Roma. Arriva dopo mezzanotte il varo del decreto legge da parte del Consiglio dei ministri per le nuove misure post periodo natalizio. Mentre i contagi non accennano a diminuire e si scatena la polemica sui vaccini, il decreto legge, valido fino al 15 gennaio, detta quindi le regole limitatamente ai prossimi 10 giorni, lasciando il Paese tra caos, incertezze e paura.

Scuole

Elementari e medie si torna in aula il 7 gennaio; dietro front sulle scuole superiori, si riapre il 7 gennaio ma solo con didattica a distanza, la presenza (al 50%) dall’11 gennaio, salvo decisioni diverse assunte dalle singole regioni. Il Governo, così, prende tempo in attesa dei prossimi dati epidemiologici attesi per l’8 gennaio che dovrebbero definire anche la nuova collocazione delle Regioni con i nuovi criteri, che dovranno essere decisi nelle prossime ore, per l’individuazione degli scenari di rischio sulla base dei quali saranno applicate le misure previste per le zone “arancioni” e “rosse”. In particolare si lavora sull’abbassamento dell’indice Rt: per far scattare la fascia arancione si ipotizza un abbassamento a 1, invece dell’attuale 1,25. Per fare scattare la zona rossa 1,25 invece dell’attuale 1,50.

Il tutto mentre il ministro Speranza nei giorni scorsi ha firmato l’ordinanza per differire le riaperture degli impianti sciistici al 18 gennaio. Nei giorni scorsi le regioni e le province autonome avevano chiesto attraverso lettera del presidente della conferenza, Stefano Bonaccini, un rinvio della riapertura in vista di un allineamento delle linee guida al parere espresso dal Cts.

Pensare che uno studente non potrà rientrare il classe, o lo potrà fare al 50%, ma negli stessi giorni potrà scendere da una pista lascia quantomeno perplessi e ci trasmette un’immagine di un Governo in balia delle spinte che arrivano da più parti, a cominciare dalle stesse Regioni.

Le altre misure contenute nel decreto legge

– Divieto su tutto il territorio nazionale, per il periodo compreso tra il 7 e il 15 gennaio 2021, di spostarsi tra regioni o province autonome diverse, tranne che per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra regione o provincia autonoma.

Nei giorni 9 e 10 gennaio 2021, l’applicazione, su tutto il territorio nazionale, delle misure previste per la cosiddetta “zona arancione” (articolo 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020). Saranno comunque consentiti, negli stessi giorni, gli spostamenti dai Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, entro 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia.

Italia tutta zona arancione il 9 e 10 gennaio

– Il testo conferma sino al 15 gennaio, nei territori inseriti nella cosiddetta “zona rossa”, la possibilità, già prevista dal decreto-legge 18 dicembre 2020, n. 172, di spostarsi, una sola volta al giorno, in un massimo di due persone, verso una sola abitazione privata della propria regione. Alla persona o alle due persone che si spostano potranno accompagnarsi i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con queste persone convivono.

Resta ferma, per tutto il periodo compreso tra il 7 e il 15 gennaio 2021, l’applicazione delle altre misure previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020 e dalle successive ordinanze.

Infine, per l’attuazione del piano di somministrazione del vaccino contro il contagio da Covid-19, sono previste specifiche procedure per l’espressione del consenso alla somministrazione del trattamento, per gli ospiti di residenze sanitarie assistite (o altre strutture analoghe), che siano privi di tutore, curatore o amministratore di sostegno e che non siano in condizione di poter esprimere un consenso libero e consapevole alla somministrazione del vaccino.