Bologna. L’11 gennaio riprende il percorso del processo ai mandanti della strage alla stazione che vede fra gli imputati Licio Gelli, Umberto Ortolani, e D’Amato, tutti legati alla loggia massonica P2. Abbiamo chiesto al presidente dell’Associazione delle vittime dell’attentato, Paolo Bolognesi, una riflessione sugli scenari che questo procedimento può aprire.

“La situazione è interessante perché ciò che è emerso conferma il lavoro che l’associazione  ha svolto perchè abbiamo fatto riaprire il processo a Cavallini come esecutore materiale dell’attentato (e Cavallini è stato poi condannato all’ergastolo perché riconosciuto colpevole) e abbiamo aperto la strada per portare sul banco degli imputati i mandanti.”

Che sono ormai morti.
“E’ vero, ma questo non sminuisce il lavoro e la ricerca della verità perché ora i giudici sono chiamati a definire le responsabilità degli accusati. Oltre ai mandanti si è poi aperto un nuovo capitolo che riguarda le false dichiarazioni di alcuni dei soggetti ascoltati durante questa indagine, oltre alle prove di veri propri depistaggi che anche a distanza di 40 anni sono stati messi in atto per proteggere chi ha organizzato ed eseguito l’attentato.”

Quindi si riapre il tema della connivenza di settori dell’amministrazione statale con coloro che hanno ucciso decine di innocenti.
“Voglio essere più preciso. Ci sono due aspetti su cui riflettere Da un lato abbiamo gli imputati di depistaggio (teniamo presenta che si tratta di un reato definito tale solo da pochissimi anni (2016) e che è frutto anche della mia attività di parlamentare). I depistaggi di cui sono accusati fanno riferimento ad eventi del 2019, quindi sono recentissime e ci fanno capire che la protezione politica e amministrativa sulla bomba di Bologna è sempre stata attiva. Poi abbiamo ancora il tentativo di far seguire agli inquirenti la cosiddetta pista palestinese, tanto sostenuta dalla destra e amplificata dal giornale “il Borghese”, molto vicino alla galassia della destra estrema. Teniamo presente che quella fantomatica pista nacque nel 1979, cioè un anno prima della strage di Bologna, fu oggetto di un’inchiesta parlamentare è risultò talmente evanescente per persino l’allora maggiorana di centro destra non votò le conclusioni dei lavori.”

E ancora dopo 40 anni scattano meccanismi di protezione?
“S, ed è proprio questo l’elemento su cui dobbiamo lavorare e non dobbiamo dimenticare che ci sono responsabilità politiche e ancora oggi, abbiamo personaggi che pensano e lavorano con le le logiche di 40 anni fa.”

(m.z.)