Imola. Stando ai dati forniti dall’Ausl nel suo bollettino quotidiano, a dicembre 2020 i morti solo per Covid in città sono stati 55, cioè 5 unità in più rispetto ai decessi registrati dall’Istat e relativi a tutte le cause di morte del dicembre 2018 (pari a 50) e poco sotto il dato statistico di dicembre 2019 (pari a 60). In attesa di conoscere i dati complessivi Istat del dicembre 2020 e in generale di tutto l’anno, si intravede già l’indicazione che anche Imola, come il resto della regione Emilia Romagna e dell’Italia deve fare i conti con la seconda ondata della pandemia da Covid 19.

Allargando lo sguardo al circondario imolese (popolazione totale pari a 133.799), il bollettino del 5 gennaio, l’ultimo disponibile, evidenzia 5.787 casi totali e 984 casi attivi con un tasso medio di casi attivi per mille abitanti pari a 7,4. Sono stati eseguiti 316 tamponi molecolari e 74 antigenici che hanno evidenziato 34 nuovi positivi. Sono 60 i ricoverati nei reparti Covid di Santa Maria della Scaletta e 15 all’OsCo Covid di Castel San Pietro Terme, mentre ben 15 sono le persone ricoverate in terapia intensiva a Bologna.

Alla fine della prima ondata, a inizio maggio, i casi totali erano 379, con solo 3 persone positive in in più il primo maggio, a fronte di 201 tamponi effettuati quel giorno e sono saliti fino a raggiungere i 584 solo alla fine di settembre (in 5 mesi), con 96 casi attivi il 30 settembre, 3 ricoveri in terapia intensiva e 6 nel reparto Covid dell’ospedale nuovo, mentre il totale dei decessi era di 40 dall’inizio dell’epidemia.

I positivi totali sono poi quasi raddoppiati in un mese attestandosi a 1050 alle fine di ottobre (con 429 casi attivi e 43 decessi totali) e sono cresciuti in maniera esponenziale fino ai quasi 6000 attuali nel circondario con la triplicazione del numero di decessi in 2 mesi, giunta a 155 complessivi da inizio pandemia.

Svanita la “quasi invulnerabilità” che aveva toccato il nostro territorio a primavera, le cause dell’aumento vertiginoso dei contagi vanno ricercate negli stessi bollettini quotidiani dell’Ausl. Focolai familiari anche di rientro da viaggi estivi all’estero, bimbi, ragazzi e docenti contagiosi presenti in ambito scolastico, conseguenza della riapertura delle scuole a partire da settembre.

Scorrendo ancora i dati dell’Ausl imolese le cause dell’aumento di decessi vanno anche collegate ai focolai scoppiati nelle case per anziani e per disabili, rimaste indenni nella prima ondata della primavera 2020. I resoconti dell’Azienda sanitaria elencano casi di positività riscontrati ad esempio in: Cra Fiorella Baroncini, Cra di via Venturini, Villa Igea, Villa Zoila, Ca’ del Vento, Villa Margherita, Casa famiglia via Petrarca. Inoltre sono scoppiati in autunno avanzato dei focolai nelle aree internistiche no Covid dell’ospedale nuovo Santa Maria della Scaletta che, coinvolgendo operatori e pazienti, hanno forse coadiuvato nell’alimentare la diffusione del virus e il conseguente triste conteggio. Tale stato di espansione del virus permane tutt’ora, alimentato anche dalle quasi aperture prima delle feste natalizie, che hanno fatto affollare il centro storico e i centri commerciali, anche se c’è da rilevare come tutto si sia diligentemente svuotato nel periodo della zona rossa in vigore a Natale, Capodanno e per la Befana odierna.

A partire dal nuovo anno si registra però anche il dato positivo della partenza della campagna vaccinale con la somministrazione di oltre 500 dosi di vaccino tra operatori sanitari e ospiti delle strutture residenziali per anziani, che fanno ben sperare.

(Caterina Grazioli)