Facile a scriversi, ma occorrerebbe spiegare al biondo Presidente degli States che il gioco della democrazia non può e non deve essere interpretato a proprio favore, che la volontà popolare è sacra in una democrazia costituzionale e che, in buona sostanza, si può vincere una tornata elettorale o la si può perdere. E la si può perdere in modo particolare quando si è governato male, ma tanto male che anche i più refrattari tra i cittadini americani hanno compreso che qualcosa non aveva funzionato. Sarà bene ricordare che The Donald ha avuto meno voti del suo partito e che, al contrario, il neo eletto Presidente Biden ha ottenuto più voti del suo partito: tradotto, significa che un discreto numero di Americani ha votato per “l’uomo” anche se il suo pensiero politico non era proprio quello.

Donald Trump (Foto tratta da Wikipedia)

Ho avuto dubbi sulla qualità dell’uomo anche molto prima della sua elezione: un uomo che si sceglie una moglie bellissima a mo’ di rappresentanza non rientra tra le mie simpatie. Poi le prime scelte “politiche”: l’istituzione dei dazi doganali verso la Cina, applicati mentre tutto il mondo economico gridava all’errore, per poi cancellarli in gran parte subito dopo. Tipico del tipo di uomo: io faccio da solo e gli altri stiano a guardare, come se fosse possibile sentirsi sicuri unicamente chiudendo la pota di casa. Poi la montagna di denaro spesa nella insana idea che un gigantesco muro sul confine messicano avrebbe potuto significare la salvezza del popolo americano: le disparità non si sanano con l’esclusione ma con la comprensione e la possibile risoluzione del bisogno dell’altro, fino a spingersi nella lotta per risolvere il giusto bisogno dell’altro. Anche nella nostra vecchia Europa altri avevano costruito muri: la storia la conosciamo.

Ma forse il punto massimo del mio personalissimo dissenso verso la linea politica di tale uomo l’ho raggiunta quando nella sua campagna elettorale ha cercato il consenso dei tanti latino/americani che da tempo vivono negli States prospettando loro una maggiore difficoltà economica se non si interrompeva il flusso dei loro “fratelli” messicani e di altri paesi del loro stesso sangue: sempre presente il vecchio adagio del “mors tua vita mea!”.

Poi il culmine nel negare, come ultima arma a disposizione, il risultato elettorale nelle varie consultazioni e più la sconfitta iniziava a prendere forma più l’idea del broglio, del furto, della ruberia, della somma ingiustizia assumeva forme vieppiù preoccupanti, fino ad arrivare all’incitazione del popolo (di una certa tipologia di popolo) verso il ribaltamento dello stato democratico. La triste conclusione nella serata di ieri (oggi che scriviamo è il 7 gennaio) quando una folla di seguaci imbestialiti hanno invaso le stanze del Senato Americano: manganellate, vetri rotti, gas lacrimogeni, feriti, morti. Credo che a questo punto sia più corretto lasciare ad ognuno di noi le proprie riflessioni, in piena consapevolezza e coscienza.

Il compito del nuovo Presidente sarà arduo. Un popolo spezzato, certo di possedere la sola ed unica verità, assiduo nell’individuare la colpa di tutto ciò che accade unicamente nel comportamento dell’altro, incapace di una ricerca critica del proprio io non promette bene nella situazione interna ed estera della più grande potenza economica e militare del pianeta Terra.

E’ grande dono del saggio avanzare dubbi (da P. Roth): la certezza è solo miseria e povertà (la seconda parte è mia).

(Mauro Magnani)