Sonia Cicero, direttrice delle attività socio-sanitarie dell’Ausl

Imola. La pandemia continua a correre nell’Imolese e quindi il 5 gennaio si è tenuta un’altra commissione consiliare Sanità alla presenza del direttore generale dell’Ausl Andrea Rossi (guarito dal Covid), della direttrice delle attività socio-sanitarie dell’Ausl Sonia Cicero e del coordinatore dell’Unità di crisi della Cra di via Venturini Alberto Minardi che ha sostanzialmente confermato quanto già detto ampiamente nei giorni scorsi sulle nuove misure prese con l’aggiunta dell’inizio delle vaccinazioni sia di ospiti sia di operatori nella Cra più grande del circondario.

Rossi ha spiegato le misure in atto per tentare di frenare il diffondersi della pandemia nelle (Cra) Case residenziali per anziani, ovvero: limitare gli ingressi in struttura ai casi urgenti ed improcrastinabili, anche al fine di consentire una riduzione nel numero degli ospiti necessaria a poter gestire i casi da isolare (mirando a liberare tendenzialmente il 10% dei posti per struttura); sospendere completamente gli ingressi temporanei (invii da ospedale), orientandoli su modulo dedicato in Ospedale di Comunità; effettuare testing antigenico e molecolare preventivo e valutazione clinica preventiva agli ospiti da inserire; garantire isolamento cautelativo (10 giorni) per tutti gli ospiti neoinseriti (anche con test negativo), in stanza singola ovvero in moduli di accoglienza temporanea; ridurre gli invii in ospedale per visite specialistiche o esami strumentali; sviluppare sistemi di sorveglianza sindromica negli ospiti (sintomi principali quali febbre, tosse, astenia, difficoltà respiratorie, anosmia, a-disgeusia) mirando all’identificazione precoce dei casi sospetti attraverso test di ricerca antigenica e virale; isolare i casi sospetti in stanza singola nelle strutture residenziali che dispongono di un congruo numero di posti disponibili (circa 10% del totale) o in modulo residenziale Covid ad utilizzo comune, in attesa della conferma diagnostica e garantire test antigenici e molecolari periodici degli ospiti per la ricerca virale.

Come mai, hanno chiesto alcuni consiglieri di opposizione alla Cicero, lei definì la situazione imolese ottimale a giugno e poi si è assistito a una crescita fortissima dei contagi?

“Bisogna considerare anche il fattore umano – ha spiegato la Cicero -, in effetti dopo l’estate il livello di attenzione ha teso ad abbassarsi tanto che abbiamo dovuto mandare una lettera di diffida a uno dei soggetti gestori delle Cra affinché richiamasse gli operatori a maggiori controlli. Poi va considerato che, da ottobre, il contagio da Coronavirus si è diffuso molto di più rispetto al periodo marzo-maggio e probabilmente ha colpito pure una parte degli operatori che possono essere stati, in alcuni casi, veicolo di contagio. Le strutture socio-sanitarie sono diverse da quelle ospedaliere”.

Infine, Rossi ha ribadito che “nella prima ondata l’Italia e, di conseguenza, il territorio imolese è stata in lockdown per circa tre mesi. Poi si è aperto tutto per le ferie estive anche all’estero, a Imola ci sono stati i Mondiali di Ciclismo e il Gp di F1, insomma non ci siamo fatti mancare niente. Ora, nonostante la mortalità nel circondario sia più bassa della media regionale e la metà di Lombardia e Veneto, sono necessarie a mio personale avviso misure più restrittive. L’Emilia Romagna dovrebbe essere come minimo, in questo momento, zona arancione. C’è stato un eccessivo allentamento”.

(m.m.)