limitazioni alla mia libertà personale.

Per cause di forza maggiore che coi miei comportamenti non ho concorso a determinare.

Assoggettato alla tirannide di una minoranza rumorosa che Istituzioni di volta in volta intimidite e complici non sanno o non vogliono contrastare.

Per timore di perdere consensi.

Scambiando l’interesse particolare per quello generale, una parte per il tutto.

Che cosa sono questi misteriosi italiani che tutti dicono di rappresentare?

Cosa pensano?

Davvero.

“Gli italiani vogliono”, “gli italiani rifiutano”, “ gli italiani si indignano”, e via omologando quel che omogeneo non è.

Questa epidemia conferma che ci sono 50 milioni di cittadini rispettosi delle regole e 10 milioni che se ne fregano.

Che si tratti di pagare le tasse o di portare una mascherina.

Il modo in cui le Istituzioni e noi stessi ci rivolgiamo agli uni e agli altri non può essere il medesimo.

Trattare situazioni diverse alla stessa stregua, dicevano i latini, è somma ingiustizia.

A costringerci a questo faticoso supplemento di restrizioni dai risvolti non solo economici ma psicologici e relazionali, prima che le incerte prescrizioni del Governo, sono i comportamenti di questa minoranza.

È tempo di chiamare le cose col loro nome.

La parola irresponsabili non rende il significato.

È un’espressione che vorrebbe dire tutto e non dice niente, che non scalfisce né tanto né poco i destinatari.

È come un buffetto, “so’ ragazzi”.

Di venti, di trenta, di quarant’anni…

La stessa età di chi ha fatto l’Italia unita e la Resistenza, o di chi fa oggi l’infermiere e non può concedersi trasgressioni perché giorno e notte deve porre rimedio a quelle degli altri.

Un adolescente che non rispetta il distanziamento é avventato, forse male educato.

Dalla maggiore età in poi chi mette a rischio la vita di un altro sapendo di farlo è un bastardo.

Uno Stato che non ci difende dai suoi abusi non è degno di questo nome.

Le raccomandazioni vanno bene per il colesterolo.

Qui parliamo di diritti.

Venir contaminati non è meno grave che essere aggrediti.

Sostengono che la colpa degli assembramenti nelle vie dello shopping è del cashback, un inutile giocattolo di questo Governo un po’ bambino, che avrebbe fatto uscire di casa e ammassato davanti ai negozi persone altrimenti restie a farlo.

Come pecore matte.

Dicono di amare gli italiani ma evidentemente non li tengono in gran considerazione.

La verità è che c’è modo e modo di fare le cose, anche quelle che ci piacciono.

C’è un modo appropriato, che le rende accessibili a chi lo desideri e c’è un modo smodato che finisce per danneggiare tutti.

Ci vuole sale in zucca, dicevano le nostre nonne.

Questa, a rigore, sarebbe la prima regola.

Che renderebbe superflue tutte quelle di un  Governo al quale addebitiamo i morti, gli ospedali pieni e, assieme, i danni all’economia, le sofferenze sociali e perfino i nostri comportamenti sbagliati.

E che critichiamo per eccesso o per difetto di regolazione e adesso, al culmine della polemica, sia per eccesso che per difetto.

Questo debole, incerto Governo ha tuttavia cercato, bene o male , di seguire la via stretta della responsabilità.

I suoi avversatori, i suoi stessi interlocutori, non sempre.

Se mettiamo assieme le loro idee per fermare la pandemuia vien fuori che uno fa quel che gli pare, va dove vuole, mette la mascherina se crede, affolla bar e ristoranti, fa shopping e via su in montagna a sciare e ballare il tuca tuca.

La festa viene interrotta solo per andare con Salvini, come tutti gli anni, a portare coperte, cibo e conforto ai senzatetto.

Non si può pensare che tutta questa brava gente, l’imprenditore Guzzini, il giornalista Telese, il performer televisivo Sgarbi, desideri il male delle persone anziane.

Hanno anche loro mamme e papà cui sono affezionati quanto noi.

Se minimizzano la pericolosità del virus, criticano ogni restrizione, irridono alle precauzioni è perché evidentemente considerano la morte di tanti vecchi un prezzo tutto sommato accettabile da pagare alla soddisfazione di bisogni che ritengono primari, come l’economia, che importante lo è davvero, l’acquisto di una borsa o l’apericena.

Una scala di valori che fa dire a padre Zanotelli :”Ma cosa siamo diventati!”.

Meglio chiuderla qui, con le parole di un Sant’uomo.

Più buono di così io non riesco a essere.

Buon Natale.

Ma solo alle donne e agli uomini di buona volontà.

(Guido Tampieri)