Sarebbe stato meglio aspettare almeno altri dieci giorni per prendere decisioni così importanti e delicate rispetto alla pandemia da Coronavirus tutt’ora pienamente in atto. Non sono un attendista, ma penso e spero di essere un realista. Mentre gran parte dei paesi europei come Germania, Gran Bretagna e Francia annunciano lockdown fin verso il termine di gennaio, l’Italia no, ha fretta. O almeno una parte del Governo ce l’ha, obbligando l’altra e tutti i cittadini a prendere un azzardo che potrebbe, naturalmente ci auguriamo di no, costare caro.

Siamo solo a inizio gennaio, il mese tradizionalmente più freddo dell’anno durante il quale dovrebbero arrivare i picchi dell’influenza e in più c’è la “variante inglese” del Coronavirus che preoccupa perché considerata molto contagiosa e non ancora ben compresa dalla comunità scientifica. Inoltre, da pochissimo tempo è cominciata la campagna di vaccinazione e bisogna darle il tempo di raggiungere almeno le categorie più esposte e più deboli al virus in tutte le regioni, mentre per ora ci sono troppe carenze e differenze.

Un altro dato fondamentale, da sviscerare nell’attesa, è quello della contagiosità del virus in ognuna delle venti regioni. Dal 24 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, fra zone rosse e arancioni, ci sono stati molti giorni festivi durante i quali si sono fatti relativamente pochi tamponi, buona parte dei quali quasi a “colpo sicuro” di trovare un positivo. Così, prendendo ad esempio l’Emilia Romagna, un giorno la percentuale dei contagiati rispetto ai tamponi ha raggiunto addirittura il 30% mentre il 5 gennaio è del 9,5%. Insomma, ci sono ancora troppi sbalzi per decidere già venerdì 8 gennaio i “colori” delle regioni.

Attendere quindi altri 10 o 15 giorni con tutte le regioni in fascia “arancione” avrebbe aiutare a disegnare una mappa più chiara e veritiera del contagio. Una fascia “arancione” speciale che tenesse in “stand-by” anche le scuole superiori senza promettere date e poi cambiarle (già avvenuto dal 7 all’11 gennaio). So che su ciò molti non sono d’accordo, le lezioni in presenza sono assai più efficaci di quelle in “dad”, ma la salute dei ragazzi, che possono essere incolpevoli e inconsapevoli veicoli di trasmissione verso genitori e nonni, è più importante. Tanto più che il problema dei trasporti non è completamente risolto. Già molte regioni hanno deciso di rinviare almeno al 18 gennaio, se non al 31 l’apertura delle scuole.

Anche bar e ristoranti, fra i più colpiti dalle norme, potrebbero fare ancora un paio di settimane di sacrifici (con asporto e delivery permessi) pur di sapere quando e come ricominciare. Così palestre, piscine, cinema, teatri, musei

Insomma, ciò che è peggio, confonde e fa arrabbiare le persone sono i continui cambi di programma, in una parola l’incertezza. Perciò sarebbe meglio aspettare almeno una decina di giorni per avere un quadro più chiaro della situazione.

(Massimo Mongardi)