Sarà forse questa della pandemia l’occasione per discutere di un nuovo ruolo, per gli addetti di cantine e indotto del settore, finalizzato ad ottenere in futuro vino più sano e ottenuto in modo ancor più sostenibile, perché ancora lo facciamo male come d’altronde col cibo, che spesso causa malattie cardiovascolari e diabete, e la cui abbondanza ed abusi provocano forte rischio d’impatto sul sistema immunitario che può collassare; bere consapevole, bere con moderazione, a poco sono d’utilità le campagne che negli anni si sono susseguite imperniate ad evidenziare che derive ed eccessi finiscono troppo spesso in tragedie familiari, un Paese che voglia porre rimedio all’abuso di alcol che provoca a volte la morte di gente troppo giovane, deve partire dalla testa del problema e non dalla coda perché a poco servono le sanzioni se non c’è educazione, a partire proprio dai più giovani coi quali si deve iniziare fin dalla scuola all’approccio intelligente e consapevole alle bevande alcoliche, a partire semmai proprio dal vino.

L’annata 2020 sarà da ricordare non solo per la pandemia in corso ma anche per l’ottima produzione vitivinicola che ci posizionerà, pur con una leggera flessione sul 2019, come (probabili) leader mondiali distanziando (di poco) gli odiati “cugini” francesi che sembrano attestarsi a qualche milione di ettolitri da noi.

E’ un peccato che le mancate vendite dovute al lockdown renderanno cupo l’orizzonte dei vignaioli, perché in campagna e in cantina la vendemmia è stata un successo di quantità e qualità, a poco d’altronde aiuteranno i bonus a fondo perduto a favore dei ristoranti che acquisteranno prodotti italiani (comprese le bottiglie di vino) promessi dal ministro per l’Agricoltura; stesso discorso per la distillazione dei vini comuni e per la vendemmia “verde” ossia la volontaria mancata raccolta in cambio di sussidi, che non basterà di certo a far quadrare i conti perché si è prodotto tanto ma poco si venderà sia sul mercato interno quanto all’estero, perché questa di Covid-19 è una di quelle variabili impreviste e imprevedibili che rischia di (ri) portare questo comparto del “primario”, che solo poco tempo fa sembrava inarrestabile, nelle secche della stagnazione.

Crollato l’enoturismo, solo le vendite dei supermarket e dell’e-commerce hanno mitigato mesi difficili di cooperative e aziende malgrado che, fra quelle europee, siano proprio le italiane a offrire il prodotto più sano ai loro consumatori sia con quello biologico che con quello “integrato” che coniuga la buona tecnica agronomica a un sostenibile uso della chimica di sintesi, semmai con stili diversi da produttore a produttore ma identici per la qualità dei vini; la tecnologia, così come in altre realtà produttive, è comunque intervenuta a garantire la sopravvivenza multimediale di tante cantine con strumenti online come Wineclub, Webinar e Wine tasting che consentono di mantener vivi i rapporti fra consumatori, esportatori e distributori grazie a piattaforme e provider ad uso e consumo del businness di ristoratori e sommelier pur nella congiuntura sanitaria sfavorevole.

(Giuseppe Vassura)