Sono occorsi 17 mesi di studi, prove, verifiche, analisi tecniche, ma ora, finalmente, conosciamo la verità: l’incuria, la sottostima degli effetti dell’usura del tempo, la mancanza di interventi validi di manutenzione hanno fatto si che la struttura in cemento-acciaio abbia ceduto. Ed è successo quello che tutti ricordiamo. E che mai avrebbe dovuto accadere.

E pensare che fonti attendibili locali, con la massima discrezione e attenzione all’anonimato, mi avevano dato per certo che la causa diretta del crollo fosse da ricercarsi in un copioso gruppo di colombacci che, tutte le mattine, di buon’ ora, andava a posarsi sui ritti del pilone di mezzo determinandone un sovrappeso non previsto, non prevedibile ed esorbitante. Maledetti uccellacci.


E pensare che Winston Churchill, nel suo elogio a Chamberlain, ebbe a dire che “…gli esseri umani non possono prevedere il corso degli eventi nel lungo termine …”. Grand’uomo il Winston, ma non teneva in debito conto la genia Italiana e, forse, internazionale: affidare a privati la cura e la resa economica di un tessuto indispensabile quale è il tracciato autostradale per una nazione, significa inevitabilmente cadere nella trappola del vecchio lattaio che affermava: “con l’acqua si aggiusta tutto!”. Chi può negare che la teoria del massimo profitto non sia l’orizzonte dell’imprenditoria privata? Si è mai udito affermare da un capitano d’azienda che la sua intenzione sia quella di accontentarsi di minor guadagno in favore di un processo industriale più corretto e a misura d’uomo? E per dirla tutta, può anche star bene l’affido al privato, ma è l’assenza di qualunque controllo pubblico, diretto ad un bene di importanza nazionale, che non può e non deve mancare. La grave colpa dell’accaduto va dunque equamente suddivisa tra un privato interessato al lucro e uno Stato assente e colposo.

E pensare che da circa la metà del diciassettesimo secolo c’era chi dissertava dell’argomento, proponendo quello che a primo avviso può sembrare uno scioglilingua ma che cela al suo interno un profondo senso di verità. Il riferimento è a Bayes (inglese, matematico e filosofo, 1702-1761) che così scrisse: “Saremo a caccia della probabile causa di un effetto o dell’effetto più probabile di una causa.” E così noi, ci troviamo a pagare un prezzo altissimo di innocenti vite umane mentre dissertiamo circa la causa del crollo di un viadotto o siamo disposti ad accettare il risultato evidente di un errore madornale compiuto anni fa?

Sarà interessante vedere quale giudice darà torto al Pubblico in caso di revoca del mandato al privato, e sarà altrettanto interessante vedere quale controllo verrà effettuato sul nuovo demandato pubblico. Chi farà la guardia al cane da guardia che non si addormenti? E il cane, in caso di pisolotto, verrà opportunamente punito? Decisamente interessante la lettura del teorema della probabilità condizionata di Bayes: non si tratta di matematica, è filosofia.

(Mauro Magnani)