In Internet a livello mondiale la frase “come fare un orto” è stata ricercata nel 2020 il doppio delle volte rispetto al 2019, segno della crescente attenzione ad uno sviluppo sostenibile: da noi si possono ripensare e rilanciare i vecchi progetti sugli “Orti per giovani” e “Giardini urbani”.

Il dibattito sulla qualità di vita è antico, Aristotele ha parlato di “eudaimonia” (“buon spirito” o “felicità”), Platone ha tentato di organizzare una “città perfetta” e ne ha scritto in “Repubblica” e “Leggi”, inoltre nel tempo antico, poi a partire dal Rinascimento le città sono state tipiche della vita dell’Italia: si interrogarono sull’argomento artisti, architetti, filosofi, poi papa Pio II Piccolomini realizzò Pienza come “città ideale” e vi sono altri esempi.

Oggi la popolazione di una città o di una comunità con una buona qualità di vita possiede vantaggi utili a sviluppare le potenzialità umane e condurre una esistenza serena.
Gli indicatori sono molteplici: tasso aree verdi, abitanti per Km. quadrato, frequenza del trasporto pubblico e parcheggi, tassi di congestione urbana e di inquinamento acustico, qualità della pulizia urbana, dell’acqua, dell’arredo, della pianificazione urbanistica, e così via. I fattori economici sono facilmente misurabili, meno quelli sociali, ad esempio sicurezza, sperequazione sociale, libertà politica, salute, accesso all’istruzione eccetera. Da poco sono uscite svariate classifiche che un poco differiscono in base ai criteri utilizzati, tuttavia Bologna ed Imola sono in genere avanti o in testa a tali graduatorie, questo non vuol dire che non si possa migliorare e che non esistano criticità anche da noi.
C’è il tema di ripensare i “tempi di vita” nella città, migliorando la qualità dello spazio pubblico e prestando attenzione alla bellezza urbana, all’arredo, ai percorsi, alla riqualificazione e cura di strade, piazze e spazi verdi.

Lo “spirito” della città

Ogni città o comunità ha un “cuore”, uno “spirito” che la caratterizza, dunque è buona cosa tendere alla valorizzazione dell’identità stessa a partire dallo spazio pubblico: esemplare il progetto del Cidra sulla rigenerazione dei monumenti, ma l’intera storia urbana può essere rivalorizzata, il che sarebbe utile per quella coesione sociale da tanti auspicata.

Vi sono tematiche come l’arredo urbano e la manutenzione di strade, periferie, frazioni, che colpiscono il visitatore e al contempo influiscono sulla qualità del vivere degli abitanti: si può prendere spunto dalle esperienze di altre città (qui vicino Modena e San Lazzaro) sempre rispettando la storia e l’anima della nostra, perché l’alternativa è avere dei non-luoghi privi di identità o poco più che dormitori.

Il giusto obiettivo del minor consumo possibile di nuovo territorio si persegue riorganizzando o riqualificando l’esistente; si può dare l’esempio dotando gli edifici pubblici di pannelli solari e ristrutturandoli con criteri di risparmio energetico. Andrebbe stimolato il recupero dei tanti edifici e spazi commerciali in abbandono, con incentivi per nuovi negozi, specie per attività artigianali, anche ipotizzando un mercatino periodico degli artigiani locali in qualche luogo poco vissuto, esempio la vecchia “piazza del carbone”.

Il complesso dell’Osservanza a Imola

Riguardo il grande tema dell’Osservanza, troppo ampio per essere qui trattato a fondo, riteniamo che un rilancio può avvenire solo riempiendo tali spazi di attività, dunque, oltre ai progetti in essere, si possono ipotizzare spazi per le tante associazioni operanti in città: furono avviati progetti da assessori di amministrazioni precedenti, probabilmente finiti in un cassetto.

Pare utile uno “sportello verde” (magari comprensoriale) per informazioni su normative, incentivi, finanziamenti regionali, nazionali e comunitari, opportunità in ambito di salvaguardia ambientale.

Verde urbano

La media nazionale è di poco più di 30 m/quadri per abitante, Imola ne ha tra 45 e 50 ed ha tanti spazi verdi pubblici e privati, inoltre è una cittadina abbastanza piccola con quartieri e frazioni vicini o immersi nella campagna: sono dunque assai importanti la manutenzione e la riqualificazione dell’esistente, che purtroppo spesso è abbandonato o poco utilizzato: si può iniziare anche solo assicurando pulizia e la presenza di fontanelle, panchine, cestini per rifiuti, giochi…

Una frana sul Monte Castellaccio nel parco Acque Minerali

I siti maggiori tipo Lungofiume, Parco Tozzoni e le Acque Minerali necessitano di una risistemazione generale con attenzione ai sentieri, ai percorsi-vita, alle etichette didattiche sulle piante, a strutture per i visitatori, al riutilizzo dell’esistente (alle Acque furono carini la lettura di poesie ed i concertini nell’oggi degradato “fontanone”) nell’ambito di un più generale “Sistema parchi”.

Si possono poi realizzare parecchie nuove “aree per cani” utilizzando parte dei tanti spazi a disposizione.

Anche i centri sociali andrebbero sostenuti in una opera di riqualificazione e rilancio.

Piste ciclabili

Secondo dati ufficiali del 2016 abbiamo più di 80 chilometri, per cui si possono collegare i vari tratti, valorizzarle tramite adeguata segnaletica e riprendere il bel progetto “Felici in bici” che ebbe un certo successo.

Trasporto pubblico

Purtroppo è poco usato, sarebbe opportuno pensare ad incentivi per incrementarlo, tipo abbonamenti gratis o scontati e così via.

Infine si dovrebbero affrontare anche faccende “minori” quali la pulizia dei tombini (per evitare allagamenti) ed il lavaggio periodico delle strade, oltre al semplice spazzamento, per una maggiore igiene pubblica.

Tanti interventi anche settoriali alla fine contribuiscono ad un rilancio più generale della nostra comunità.

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(Marco Pelliconi)