Tutto già da tempo scontato o quasi per ciò che riguarda la celebrazione della notte di Natale che quest’anno causa pandemia non potrà aver luogo a mezzanotte, per i cristiani è la più bella che c’è e certamente lo sarà anche in altro orario in quanto già è consuetudine per i parroci di diverse comunità anticipare il tradizionale orario notturno ad orario pomeridiano-serale; si mormora di qualche isolato rammarico da parte di alcuni (bigotti) parrocchiani per non poter attivare, causa procedure anti Covid-19, tutti i codici della Festa come ad esempio cantare solennemente, muoversi in processione, abbracciarsi in segno di pace e baciare il Bambino, tutti atti di fede questi a volte anche troppo coreografici la cui soppressione non farà comunque mancare nulla al credente (quello vero) di ciò che costituisce la vera essenza della Festa.

La nascita di Gesù (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Come a dire che per i fedeli sarà sempre Santo Natale anche se più spoglio, in quanto si narrò dell’annuncio dei pastori in orario notturno perciò di Messa “nella notte” e non di quella “solenne della mezzanotte”, opzione perciò valida sarà quella di poterla celebrare anche in altri orari, alle ore 19 o alle ore 20 per rispettare il coprifuoco; perché quello che conta davvero per un buon cristiano è che ci sia la notte e cioè il buio, nel quale annunciare lo splendore di Cristo, vera luce del mondo.

Fare di necessità virtù è stata la mission dell’anno 2020 che ci ha fatto perdere molto in libertà di movimento, in salute, talvolta il lavoro e purtroppo qualche persona cara; spazio sì a nobili valori come sobrietà e solidarietà ma poco altro, una brutta situazione questa della pandemia il cui perdurare ha fatto vacillare il senso del nostro orizzonte facendoci vedere ogni cosa in una luce diversa, assillandoci per non essere dominati da ansia, preoccupazione e disappunto sulle prospettive di un futuro che sembra essere alquanto incerto.

Ogni anno l’atmosfera natalizia (per credenti e non) stimola rinascite fisiche e spirituali volte a voler (più) bene anche per meglio superare le crisi, nostre e altrui, ma questo Natale Covid dipendente così “forzatamente” più intimo, meno conviviale e con meno shopping, ha portato con sé la consapevolezza del “non fare” a cui (evidentemente) non eravamo abituati; un guaio questo che si è rivelato fonte di nuove personali preoccupazioni, dall’aumento dello stress, all’ansia di prestazione e allo sforzo di presentarci felici e bendisposti verso gli altri, coi nonni per non farli sentire soli, coi colleghi di lavoro sulle incertezze occupazionali, finanche riguardo i figli da seguire in modo adeguato.

In questo periodo difficile per molti e tragico per moltissimi, i Paesi del Nord Europa e anche certi paesini delle nostre montagne avrebbero molto da insegnarci a riguardo la bellezza di questa “Santa Festa” che, resa ancor più bella dalla sobrietà di una simbologia tradizionale, è da sempre rivolta a rincuorare gli animi; di contro invece subiamo l’effetto della pessima abitudine a sponsorizzare quel luna park di luminarie e festoni che addobbano spesso con cattivo gusto gli spazi a nostra disposizione, che è finalizzato unicamente a produrre ricchezza come al tempo della spensieratezza dell’estate scorsa che fece rimbalzare il Pil dell’11% grazie al suo rito commerciale e per l’aspetto sociale che comporta. Proprio da queste politiche è nato lo scontento ed il dito puntato sulle ingiustizie che di questi tempi colpiscono il business degli abitanti dei piccoli Comuni che sono costretti in un “recinto” di restrizioni, rispetto a quelli delle città più grandi.

Da qui al Dpcm del dicembre in corso, che ha varato nuove misure restrittive per le feste di Natale e fine anno, il passo è stato quindi breve e le reazioni critiche da parte dei presidenti delle Regioni non si sono fatte attendere supportate altresì da uno scontento popolare anche trasversale per ciò che l’esecutivo ha varato sul blocco di alcuni settori, come quello del turismo invernale che resterà per ora al palo eccezion fatta per le discipline dello sci di fondo ed il “running” su ciaspole, con cui si va ovunque, monitorando però in tempo reale la dinamica degli eventuali contagi causati dai prevedibili “assalti” agli impianti (e relativi assembramenti), compresi i luoghi di noleggio e quelli per l’uso dei servizi di necessità.

(Giuseppe Vassura)